4 giugno 2020
Aggiornato 06:30
fintech

N26, banca mobile-first e l'usabilità: «Così conquisteremo il mercato bancario»

Il vero punto forte di N26? La user experience che, a oggi, nessun'altra piattaforma è stata in grado di replicare

MILANO - Il loro punto forte è la user experience, perchè a oggi, le banche tradizionali sembrano non essere ancora in grado di costruire delle app, dei servizi digitali, a portata di quell’utente che con le app ha a che fare tutti i giorni e che le vuole, quindi, intuitive, semplici da usare e veloci. «Non è tanto una questione di regolamentazione e di papiri da firmare (ormai le banche si sono accorte di quanto sia importante la digitalizzazione) - mi racconta Matteo Concas, country manager Italia di N26 -. Quanto piuttosto di struttura delle banche medesime. Noi, in questo senso, deliziamo chi usa la nostra piattaforma, anche se deve semplicemente inviare 200 euro a sua madre».

Come funziona N26
Valentin Stalf e Maximilian Tayenthal, fondatori di N26, in questo senso, sono stati visionari. Nel 2014 hanno creato un conto che si potesse aprire e gestire non solo tramite internet (servizio di cui è possibile usufruire per qualsiasi istituto bancario), ma addirittura via smartphone. In soli 8 minuti è possibile aprire un conto, con passaggi semplici e intuitivi, e dopo qualche giorno vedersi recapitata a casa la propria carta che funziona praticamente come una prepagata. Con un abbonamento di 5 euro al mese è possibile ottenere anche una vera e propria carta di credito, N26 Black.

Il vero punto forte: l’usabilità
Ma il vero punto forte di N26 è un’usabilità che non troviamo in altre applicazioni, dall’accesso istantaneo con l’impronta del dito, alla visione immediata dei propri dati e del proprio Iban, dalla possibilità di bloccare la carta in un secondo alla facoltà di scambiarsi denaro con la community. Una tecnologia e un approccio rivoluzionario che si basa sul cloud e che guarda al cliente, salvo poi appoggiarsi alle banche tradizionali, alle quali N26 offre un’usabilità altrimenti replicabile. In Germania ha recentemente lanciato un servizio di risparmio in collaborazione con Raisin e un servizio assicurativo in partnership con Clark; ha ampliato i servizi di finanziamento già esistente tramite auxmoney e ha integrato il SecureCode di Mastercard per garantire una maggiore sicurezza del mobile banking e dei pagamenti online. Il prossimo obiettivo, sul quale sta già lavorando, è allargare la gamma di questi servizi anche sui mercati internazionali, inclusa l’Italia dove (assieme a Francia e Spagna), entro la fine dell’anno, supporterà Apple Pay. «La verità è che l'utente vuole avere tutto e subito - continua Matteo -. Vuole trovare nella banca ciò che già trova in altri settori che per uno motivo o per l'altro hanno sviluppato meglio l'interazione digitale con i loro clienti». La verità è che siamo più digitalizzati di quello che crediamo e, di fronte a una lacuna nell'interazione con i device, tendiamo a passare oltre, senza accorgecene. Siamo diventati digitalmente molto esigenti.

Più 200mila utenti in 5 mesi
I risultati sono confermati dal numero di utenti che usano la piattaforma, ormai attiva in 17 paesi, giunti a 500mila, con un incremento di 200mila solamente negli ultimi 5 mesi. In media, N26 cresce a un ritmo di 1500 clienti al giorno. «Ovviamente l’obiettivo è quello di diventare nei prossimi anni la banca mobile leader per i clienti digitali di tutta Europa - mi racconta ancora Matteo -. Auspico che le banche tradizionali inizino a collaborare seriamente con noi e con le startup FinTech, un po’ come ha fatto anche Banca Sella, introducendo la possibilità per i propri clienti di usare Hype».

Ci sono dei veri competitor?
Sono sempre più, infatti, le startup Fintech che si affacciano sul mercato, ma i colossi che potrebbero davvero spaventare N26 sono altri, Amazon, Apple e Facebook in testa, i cui investimenti sui data center si fanno sempre più ingenti. Benché sia un servizio attivo solo per chi usa il suo marketplace, Amazon già concede prestiti sotto forma di lending alle aziende aventi determinati requisiti che usano la sua piattaforma per vendere i loro prodotti: «Non so se questi colossi diventeranno mai una banca, ma non mi stupirei se accadesse - conclude Matteo -. Facebook, in Irlanda, possiede già una licenza bancaria». In ogni caso, la collaborazione tra istituti e l’occhio sempre più puntato alle esigenze del cliente, permettono di guadagnarsi una buona fetta di mercato. Per il momento.

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