22 settembre 2018
Aggiornato 08:30

PerchŔ i 'billionaires' stanno investendo nella Food Innovation (da Bill Gates a Bezos)

Dalla carne sintetica a quella a base di insetti, passando per i prodotti biologici. Ecco perchŔ i billionaires stanno investendo nella Food Innovation
PerchŔ i 'billionaires' stanno investendo nella Food Innovation (da Bill Gates a Bezos)
PerchŔ i 'billionaires' stanno investendo nella Food Innovation (da Bill Gates a Bezos) (Shutterstock.com)

SAN FRANCISCO - L’ultimo investimento in ordine di tempo e dal valore di 17 milioni di dollari è quello che è andato a Memphis Meat e al quale hanno partecipato Bill Gates e il miliardario fondatore della Virgin Richard Branson, unendosi a Cargill, una delle più grandi aziende agricole mondiali. L’aumento di capitale, questa volta, è andato a una startup di San Francisco che sarebbe in grado di realizzare carne, sì sintetica, ma vera, in laboratorio, a partire da poche cellule animali che si autoproducono. Niente allevamenti intensivi, responsabili del 35-40% delle emissioni di metano nell’atmosfera (che ha un effetto 23 volte superiore a quello dell'anidride carbonica come fattore di riscaldamento del globo), niente sangue che scorre a fiumi e un considerevole risparmio di terreno e acqua.

La Coop e le polpette di larva
Bill Gates e Richard Branson sono solo gli ultimi (in ordine cronologico) della cordata di miliardari che di questi tempi stanno erogando parte della loro ricchezza al sostegno di startup legate alla Food Innovation. Un altro importante passo fatto la scorsa settimana, benché sia limitato territorialmente alla Svizzera che, si sa, è un Paese totalmente indipendente, è stato quello della Coop, uno dei più grandi colossi della distribuzione. Da lunedì 21 agosto, sugli scaffali di alcuni dei suoi supermercati, si possono trovare burger e polpette a base di larve della farina (Tenebrio monitor) prodotti da Essento, startup elvetica che da circa tre anni lavora con l’obiettivo di portare sulla tavola degli svizzeri insetti edibili, cercando di sensibilizzare la popolazione al consumo di questi ‘Novel Food’, il cui allevamento e vendita sarà notevolmente facilitato nell’Unione Europea a partire dal prossimo 1° gennaio 2018. Una scelta piuttosto rivoluzionaria che segue gli sviluppi avvenuti in Svizzera negli ultimi mesi. La larva non è il primo insetto che approda in Svizzera come alimento edibile. Già partire dallo scorso maggio tre specie di insetti possono essere utilizzate nelle derrate alimentari nel paese elvetico: oltre alla già citata larva della farina ci sono anche il grillo domestico (Acheta domesticus) e le cavallette (Locusta migratoria).

Jeff Bezos e la verticale farming
Altro nome importante che compare tra la cordata di milionari, è quello di Jeff Bezos, anche se in questo caso non stiamo parlando di carne sintetica o a base di insetti. Siamo nel mercato dell’AgTech. Lo scorso 19 luglio la startup Plenty ha raccolto un round di investimento pari a 200 milioni di euro, guidato da SoftBank Vision Fund e dal altri fondi che investono, tra gli altri, per conto di Jeff Bezos, il padre di Amazon, che già sta rivoluzionando il mercato dei prodotti biologici con il taglio dei prezzi di Whole Foods. Plenty, invece di crescere gli ortaggi all’aperto, coltiva il suo cibo su vere e proprie torri illuminate a LED alte ben 20 metri, in un ex centro di distribuzione elettronica a sud di San Francisco di 52mila metri quadrati. Le torri, per essere chiari, non richiedono pesticidi e luce solare naturale. Di fatto si tratta di una tecnica chiamata vertical farming, un tipo di agricoltura in cui gli alimenti crescono su vassoi o moduli appesi in un impianto climatizzato. La tecnologia, di fatto, rappresenta una rivoluzione poiché significa che certi tipi di cibo potrebbero in un futuro davvero prossimo essere prodotti annualmente ovunque, anche in piccoli spazi. Inoltre, e qui è l’attenzione di Jeff Bezos potrebbe avere un ruolo determinante, le produzioni potrebbero essere consegnate ai consumatori entro poche ore.

Alibaba e i prodotti freschi
Poteva Jack Ma essere da meno? Non esattamente. Di recente Alibaba ha dichiarato di aver pronti sul piatto ben 300 milioni di dollari da investire nel fornitore cinese di prodotti alimentari freschi online Yiguo, al fine di rafforzare ulteriormente la propria attività di distribuzione nel mercato alimentare fresco, appunto, servendosi della rete di Yiguo. L’azienda, grazie agli investimenti di Alibaba, ha dichiarato che il budget sarà usato per sviluppare la controllata ExFresh, la più grande piattaforma logistica della Cina e che nel 2020, dovrebbe essere in grado di gestire 5 milioni di ordini attraverso la distribuzione a catena fredda su base giornaliera, 10 volte superiore alla sua capacità attuale.

Filantropismo? No, è solo una questione di soldi
Il perché di questi investimenti? Al netto del filantropismo e delle grandi sfide ambientali che riguardano il nostro tempo, questi investimenti seguono passo passo le nuove abitudini dei consumatori, specie dei Millenials. I Millenials stanno rivoluzionando il modo in cui si acquista, si ordina, si cucina, si consuma e si condivide il cibo, lanciando nuove tendenze a livello globale. Se negli scorsi anni si è assistito a un aumento esponenziale dei fast food e al, cosiddetto cibo spazzatura, le generazioni odierne sono molto più attente alla qualità del cibo. Ed ecco che i Millenials rappresentano un pubblico sempre più attento alla qualità, alla salute, alla sostenibilità e alla novità: rispetto alle generazioni precedenti, i nativi digitali spendono di più in cibo – la spesa annua negli USA è di 1,4 trilioni di dollari – ma sono anche più informati su ciò che mangiano. Una generazione molto esigente e consapevole, che rivolge grande attenzione alla qualità del prodotto e alle proprietà benefiche e nutrizionali degli alimenti, l’80% vuole infatti sapere di più sulla provenienza e la tracciabilità del cibo che consuma. Tra i food trend: l’alto gradimento di alimenti organici, biologici e a Km zero, l’attenzione per la sostenibilità ma anche la richiesta di un’offerta più ampia di prodotti. E, ovviamente, la curiosità verso il nuovo.