17 ottobre 2019
Aggiornato 07:30
editoria

C'è bisogno di notizie (e giornalisti) veri: ora l'ha capito anche Zuckerberg

Nell'ultimo post Mark Zuckerber difende il giornalismo di qualità, dividendolo dalla libertà di espressione: c'è bisogno di informazione vera e così pensa di tutelare gli editori

C'è bisogno di notizie (e giornalisti) veri: ora l'ha capito anche Zuckerberg
C'è bisogno di notizie (e giornalisti) veri: ora l'ha capito anche Zuckerberg ANSA

ROMA - Quando si crea un sistema aperto, inevitabilmente, si corrono dei rischi: la liberalizzazione in sé è un rischio, malgrado da secoli gli uomini lottino per rendere tutto più libero: la circolazione dei beni, le possibilità di essere imprenditori di sé stessi, la libertà di parola. In questo modello che sorge dal basso, Facebook ha avuto un ruolo determinante nel processo di democratizzazione del pensiero individuale. Ergo: ognuno può dire ciò che pensa sul social network, al netto dell’informazione (quella verificata). Ed è proprio dell’informazione giusta che Mark Zuckerberg parla nel suo ultimo post, dove pone l’accento sull’importanza dell’informazione vera, laddove Facebook, ogni giorno, si trasforma sempre più in un palcoscenico dove esprimere i propri pareri, giornalismo a parte.

Solo il buon giornalismo può informare la comunità
Ma è solo il buon giornalismo, afferma Zuckerberg, che può consentire a una comunità di informarsi adeguatamente e correttamente rispetto a ciò che accade nel mondo in quel momento. E spezza una lancia a favore dell’editoria, estremamente importante per il social network che sta mano a mano sostituendo il ruolo che fino a poco fa aveva il TG della sera. «Se sempre più persone leggono le notizie in luoghi come Facebook, noi abbiamo la responsabilità di contribuire a fare in modo che tutti abbaiano una comprensione adeguata delle cose». E in un mondo virtuale sempre più bersagliato di fake news e dei cosiddetti post (e articoli) clicbait (realizzati al solo scopo di attirare l’utente a cliccarci sopra), ora è la stessa comunità o parte di essa a mostrare l’esigenza di contenuti di maggiore qualità. Quando realizzi un sistema aperto, questo si apre fino al collasso: ed è in quel momento che sorge, immancabilmente, la necessità di chiuderlo nuovamente.

Si pagheranno gli articoli su Facebook?
E questo Mark Zuckerberg lo sa bene, sa quanto sono importanti le notizie sul suo social network, tanto che avrebbe messo in piedi una nuova strategia, rivolta ad aumentare la qualità delle notizie favorendo e innalzando il lavoro dei giornalisti qualificati. Già da questo anno la piattaforma potrebbe introdurre nei post un servizio di abbonamento alle varie testate che pubblicano notizie su Facebook usando la formula Instant articles (il formato che permette la visione immediata della notizia sul cellulare). Secondo quanto dichiarato da Zuckerberg, la piattaforma non dovrebbe trattenere alcuna percentuale: il ricavato andrebbe direttamente nelle tasche degli editori. Si tratterebbe di un test che coinvolgerà un piccolo gruppo di editori statunitensi e europei (non ancora rivelati i nomi).

Come funzionerà
Gli editori che utilizzano la formula «Istant articles» di Facebook, per pubblicare i propri articoli, potranno contare su un paywall oppure bloccare gli articoli. In entrambi i casi, agli utenti di Facebook verrà proposto l’abbonamento e sarà lo stesso editore a gestire i pagamenti attraverso il proprio sito web. In questo modo i soldini non andranno nelle casse di Zuckerberg, ma direttamente agli editori. Secondo alcune dichiarazioni, inoltre, gli editori potrebbero avere la possibilità di aggiungere il proprio logo accanto agli articoli pubblicati, in modo tale che tutti possano capire ciò che stanno leggendo. Malgrado non sia ancora esattamente chiaro ciò che Zuckerberg ha in mente per favorire il settore dell’editoria, una cosa è chiara: si ha sempre più bisogno di verità. E al netto di chi svolge questo mestiere come capita, solo i veri giornalisti, coloro che dedicano corpo, spirito e anima a questo lavoro, la possono garantire.