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Google licenzia l'ingegnere autore del manifesto 'anti-diversità'

James Damore, l'ingegnere autore del documento che ha scatenato la polemica in tutto il mondo, sarebbe stato licenziato e starebbe valutando di intraprendere un'azione giudiziaria contro Google

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Google (ANSA)

SAN FRANCISCO - Google ha licenziato l’ingegnere senior autore del manifesto ‘anti-diversità’, che nelle ultime ore ha fatto scoppiare la polemica in tutto il mondo per il suo contenuto e con il quale ha messo in discussione gli sforzi per sostenere la diversità del colosso di Mountain View

Google licenzia l’autore del documento anti-diversità
James Damore (questo il nome dell’autore che è stato anche dichiarato dottore di ricerca ad Harward) ha confermato al quotidiano Bloomberg il suo licenziamento, dicendo che era stato licenziato per aver ‘perpetuato’ stereotipi di genere’, spiegando, inoltre di essere alla ricerca di tutti i possibili rimedi giudici per realizzare una controversia contro Google. Questo sarebbe solo l’ultimo imbroglio che la compagnia si troverebbe ad affrontare riguardo la problematica della diversità di genere nel settore tecnologico che ha messo in ginocchio molte aziende della Silicon Valley. Di fatto, anche secondo il CEO di Google Sundar Pichai, il documento «viola il codice di condotta dell’azienda, promuovendo stereotipi nocivi di genere sul nostro posto di lavoro» (salvo poi ammettere che alcune parti del memo risultano giuste per avviare una discussione).

Il memo e le accuse a Google
Nel memorandum, Damore ha accusato Google di aver silenziato le opinioni politiche conservatrici e ha sostenuto che le differenze di preferenze e capacità (biologiche) hanno un ruolo nella carenza di donne in posizioni tecnologiche e di leadership. Le donne sarebbero più inclini allo stress e quindi meno portate a posizioni di comando, oltre a essere più interessate a discipline ‘sociali’ e a un maggiore equilibrio tra lavoro e vita privata (differenze queste che giustificherebbero il gender gap). Il dibattito, che ha visto praticamente l’intero pianeta dividersi sulla questione del ‘politically correct’, avviene, peraltro, in un momento in cui Google sta affrontando una causa con il Dipartimento del Lavoro USA, il quale ha affermato che la società discrimina sistematicamente le donne. Google ha negato, sostenendo che non esiste un divario salariale tra uomo e donna, ma ha rifiutato di condividere le informazioni complete sul salario al governo. Secondo il rapporto demografico più recente della società, il 69% della sua forza lavoro e l'80% del suo personale tecnico sono maschi. E Google è presto entrata, insieme ad altre aziende americane, nell’occhio del ciclone per non aver fatto abbastanza per assumere o promuovere le donne e le minoranze.

Il caso politico
Quello del manifesto è un caso molto insidioso anche perché, oltre a negare discriminazioni verso le donne e alcune minoranze etniche, l’autore sostiene che la vera discriminazione in atto è politica: contro i conservatori che la pensano diversamente ma, schiacciati dalla maggioranza, stanno zitti. Gli interventi dei conservatori politici sono stati interrotti o bloccati in molti campus. Allo stesso tempo, alcuni importanti investitori di venture capital hanno rassegnato i loro posti nei mesi scorsi, a seguito di accuse che hanno molestato i dipendenti o gli imprenditori che cercano finanziamenti.