17 novembre 2019
Aggiornato 11:30
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Perchè abbiamo così tanto bisogno di donne in Ingegneria

Nonostante l’Italia sia tra i paesi europei con il tasso maggiore di laureate in ingegneria (33% secondo i dati Eurostat), il divario rimane ancora evidente. L'impegno da parte delle istituzioni è quello di favorire la consapevolezza delle ragazze in questi settori

Perchè abbiamo così tanto bisogno di donne in Ingegneria
Perchè abbiamo così tanto bisogno di donne in Ingegneria Shutterstock

MILANO - In questo periodo, con gli esami di maturità all’orizzonte, si riaccende la discussione sulla situazione universitaria, con Almalaurea pronta a raccogliere dati sui tassi di iscrizione nelle varie facoltà e sui livelli di occupazione dei giovani laureati. Un argomento che torna spesso alla mente in questo contesto riguarda la differenza di genere presente in alcuni corsi di laurea che, tradizionalmente, vengono tacitamente identificati come prerogativa del sesso maschile.

Tante laureate in STEM, poca consapevolezza
Informatica ed ingegneria sono i casi più eclatanti. Nonostante l’Italia sia tra i paesi europei con il tasso maggiore di laureate in ingegneria (33% secondo i dati Eurostat), il divario rimane ancora evidente. È sicuramente difficile scrollarsi di dosso un retaggio culturale radicatosi negli anni ma, ciò nonostante, varie iniziative come Nuvola Rosa o LeRagazzePossono sono nate proprio per aiutare le studentesse a prender maggior consapevolezza del loro ruolo nella comunità scientifica. L’idea che uno stereotipo, anacronistico nell’era digitale, possa minare la crescita di menti brillanti è controproducente per la società intera, quale che sia il sesso di appartenenza. Va peggio negli Stati Uniti, dove solo il 20% delle laurea in ingegneria viene conseguito da donne e solo il 13% entra poi nel mondo del lavoro (dati raccolti da un recente report di Trademachines).

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Report (Trademachines)

Quando nasce il genere gap
Rimane però aperta la questione circa l’origine di questo divario di genere: a quanti anni cominciano a manifestarsi le prime differenze in ambiti scientifici? L’idea che le scienze siano cosa da ragazzi cresce con il progredire della formazione scolastica. Se fino ai primi anni del liceo i risultati raggiunti nei test scientifici vanno più o meno di pari passo, la discrepanza si apre quando le studentesse vengono sempre più integrate nel contesto sociale, che sembra penalizzare lo sviluppo di una figura femminile in ambito scientifico. Questa teoria è stata confermata dagli studi effettuati da Steele & Aronson nel ’95, che arrivarono a definire quella che oggi è nota come ‘minaccia dello steretipo’. Una studentessa mostrava maggiori o minori capacità su argomenti scientifici a seconda del contesto in cui veniva effettuato il test (se in presenza o assenza di figure maschili). La ‘minaccia dello stereotipo’ definita come la paura di confermare un pregiudizio negativo su un gruppo di appartenenza, inficiava il corretto svolgimento del test da parte delle studentesse. Paradossalmente, ragazze spaventate di confermare l’idea che le scienze non erano materia adatta a loro erano più propense a sbagliare le domande.

Ancora tanti passi avanti
Dal ’95 ci sono stati sicuramente progressi in termini di pari opportunità, ma la strada da percorrere è ancora lunga. La speranza è che il riconoscimento della donna come professionista, in un settore intriso di pregiudizi sessuali, possa giovare sia alla questione femminile (appianando la differenza di genere) sia al mondo del lavoro.