15 dicembre 2019
Aggiornato 02:00
fintech

Così il crowdfunding salverà il territorio (supportando la PA)

Sono molte le associazioni che - se prima erano sostenute dalla Pubblica Amministrazione - ora si stanno riversando in modo massiccio sulle piattaforme di crowdfunding. Un domani PA e piattaforme potrebbero lavorare insieme

Perchè il crowdfunding supporterà (si spera) la PA nel sostegno al territorio
Perchè il crowdfunding supporterà (si spera) la PA nel sostegno al territorio Shutterstock

MILANO - Di crowdfunding si parla sempre più spesso. Un mercato con una potenzialità enorme che sta attirando consensi non solo da parte del pubblico, ma anche da parte di grandi aziende ed enti nazionali, finalmente consci dell’impatto che questo nuovo strumento finanziario è capace di trasmettere sul territorio. Quello che si sta, infatti, delineando in Italia, soprattutto quando parliamo di ‘rewards’ e ‘donation’, è un crowdfunding che trova le sue radici e le sue caratteristiche soprattutto nei settori del culturale e del sociale. Un crowdfunding ancora di piccole dimensioni se confrontato con i grandi numeri internazionali (35 miliardi in tutto il mondo nel 2015), estremamente legato al territorio e al locale, in grado di supportare quei progetti che trovano nell’impatto sociale la loro principale visione.

I limiti del crowdfunding culturale
«Questo è dovuto essenzialmente a due aspetti - ci spiega Angelo Rindone, di Produzioni dal Basso, prima piattaforma di crowdfunding nata in Italia nel 2005 -. Da una parte il crowdfunding è visto dalla popolazione italiana come un gesto di tipo etico e ideale, molto legato al concetto di donazione. Una approccio senz’altro molto pulito che, tuttavia, limita l’utilizzo dello strumento. Dall’altro lato, in Italia, non si è ancora consolidata la prassi secondo cui il progettista può vedere il crowdfunding come un vero e proprio investimento in comunicazione. In Italia si tende a entrare sulla piattaforma a costo zero, il che abbassa molto il livello di raccolta». L’approccio fa sì che si tenda a considerare il crowdfunding non come un vero strumento finanziario, quanto piuttosto come una modalità più o meno semplice di reperire fondi quando si chiudono le altre porte. Pur essendo uno strumento molto ‘social’, che deve necessariamente partire da una comunicazione forte del proprio progetto, si tratta comunque di uno strumento per la raccolta di soldi e non soltanto di like, e che ha in seno anche una complessa dinamica economica.

Il crowdfunding a supporto della PA
Le cose, però, stanno fortunatamente cambiando. Sono molte le associazioni che - se prima erano sostenute dalla Pubblica Amministrazione - ora si stanno riversando in modo massiccio sulle piattaforme di crowdfunding, cercando di fondare il loro modello di business proprio su questo strumento, come avviene ad esempio nel settore editoriale. Lo stesso vale per le grandi aziende, sempre più interessate a progetti di co-finanziamento. E’ il caso di Banca Etica che su Produzioni dal Basso sosterrà per il 25% i progetti che avranno ottenuto il 75% del budget stabilito (qui tutti i progetti nel caso voleste sostenerli). Tra questi un cartone animato realizzato dai richiedenti asilo, un sito per documentare le spese italiane nel comparto armi, festival e concorsi cinematografici. In una visione futura, quindi, il crowdfunding potrebbe sostituire quelli che sono oggi i finanziamenti pubblici? «Più che sostituire direi che enti pubblici e crowdfunding potrebbero lavorare insieme - spiega ancora Angelo -. Nel sostegno ai progetti territoriali è importante che la PA ci metta del suo, soprattutto livello economico. Il crowdfunding, oltre alla parte di finanziamento, è in grado di generare quel flusso di approvazione sociale indispensabile per la riuscita di una campagna. Credo e spero che il crowdfunding possa essere un vero strumento di supporto per gli enti pubblici, quando scarseggiano i fondi e c'è bisogno di valorizzare il territorio».

Le transazioni economiche
Se all’estero i pagamenti digitali sono diventati ormai pratica comune, quello delle transazioni online, in Italia, resta un limite ancora piuttosto sentito: «Da una parte la piattaforma deve essere in grado di gestire i fondi evitando che questi possano andare in mani sbagliate, seguendo le norme anti-riciclaggio - conclude Angelo -. Dall’altro deve facilitare l’user expierience sulla piattaforma medesima. Su Produzioni dal Basso consentiamo il pagamento con PayPal, carta di credito e bonifico. Da non dimenticare anche la raccolta di fondi off-line che, soprattutto in progetti territoriali, è molto estesa e va rendicontata nel giusto modo».