23 febbraio 2020
Aggiornato 12:30
generazione digitale

Millenials e finanza: perché è un rapporto difficile

I giovani di oggi sono decisamente più poveri rispetto a qualche anno fa e guardano di sottecchi la finanza, rispondo prevalentemente a logiche di tribù. Sempre meno giovani investono

Millenials e finanza: perché è un rapporto difficile
Millenials e finanza: perché è un rapporto difficile Shutterstock

MILANO - Provate a chiedere a un giovane italiano perché non investe e, molto probabilmente, vi risponderà: «E come faccio? A malapena riesco ad arrivare a fine mese!». Del resto il settore investimenti nel nostro Paese, rappresenta ancora una vera e propria lacuna, soprattutto se parliamo di startup. Ma quanto c’è di vero nella diffusa lamentela che i Millenials siano effettivamente senza fondi? E, più in generale,  cosa ne pensano i giovani italiani della finanza? Il quadro è stato analizzato da MoneyFarm, società indipendente di servizi finanziari .

I giovani italiani sono poveri?
Secondo le ultime statistiche Istat, nel 2015 è aumentata l’incidenza della povertà assoluta tra i giovani italiani di 18-34 anni: dall’8,3% del 2014 al 10,2% del 2015. In salita anche la povertà relativa, passata dal 14,7% al 16,6%. In entrambi i casi, l’incidenza dei diversi tipi di povertà è maggiore tra i 18-34enni rispetto alle altre fasce di età. L’indagine del Centro Studi Einaudi e di Intesa Sanpaolo 2015 rivela che sotto i 25 anni più della metà degli intervistati erano completamente indipendenti economicamente nel 2014, ma si sono ridotti a meno di un quarto nel 2015. Per la fascia d’età compresa tra i 25 e i 34 anni, nel 2014 il 78% era totalmente indipendente e solo il 5% non lo era per niente, nel 2015 si assiste al triplicarsi di questa condizione e al corrispondente ridursi della prima. Per questo, i giovani Millennials sono molto supportati economicamente dai genitori. Lo attesta lo UBS Investor Watch del secondo trimestre 2016, dedicato alla relazione tra denaro, Generazione Y o Millennials (i nati dagli anni Ottanta al 2000) e Generazione X (la generazione dei loro genitori). Secondo lo studio, il 74% dei Millennials ha ricevuto supporto finanziario dai genitori, contro il 35% degli appartenenti alla Generazione X. Insomma, quando si dice che paradossalmente i Millennials stanno peggio dei loro padri, appartenenti alla Generazione X, non si pecca certo di disfattismo. Ma i giovani di oggi non hanno solo alle spalle una situazione finanziaria ben diversa da quella dei loro genitori. Hanno anche un’opinione diversa della finanza.

Cosa ne pensano i giovani italiani della finanza
Un recente studio di Deloitte ha identificato le nuove esigenze dei risparmiatori della generazione dei Millennials: piacciono la tecnologia, il digitale e i prodotti personalizzati. I Millennials sono inoltre scettici verso le autorità e credono più nella «saggezza della tribù,» per cui sono più propensi ad «ascoltare diverse campane» che ad affidarsi ciecamente a un solo e unico consulente finanziario. Il passaparola e le raccomandazioni influenzano le decisioni di acquisto di circa la metà dei Millennials. Per quanto riguarda le scelte di investimento, essendo rimasti «scottati» dalla crisi finanziaria, ora sono molto prudenti e conservativi. Inoltre, il loro desiderio di cambiare il mondo e di fare la differenza li spinge a preferire gli investimenti socialmente responsabili. Secondo un’altra ricerca della filiale lussemburghese di Deloitte e Alfi, l’associazione che rappresenta i fondi comuni lussemburghesi, più della metà dei giovani intervistati dice di non fidarsi dei consulenti finanziari e pensa che gli investimenti fai da te possano avere risultati migliori. Fattori che potrebbero segnare un boom per i robo-advisor e un abbassamento delle commissioni dei fondi comuni, acquistati sempre meno dai giovani italiani. Secondo un’indagine di Assogestioni, la quota di giovani tra i 26 e i 35 anni che investono in fondi comuni è scesa dall’11% al 6,7% tra il 2007 e il 2015. Una disaffezione che il settore non dovrebbe sottovalutare, dato che nel 2015 il 40% della popolazione mondiale avrà meno di 35 anni.

Come la finanza può approcciare i giovani
Secondo Deloitte, il servizio di consulenza finanziaria adatto ai giovani deve essere disponibile su diversi canali online e molto focalizzato sugli obiettivi del giovane cliente. Inoltre, deve «parlare chiaro,» perché i Millennials, soprattutto quelli italiani, ne sanno poco di finanza e ancora meno del linguaggio da addetti ai lavori che è solita utilizzare anche quando parla con i risparmiatori. Sempre in un’ottica di chiarezza, e anche di riacquisto della fiducia perduta, i wealth manager dovrebbero focalizzarsi maggiormente su semplicità e trasparenza e su costi più bassi, oltre che su aspetti sociali e ambientali legati agli investimenti.