24 ottobre 2020
Aggiornato 19:30
consumo collaborativo

Sharing economy, tutto ciò che c'è da sapere

Tipologia di piattaforme, impatto economico, sociale e ambientale e perché è diventato un modello così diffuso. Quello che dovete sapere sulla sharing economy

MILANO - Car sharing, crowdfunding, social eating e molte altre attività innovative di sharing economy (SE) hanno raggiunto notevoli livelli di attenzione dell’opinione pubblica a livello internazionale negli ultimi anni. Spesso promosse dalla rete e dalle innovazioni tecnologiche (penetrazione internet: Italia 63% - media europea 73%, penetrazione social media: Italia 47% - media europea 47%, abbonamenti mobile attivi: Italia 134% - media europea 132%) alcune di queste iniziative sono ormai note per la rapida crescita dei fatturati, altre per l'impatto a livello locale, pur molto diverse tra loro tutte stanno modificando i nostri comportamenti e le nostre abitudini. La scommessa della SE è la promozione di una diversa distribuzione della ricchezza, un'innovazione economica e sociale ancora prima che tecnologica. Ma quali sono le caratteristiche dei servizi di sharing economy?

Il consumo collaborativo
A darci una risposta è il report elaborato da Altroconsumo «Collaboration or Business? Collaborative consumption: from value for users to a society with values», in vista del festiva #IoCondivido che si terrà a Milano il 24 e 25 settembre. A seconda del fatto che le piattaforme sharing siano più orientate verso l’utilità o verso la community, lo studio individua tre cluster fondamentali. Il 46% delle piattaforme sono definite network oriented: puntano a creare reti di user che sono accomunati dagli stessi interessi e si fidano della reputazione digitale. Ad esempio: Airbnb, DeRev, Time Republik e BlaBlacar. Il 28% delle piattaforme sono definite transaction oriented perchè il loro fine è facilitare scambi pratici e semplici tra gli user. Ad esempio: Homeaway, Locloc e Roadsharing. Il 26% delle piattaforme sono quelle più idealiste, definite community oriented, i loro obiettivi sono la creazione di community con valori forti e la promozione di abitudini di consumo più sostenibile. Ad esempio: Reoose, Cose (in) utili e Zerorelativo.

Impatto sui consumatori
L’obiettivo più importante, anche al fine di apportare una regolamentazione esaustiva al sistema, è valutare l’impatto economico, sociale e ambientale delle piattaforme di consumo collaborativo sulla popolazione. La ricerca, di fatto, ha evidenziato che tali piattaforme (P2P) sono efficienti: sono, infatti, in grado di gestire un alto numero di transazioni con minimo personale. La maggioranza delle piattaforme partecipanti al sondaggio prediligono modelli di governance accentrata, ovvero un modello in cui gli user non partecipano al processo decisionale sulle strategie di sviluppo della piattaforma. Circa la metà delle piattaforme prese in considerazione opera transazioni non monetizzate o interazioni monetizzate con una valuta alternativa, un aspetto giudicato molto positivo per i consumatori. Per quanto riguarda i benefici ambientali, molte dichiarazioni fatte dalle piattaforme potrebbero apparire più basate sulle intenzioni che sui dati. Analogamente sembra esserci poca consapevolezza degli impatti potenzialmente negativi della sharing economy.

Ma perché i consumatori sono così affascinati dalle piattaforme in sharing economy?
A seconda del settore, alcuni servizi sono più utilizzati di altri. In Italia nei trasporti il sito più diffuso è Blablacar, i giudizi per il sito e l’esperienza sono rispettivamente 8,2 e 8,6 su 10. Nei siti di alloggi prevale Airbnb, il giudizio per il sito e l’esperienza sono rispettivamente 8,1 e 8,5 su 10. Sono molteplici le motivazioni per partecipare, ma le più menzionate sono: per risparmiare e per motivi pratici, tra cui la maggiore adattabilità dei beni e servizi ai propri bisogni e la facilità d’uso, più basse le percentuali di chi ha citato obiettivi idealistici, per esempio favorire la collaborazione e l’incontro tra persone per proteggere l'ambiente e per puro altruismo.