19 giugno 2021
Aggiornato 05:00
causa sbiancamento

Australia, Grande Barriera Corallina in pericolo: a rischio 93% ecosistema

Lo sbiancamento della barriera corallina australiana è dovuto al riscaldamento globale. Il 93% dell'ecosistema è a rischio

SYDNEY - E’ allarme per la Grande Barriera Corallina australiana, patrimonio dell’Unesco. Una delle più incantevoli meraviglie del mondo sta attraversando il periodo di più grave sbiancamento dei coralli mai registrato, che riguarda il 93% delle colonie: lo hanno reso noto in ricercatori dell'australiana James Cook University i quali hanno effettuato un monitoraggio aereo sui 2300 chilometri di barriera presente nel Pacifico.

E’ allarme per la barriera corallina australiana
Si tratta di un fenomeno di deperimento degli organismi che formano le colonie coralline, segnalato appunto dalla perdita di colorazione e dovuto ad un aumento della temperatura delle acque: questo a sua volta provoca l'espulsione della alghe simbiotiche che danno al coralli colore e nutrimento. Il fenomeno è reversibile con un abbassamento della temperatura, ma se le condizioni di riscaldamento persistono per un tempo sufficientemente lungo possono provocare la morte delle colonie coralline; di fatto solo l'arrivo del ciclone "Winston", con le annesse precipitazioni più fredde, potrebbe avere per il momento scongiurato il pericolo ma la moratlità fra le colonie colpite rimane suoperiore al 50%. Non si tratta solo di un danno ambientale, visto che le attività turistiche legate alla barriera danno lavoro migliaia di persone.

Il riscaldamento globale
La crisi era già stata preannunciata nell'ottobre scorso, quando i ricercatori avevano fatto notare che la corrente calda del Pacifico dovuta ad "El Niño" - fenomeno che si ripete con un periodo irregolare di circa cinque anni - avrebbe avuto un effetto negativo sulle colonie coralline, e non solo nelle acque australiane; un precedente analogo si era avuto già nel 1998, ma a peggiorare gli effetti si è aggiunto anche il riscaldamento globale e l’unica soluzione possibile sarebbe quella di ridurre le emissioni di CO2.

La barriera corallina australiana è in pericolo
"Un evento così estremo non era mai stato osservato prima, segno che il riscaldamento globale, causato dalla nostra dipendenza dalle fonti fossili, sta sancendo la fine di questo paradiso sottomarino - commenta Giorgia Monti, responsabile campagna Mare di Greenpeace Italia - Abbiamo bisogno al più presto di politiche globali che tutelino le aree più vulnerabili dei nostri mari e contribuiscano con rapidità e incisività alla transizione verso un modello di sviluppo sostenibile, basato su energie rinnovabili». Nonostante da anni gli scienziati richiamino l'attenzione sui pericoli che questo meraviglioso ecosistema marino sta correndo, secondo Greenpeace i dati diffusi oggi confermano che il rischio di perdere per sempre inestimabili patrimoni sottomarini è purtroppo concreto se i governi non interverranno per cambiare subito le proprie politiche energetiche. È necessario abbandonare al più presto i combustibili fossili - carbone, petrolio e gas - per puntare su efficienza energetica e rinnovabili.