26 giugno 2019
Aggiornato 19:00
L'intervista a Giampiero Gramaglia dello IAI

«Vi spiego perché l'Isis non ha ancora colpito l'Italia, ma potrebbe farlo»

Abbiamo raggiunto telefonicamente Giampiero Gramaglia dell'Istituto Affari Internazionali, per commentare l'ennesimo attentato che ha sconvolto l'Europa e capire quanto è alto il rischio terrorismo in Italia

ROMA - Un'auto che si getta sulla folla, e da lì il terrore. Lo avevamo già visto a Nizza, ma la dinamica sta diventando sempre più familiare. L'attentato avvenuto ieri a Londra, sul Westminster Bridge e poi a ridosso del palazzo del Parlamento, sembra aver rigettato per l'ennesima volta l'Europa nell'incubo del terrorismo. Un incubo che non è mai cessato davvero, secondo Giampiero Gramaglia, esperto di politica estera dell'Istituto Affari Internazionali che abbiamo raggiunto telefonicamente per commentare i fatti di Londra. 

LEGGI ANCHE Il terrorismo frattale dilaga: ma è anche la fine di un modello ideologico che si credeva eterno

L'Occidente a rischio
Per Gramaglia, le difficoltà dell'autoproclamato Califfo a difendere le proprie posizioni tra Raqqa e Mosul si traducono in un aumento del rischio sul nostro territorio, sia perché potrebbero risvegliare radicalismi sopiti, sia perché potrebbero spingere foreign fighters a fare ritorno in Occidente. La lotta all'Isis, insomma, è tutt'altro che vinta. Perché il suo pur reale ma lento arretramento sul campo di battaglia spinge i jihadisti ad affermare la propria vitalità con azioni prettamente terroristiche quali quella di Londra.

Perché l'Italia ancora è rimasta immune
Quanto al nostro Paese, è rimasto per ora esente da attacchi terroristici, ed è riuscito per ora a sventare ogni minaccia, nonostante abbia ospitato eventi che la rendevano potenzialmente un target appetibile come l'Expo e il Giubileo. Per Gramaglia, ciò è dovuto all'efficacia del lavoro delle nostre forze dell'ordine e dell'intelligence italiana. D'altra parte, per ora il jihadismo si è dimostrato particolarmente imprevedibile ed ha colpito dove meno ce lo si aspettava, più che in occasione di eventi ad alta sorveglianza.

VEDI ANCHE "Le immagini aeree del percorso di morte sul Westminster Bridge"

Radicalizzazione e controlli
Quanto al fenomeno della radicalizzazione, che spesso avviene nelle carceri o sul web, secondo l'esperto nel lungo termine bisogna intervenire promuovendo migliori livelli di integrazione ed educazione sociale; nel breve periodo, invece, la commistione tra detenuti già radicalizzati e detenuti facili alla radicalizzazioni costituisce un elemento di rischio che però, progressivamente, si sta cercando di affrontare isolando gli elementi già radicalizzati che possono diventare cattivi maestri per gli altri. L'Europa, per Gramaglia, dovrà andare nella direzione di aumentare i controlli lungo le sue frontiere esterne, promuovendo parallelamente un'efficace collaborazione tra le forze di sicurezza, cosa che è mancata tra Parigi e Bruxelles.