6 giugno 2020
Aggiornato 23:30
Dal Libano all'Egitto alla Giordania

Hollande vola in Medio Oriente: in Libano per la crisi dei rifugiati

"Dobbiamo al Libano solidarietà e assistenza e la Francia lo fa con un sentimento di rispetto e di amicizia" ha detto il presidente, duramente criticato dalle ong per il "silenzio assordante" sul caso Regeni

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BEIRUT - "Il Libano, oltre ad avere guerre alle sue porte e minacce terroristiche, ha ospitato e ospita ancora un gran numero di profughi, oltre un milione e mezzo. Per questo dobbiamo al Libano solidarietà e assistenza e la Francia lo fa con un sentimento di rispetto e di amicizia». Sono queste le parole del presidente francese, François Hollande, giunto in Libano per prima tappa di una missione di quattro giorni in Medio Oriente che lo porterà anche in Egitto e in Giordania. Hollande è stato accolto a Beirut dal vice presidente del Consiglio e ministro della Difesa libanese, Samir Mokbel.

Visita dedicata alla crisi dei rifugiati
Questa "visita di lavoro" deve essere in particolare dedicata alla crisi dei rifugiati, determinata dalla guerra in Siria. Ma la tappa più delicata del tour è quella egiziana, la prima visita di stato di Hollande nel Paese, guidato con pugno di ferro dl Abdel Fattah al Sisi, con il quale secondo l'agenda ufficiale discuterà di Libia e conflitto israelo-palestinese.

Ong contro il "silenzio" francese
Alla vigilia della visita, tuttavia, le ong si sono scagliate contro il "silenzio assordante" della Francia sulle violazioni del diritti umani nel Paese e il New York Times ha definito "vergognoso" il silenzio di Parigi sulla vicenda di Giulio Regeni, ricercatore italiano torturato e ucciso al Cairo. Mercoledì alle accuse per il caso Regeni si è aggiunta la denuncia per l'inerzia del Quai D'Orsay della madre di un insegnante francese, picchiato a morte nel 2013 in un commissariato egiziano.

(Immagini Afp)

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