21 ottobre 2020
Aggiornato 15:00
Relazioni internazionali

L'Europa ago della bilancia nella «nuova Guerra fredda» tra Stati Uniti e Cina?

Se ne rende conto il presidente cinese Xi Jinping, il quale canta il canto della Sirena nei confronti del Vecchio Continente per assicurarsi, quanto meno, che non si allinei all'America

La Cancelliera tedesca, Angela Merkel con il Presidente cinese, Xi Jinping
La Cancelliera tedesca, Angela Merkel con il Presidente cinese, Xi Jinping ANSA

L'Europa, nella «nuova Guerra fredda» tra Stati Uniti e Cina, rischia di essere non terreno di battaglia - come accadde in quella tra Usa e Unione sovietica - ma ago della bilancia. E, nel peggiore dei casi, preda in palio. Se ne rende conto il presidente cinese Xi Jinping, il quale canta il canto della Sirena nei confronti del Vecchio Continente per assicurarsi, quanto meno, che non si allinei all'America.

Ieri in una telefonata con la cancelliera tedesca Angela Merkel, Xi ha ribadito che Pechino è pronta e vogliosa di lavorare con la Germania e con l'Unione europea per rafforzare - secondo quanto scrivono i media di stato cinese - la cooperazione strategica, per mantenere il multilateralismo, affrontare le sfide globali e «aggiungere assieme certezze nell'attuale mondo dell'incertezza».

E' già il terzo colloquio telefonico tra Xi e Merkel - percepita come la leader dell'Europa - dall'inizio della pandemia COVID-19, originata proprio in Cina. Xi ne ha approfittato per chiedere alla Germania di lavorare assieme a sostegno dell'Organizzazione mondiale della sanità - attaccata dal presidente americano Donald Trump perché troppo filocinese - e promuovere la cooperazione nell'ambito dei G20 per aiutare l'Africa a combattere il coronavirus.

Soprattutto, Xi ha voluto sottolineare che l'economia cinese, nonostante la battuta d'arresto di COVID-19, è strutturalmente instradata verso la crescita e che Pechino intende continuare ad aprirsi ai mercati mondiali. Il non detto: diversamente dalle politiche protezionistiche oggi in auge a Washington.

Da questo punto di vista Xi ha trovato un orecchio attento in Merkel, che ha espresso la disponibilità tedesca alla collaborazione in ambito Oms e negli ambiti multilaterali, nella ripresa della produzione, nel portare a un livello più elevato i rapporti tra la Cina e l'Unione europea.

Detta così, nei termini sfumati della diplomazia, sembrano tutte rose e fiori. Ma sotto questo lavorìo c'è parecchia tensione, anche perché l'alleato tradizionale dell'Europa, gli Stati uniti, stanno chiedendo sempre più insistentemente di scegliere da che parte stare.

L'Ue finora si è guardata bene dal prendere parte nel conflitto commerciale tra Usa e Cina e quando Trump lanciò il conflitto commerciale - nel 2018 - i paesi dell'Europa continuarono tranquillamente a fare scambi con Pechino, a percorrere la Nuova Via della Seta, a concentrarsi sugli affari. Ma poi sono venute le proteste a Hong Kong e, peggio ancora, dalla Cina è arrivato COVID-19. Allora le critiche sono state inevitabili.

Il dibattito in Europa è pienamente aperto. E un certo rumore l'ha fatta la presa di posizione del presidente della Camera di commercio europea in Cina, Joerg Wuettke, il quale ha invitato l'Europa a non seguire l'uno o l'altro, ma solo il suo interesse: «L'Europa dovrebbe prima di tutto capire quali siano i suoi interessi. Non dovremmo seguire pedissequamente uno o l'altro. Abbiamo molto più in comune con gli Usa con la Cina, ma non scegliamo una parte».

E' una posizione condivisa a Bruxelles da molti. Solo che è in arrivo un G7 abbastanza importante, in cui la questione Cina potrebbe essere una delle principali sul tappeto. Oggi la discussione è sulla sopravvivenza stessa di questo formato che l'azionista di maggioranza, Trump, considera ormai superato. Così la proposta britannica, sostenuta dal presidente americano, di allargare il G7 a Russia, India, Australia e Corea del Sud, è stata bocciata dall'Europa per quanto riguarda la presenza della Russia. Per la Cina non c'è stato proprio un invito, nonostante si tratti in realtà la seconda economia del mondo.

Morire per Pechino? Al momento in Europa probabilmente non lo farebbero in molti, soprattutto dopo che dalla Cina è arrivato il peggiore disastro economico del Dopoguerra, cioè la pandemia. Secondo molti anche grazie a colpevoli sottovalutazioni e comportamenti omertosi cinesi.

«La Cina e l'Ue dovrebbero prendersi del tempo per far ritornare la reciproca fiducia, vulnerata dalla pandemia», ha commentato il direttore del Dipartimento per gli studi europei presso l'Istituto cinese per gli studi internazionali Cui Hongjian al South China Morning Post. «La Cina - ha continuato - dovrebbe prima di tutto mantenere in piedi le fondamenta della cooperazione economica con l'Ue: non non vogliamo che i problemi con gli Usa si ripetano con l'Ue. L'Ue vuole fiducia e reciprocità nelle nostre relazioni e anche noi le vogliamo».

Ma Wuettke, dal canto suo, non vede questa voglia di mantenere il livello dei rapporti economici con un'Europa, considerata sì un partner economico, ma non un partner politico. «Le relazioni con gli Usa sono peggiorate e io non vedo alcuno sforzo per migliorare le relazioni con l'Europa», ha sostenuto. «Non vedo - ha continuato - alcun cambiamento nell'aprire ai prodotti europei o a lavorare assieme nella riforma dell'Organizzazione mondiale per il commercio, per esempio».

(con fonte Askanews)