27 gennaio 2020
Aggiornato 15:30
Stati Uniti

Impeachment Trump, le testimonianze del colonnello Vindman e di Williams: «Telefonata inopportuna»

I membri della commissione si sono concentrati sulla telefonata del 25 luglio tra il capo di Stato e il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, da cui è scaturita l'indagine per abuso di potere

Il Presidente americano, Donald Trump
Il Presidente americano, Donald Trump ANSA

NEW YORK (ASKANEWS) - Seconda settimana e terza audizione pubblica davanti alla commissione Intelligence della Camera statunitense, che indaga per il possibile impeachment del presidente Donald Trump. Dopo una prima settimana di testimonianze di diplomatici che hanno descritto la politica statunitense sull'Ucraina come dominata dagli obiettivi politici personali di Trump, oggi i membri della commissione si sono concentrati sulla telefonata del 25 luglio tra il capo di Stato e il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, da cui è scaturita l'indagine per abuso di potere. Oggi, soprattutto, sono stati ascoltati due testimonianze di «prima mano», come sottolineato da un deputato democratico per smontare la difesa dei repubblicani, che lamentavano la presenza di soli testimoni di seconda o terza mano per indebolire la sussistenza delle indagini.

I due testimoni che hanno ascoltato la telefonata tra i due presidenti, ovvero il colonnello Alex Vindman, esperto di Ucraina al Consiglio di sicurezza nazionale, e Jennifer Williams, consigliera del vicepresidente Mike Pence, hanno definito «inopportuna» e «insolita» la telefonata di Trump con Zelensky.

Vindman ha detto che è «inopportuno per un presidente statunitense chiedere a un governo straniero di indagare su un cittadino americano e avversario politico», ovvero l'ex vicepresidente Joe Biden. «Ho riportato le mie preoccupazioni per senso del dovere» ha aggiunto, dicendo che la telefonata non aveva «nulla a che fare con la sicurezza nazionale statunitense». La telefonata è stata definita «insolita» da Williams, perché «al contrario di altre telefonate presidenziali a cui ho assistito, ha riguardato discussioni che sembravano concernere questioni politiche nazionali».

Vindman ha testimoniato che l'ambasciatore statunitense presso l'Unione europea, Gordon Sondland, disse in un incontro avvenuto il 10 luglio che il presidente Trump avrebbe incontrato alla Casa Bianca l'omologo ucraino solo se Kiev avesse aperto «indagini specifiche», riferendosi a quelle sull'ex vicepresidente Joe Biden. L'incontro era stato organizzato nell'ufficio dell'allora consigliere per la sicurezza nazionale, John Bolton, che «mise bruscamente fine all'incontro» dopo le parole di Sondland. Bolton si è dimesso dal suo incarico il 10 settembre.

Vindman ha poi detto ai membri della commissione che è durante quell'incontro che scoprì che alcuni membri dell'amministrazione Trump stavano facendo pressioni sull'Ucraina per l'apertura di un'indagine su Biden. Il lavoro di Rudy Giuliani in Ucraina e i suoi tentativi di far aprire un'indagine su Biden «non erano parte della politica estera statunitense ufficiale e non l'hanno aiutata», come «non hanno aiutato a portare avanti gli interessi di sicurezza nazionale degli Stati Uniti». Diversi funzionari statunitensi hanno denunciato il lavoro di Giuliani, avvocato personale di Trump, che ha condotto una politica 'ombra' in Ucraina.

Vindman ha spiegato che Sondland parlò della necessità di «indagini specifiche» sulle elezioni presidenziali del 2016, sui Biden e su Burisma, società energetica ucraina di cui Hunter Biden, figlio dell'ex vicepresidente, era stato membro del consiglio di amministrazione. A proposito del ruolo di Hunter Biden in Burisma, Vindman ha dichiarato che il figlio dell'ex vicepresidente non sembrava essere qualificato per quell'incarico.

Nel pomeriggio statunitense, sono poi attese le testimonianze di Tim Morrison, ex membro del Consiglio di sicurezza nazionale, e Kurt Volker, ex inviato speciale in Ucraina. Altre tre persone parleranno in settimana davanti alla commissione Intelligence: la testimonianza più attesa è quella di Gordon Sondland, ricco donatore di Trump divenuto ambasciatore statunitense presso l'Unione europea, che risponderà alle domande dei membri della commissione domani.

Sondland, a porte chiuse, ha detto di credere che Trump avesse subordinato i 400 milioni di dollari in aiuti militari all'Ucraina all'apertura di un'indagine sull'ex vicepresidente Joe Biden da parte di Kiev. Le conversazioni di Sondland con Trump, emerse durante le udienze, rendono l'ambasciatore una figura centrale per le indagini dei democratici. Dopo la testimonianza di Sondland, la commissione ascolterà Laura Cooper e David Hale, funzionari del dipartimento della Difesa. Fiona Hill, ex responsabile di Europa e Russia al Consiglio per la sicurezza nazionale, testimonierà pubblicamente giovedì.

Trump potrebbe essere accusato di abuso di potere - e non solo - per le pressioni esercitate sul presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, per convincerlo a indagare sull'ex vicepresidente Joe Biden e sul presunto ruolo dell'Ucraina, e non della Russia, nelle interferenze nelle scorse elezioni presidenziali statunitensi, come sostenuto da molti complottisti repubblicani. Le indagini sul presidente sono partite dalla denuncia di un 'whistleblower', un agente dell'intelligence, sulla telefonata tra Trump e Zelensky.

Trump potrebbe aver bloccato 400 milioni di aiuti militari all'Ucraina per convincere Zelensky a indagare su Biden e sul figlio Hunter. Secondo i repubblicani, Biden avrebbe fatto pressioni per il licenziamento di un procuratore ucraino per proteggere il figlio: accuse, però, che non hanno alcun riscontro.