9 dicembre 2019
Aggiornato 06:30

La talpa USA: «Trump provò a insabbiare la telefonata»

Lo 007, nella denuncia presentata lo scorso agosto, ammette di «non essere stato testimone diretto di molti degli eventi di cui parla»

Il Presidente americano, Donald Trump
Il Presidente americano, Donald Trump ANSA

NEW YORK (ASKANEWS) - Il deputato democratico Adam Schiff, a capo della commissione Intelligence della Camera statunitense, ha dichiarato che ci sono «diversi potenziali crimini» da imputare a un presidente in cerca di aiuto per le elezioni. Il presidente Donald Trump, in una telefonata con l'omologo ucraino Volodymyr Zelensky, chiese di indagare sull'ex vicepresidente Joe Biden e sul figlio Hunter; Biden è il principale candidato alle primarie democratiche per le presidenziali del prossimo anno.

La commissione Intelligence ha ascoltato oggi la testimonianza del direttore pro tempore dell'Intelligence nazionale statunitense, Joseph Maguire, che ha detto che il 'whistleblower' che ha presentato un reclamo formale sulle comunicazioni tra l'amministrazione Trump e l'Ucraina «ha fatto la cosa giusta». Maguire ha detto che il funzionario dell'intelligence che ha denunciato il comportamento del presidente Donald Trump «ha agito in buona fede» e ha definito il caso «unico e senza precedenti». La commissione ha intenzione di ascoltare presto anche la testimonianza del 'whistleblower', un funzionario dell'intelligence di cui non si conosce l'identità.

Secondo il reclamo presentato da questa persona, «nei giorni successivi» alla telefonata del 25 luglio alcuni funzionari della Casa Bianca sarebbero intervenuti per «mettere in sicurezza» le informazioni «relative alla chiamata, soprattutto la trascrizione parola per parola. Queste azioni mettono a mio avviso in evidenza che i funzionari della Casa Bianca avevano capito la gravità di quanto emerso durante la conversazione».

Funzionari della Casa Bianca avrebbero detto al funzionario dell'intelligence di aver ricevuto l'ordine dagli avvocati del presidente di rimuovere la trascrizione elettronica dai computer, dove le telefonate con gli altri leader vengono usualmente archiviate e messe a disposizione dei membri del gabinetto. La trascrizione è stata archiviata in un sistema separato, usato per gestire le informazioni coperte da segreto. Il 'whistleblower', che non è stato testimone diretto degli eventi, ha accusato Trump di aver usato il suo potere «per sollecitare l'interferenza di un Paese straniero nelle elezioni del 2020».

Prima ancora di ottenere la trascrizione della telefonata, i democratici avevano annunciato due giorni fa l'apertura di un'indagine per l'impeachment di Trump. La Casa Bianca, oggi, ha definito le accuse come «niente più che una raccolta di resoconti di terza mano di eventi messi insieme in modo raffazzonato che non mostrano nulla di inappropriato».

Trump, molto attivo su Twitter in mattinata, ha scritto che «i democratici stanno cercando di distruggere il partito repubblicano [...] Il nostro Paese è a rischio!», invitando i membri del partito a «restare uniti». Poi, ha aggiunto: «Se ci sarà» l'impeachment, «i mercati crolleranno». Successivamente, parlando con i giornalisti, ha detto: «I democratici fabbricano storie» perché sanno «che perderanno le elezioni».

Giorni prima della telefonata tra Trump e Zelensky, il presidente bloccò 391 milioni di dollari in aiuti militari all'Ucraina; questo fa pensare che possa averlo fatto per fare pressioni su Zelensky e convincerlo a indagare su Biden.

Nel reclamo, il whistleblower ha scritto che «molti funzionari della Casa Bianca con una diretta conoscenza della telefonata mi hanno informato che, dopo uno scambio di cortesie, il presidente ha usato il resto della telefonata per i propri interessi personali». Il presidente «ha cercato di fare pressione sul leader ucraino per agire in modo da aiutare la sua rielezione».

Nello specifico, Trump avrebbe chiesto «di iniziare o continuare un'indagine sulle attività dell'ex vicepresidente Joe Biden e di suo figlio Hunter"; di «parlare o incontrare» il segretario alla Giustizia, William Barr, e il suo avvocato Rudy Giuliani, per una possibile collaborazione alle indagini; infine, avrebbe chiesto di aiutarlo a dimostrare che le attività di hacking contro il partito democratico, che lo hanno favorito nelle elezioni del 2016, non sarebbero partite dalla Russia, come hanno sentenziato le agenzie d'intelligence statunitensi e il rapporto del procuratore speciale Robert Mueller.