18 giugno 2019
Aggiornato 03:30
Sondaggi

Brexit, maggioranza britannici contraria a rinvio

Il 52% degli intervistati ritiene che ogni eventuale proroga non debba durare più di sei mesi, mentre solo un 20% sarebbe favorevole ad un rinvio di un anno o più

Brexit, maggioranza britannici contraria a rinvio
Brexit, maggioranza britannici contraria a rinvio ( ANSA )

LONDRA - Un rinvio a lungo termine della Brexit sarebbe inaccettabile per la maggioranza dei britannici: è quanto rivela un sondaggio della Bng, pubblicato dal quotidiano britannico The Independent. Il 52% degli intervistati ritiene infatti che ogni eventuale proroga non debba durare più di sei mesi, mentre solo un 20% sarebbe favorevole ad un rinvio di un anno o più. Ma è l'idea stessa della proroga ad avere il sostegno di appena un 17% dei britannici se il Parlamento bocciasse di nuovo l'accordo negoziato dalla premier Theresa May.

Conservatori ancora davanti

Il 29% preferirebbe infatti l'organizzazione di un secondo referendum in tempi brevi, con le due opzioni di una permanenza o di un'uscita senza accordo, mentre il 27% opterebbe per un «no-deal» puro e semplice. L'unica consolazione per il governo di May è che nonostante le incertezze e il caos che circondano la Brexit i conservatori manterrebbe circa quattro punti di vantaggio sui laburisti, accreditati rispettivamente del 31% e del 27% delle preferenze; i Liberaldemocratici sarebbero all'8% mentre un 22% si dichiara indeciso.

Hunt: vento soffia dalla parte di chi vuole fermare Brexit

«Se si vuole fermare la Brexit bastano tre cose: bocciare questo accordo, ottenere un rinvio e indire un secondo referendum: in tre settimane potrebbero accedere due di queste cose e possibilmente anche la terza tramite il Partito Laburista": lo ha dichiarato il ministro degli Esteri britannico, Jeremy Hunt, intervistato dalla Bbc.

«Abbiamo l'opportunità di uscire il 29 marzo o poco dopo e dobbiamo approfittarne perché il vento soffia dalla parte di coloro che vogliono fermare la Brexit» ha avvertito Hunt, precisando che un rinvio dell'articolo 50 «non sarebbe neanche nell'interesse dell'Unione Europea» ma che potrebbe essere inevitabile date le strette tempistiche del voto parlamentare.