17 ottobre 2019
Aggiornato 11:00
Relazioni Russia-USA

Mosca: Dire che Trump può essere un agente russo «è stupido»

Il consigliere presidenziale Ushakov: «Imbarazzante anche solo dirlo». L'Avvocato del Presidente americano Rudy Giuliani sul caso Russiagate: «Non ho mai detto che non fosse collusione»

Vladimir Putin e Donald Trump
Vladimir Putin e Donald Trump ANSA

MOSCA - Dire che il presidente Usa Donald Trump potrebbe essere stato un agente al servizio degli Usa «è stupido e non vale commenti», ha dichiarato il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov. «Ma quali sciocchezze domandate», ha detto Ushakov rispondendo alla richiesta di commentare la notizia secondo cui nel 2017 l'Fbi aprì un'indagine per stabilire se Trump lavorasse per la Russia. «Come può un presidente degli Stati Uniti essere un agente di un altro Paese, pensateci un attimo. E' imbarazzante anche dirlo, e mi chiedete di commentare», ha tagliato corto il consigliere presidenziale.

Russiagate, Giuliani: «Non ho mai detto che non fosse collusione»

L'avvocato personale di Donald Trump, Rudy Giuliani, ha ribadito di «non aver mai detto che non c'era stata collusione» tra la campagna presidenziale di Trump del 2016 e la Russia, ma soltanto che lo stesso Trump non fosse stato coinvolto. Parlando alla Cnn Giuliani ha detto di non sapere se altri della campagna avessero lavorato con la Russia dopo le notizie dei giorni scorsi sulla collaborazione del presidente Usa con Mosca. «Non ho mai detto che non ci fosse stata collusione tra la campagna, o altre persone coinvolte nella campagna. Ho parlato del presidente degli Stati Uniti. Non c'è neanche una singola prova che il presidente abbia commesso l'unico reato che si possa commettere in questo caso, cospirazione con i russi per hackerare i Democratici», ha aggiunto Giuliani.

Finto Washington Post annuncia dimissioni e fuga di Trump

Finte copie del Washington post sono state distribuite in diversi punti della capitale federale Usa, con l'annuncio in prima pagina delle dimissioni di Trump e la data 19 maggio 2019. «Unpresidented», titola in apertura la finta edizione del Post, con data 2019, riportata poi anche su un sito web, e racconta di un messaggio di dimissioni lasciato da Trump su un tovagliolo nell'Oval Office, convinto da massicce proteste femminili a fuggire a Yalta, la località in Crimea celebre per il summit degli Alleati durante la Seconda Guerra Mondiale. Un gruppo che si è chiamato «Yes Man» ha rivendicato la provocazione, sostenendo che «la storia raccontata da questo giornale è più ragionevole della realtà che stiamo vivendo». Il vero Washington Post ha comunque diffuso un comunicato via Twitter per dire che si tratta di un falso e che «stiamo verificando» la cosa.