23 marzo 2019
Aggiornato 15:00
Francia

Gilet gialli, Macron pronto a cambiar rotta (ma potrebbe non bastare»

Il Presidente francese parlerà al Paese stasera alle 20 dopo tre settimane di proteste antigovernative che a ripetizione sono sfociate nelle violenze a Parigi e in altre città

Il Presidente francese, Emmanuel Macron
Il Presidente francese, Emmanuel Macron ANSA

PARIGI - Il presidente francese Emmanuel Macron dovrebbe fare nuove concessioni per porre fine alla protesta dei gilet gialli che ha sconvolto il Paese ed è già costata un duro prezzo all'economia. Macron parlerà al Paese stasera alle 20 dopo tre settimane di proteste antigovernative che a ripetizione sono sfociate nelle violenze a Parigi e in altre città.
La posta è altissima per il 40enne presidente centrista, che non parla in pubblico delle proteste da oltre una settimana, lasciando al suo governo il compito di tentare di spegnere la rabbia indirizzata contro la sua figura. Macron è di fronte al suo «momento della verità», apre oggi il quotidiano Le Parisien, che avverte che se il presidente non riuscirà a calmare l'ira «la Francia entrerà in una pericolosa fase di instabilità politica».

Sul fronte economico, la campagna nazionale dei manifestanti, unita ai saccheggi e alle distruzioni subite nei weekend da Parigi e da altre città, ha dato un duro colpo ai settori dell'ospitalità e del commercio al dettaglio. La Banca di Francia ha dimezzato le sue stime di crescita per il quarto trimestre 2018 allo 0,2% dallo 0,4%, ben a di sotto dello 0,8% necessario per raggiungere l'obiettivo annuale del governo di una crescita del Pil dell'1,7%.

«Non possiamo recuperare questo» ha detto il ministro delle Finanze Bruno Le Maire alla radio RTL. «Questa è la realtà, per le imprese, per i proprietari dei negozi che sono stati danneggiati, vandalizzati, saccheggiati sabato». Le Maire ha aggiunto di essere a favore di un'accelerazione dei tagli fiscali in risposta alle proteste, una delle richieste avanzate dai manifestanti. Fonti di governo hanno detto che Macron annuncerà «misure concrete e immediate» per rispondere alle lamentele, ma non revocherà la parziale abolizione della «tassa sulle ricchezze» per i redditi più alti, particolarmente odiata dai gilet gialli.

Da tutto lo spettro politico si moltiplicano gli appelli a prendere misure decise e l'ex rivale di Macron per la presidenza, la leader della destra Marine Le Pen, ha chiesto al presidente di «riconoscere le sofferenze della società e di fornire risposte immediate, molto forti». «E' chiaro che sottovalutiamo il bisogno delle persone di farsi sentire» ha detto il portavoce del governo Benjamin Griveaux alla radio Europe 1.

Il ministro del Lavoro Muriel Penicaud ha respinto l'idea di un aumento dei salari minimi, un'altra richiesta dei manifestanti che dicono di non riuscire ad arrivare a fine mese. «Se aumentiamo tutti i salari automaticamente, molte imprese fallirebbero, oppure dovrebbero aumentare i prezzi e nessuno pagherebbe per i loro servizi» ha detto ieri Penicaud.

I gilet gialli, che indossano i giubbetti fosforescenti obbligatori per legge in tutte le auto francesi, hanno cominciato a rallentare o bloccare il traffico in tutto il Paese il 17 novembre per protestare contro l'aumento delle tasse sui carburanti in chiave anti-inquinamento. Le manifestazioni si sono moltiplicate a valanga portando alla richiesta di dimissioni di Macron, il quale secondo i manifestanti favorisce i ricchi togliendo ai poveri che faticano ad arrivare a fine mese nella Francia rurale e delle piccole città.

Violenze e saccheggi, imputati ai manifestanti di estrema sinistra ed estrema destra, sono scoppiati a ripetizione a Parigi e hanno contagiato Bordeaux, Tolosa e altre città nel weekend. Le autorità a Parigi hanno detto che se alla città è stata risparmiata la devastazione di una settimana fa i danni hanno toccato un'area più vasta, con auto date alle fiamme, fermate d'autobus danneggiate e negozi vandalizzati in vari quartieri. Circa 10mila manifestanti in gran parte pacifici, sono scesi in piazza. In tutta Francia a protestare sabato sono stati 136mila. Il governo ha lanciato una grande operazione di sicurezza stavolta nel tentativo di minimizzare i disordini, schierando ottomila agenti e mezzi corazzati a Parigi e arrestando oltre mille persone in tutto il Paese.

Eletto nel maggio 2017 con la promessa di rivitalizzare la stentata economia francese, Macron aveva promesso che, a differenza dei suoi predecessori, non sarebbe stato influenzato dalle proteste di massa. Ma la scorsa settimana il suo governo ha annunciato una retromarcia sugli aumenti delle tasse sul carburante a gennaio - la scintilla che aveva acceso le proteste dei «gilet gialli» - e sembrano essere pronte ulteriori concessioni.

Oggi il presidente vede sindacati e imprenditori per tentare di trovare una via d'uscita dalla crisi più profonda della presidenza dell'ex banchiere d'investimento, che fatica a scrollarsi di dosso la reputazione di «presidente dei ricchi». «Dovrà (trovare) una risposta forte, e dovrà mostrare molta empatia, perché sentiamo molte lamentele sulla personalità del presidente», ha detto oggi alla televisione LCI Laurent Berger del sindacato CFDT. I manifestanti provengono principalmente dalla provincia francese, ma hanno una serie di obiettivi diversi: dalle tasse più basse, al salario minimo più alto, alle dimissioni di Macron - rendendo le sue trattative con loro ancora più difficili.