15 dicembre 2018
Aggiornato 19:00

Brividi da Guerra Fredda: se il nucleare torna al centro delle relazioni Usa-Russia

Gli Stati Uniti sospenderanno tra 60 giorni la loro adesione al trattato Inf a meno che la Russia non torni a rispettarlo

Il presidente Usa Donald Trump con il suo omologo russo Vladimir Putin
Il presidente Usa Donald Trump con il suo omologo russo Vladimir Putin (EPA/ALEXEY NIKOLSKY/SPUTNIK/KREMLIN)

NEW YORK - Gli Stati Uniti sospenderanno tra 60 giorni la loro adesione al trattato Inf a meno che la Russia non torni a rispettarlo. Lo ha annunciato il segretario di Stato, Mike Pompeo, dopo gli incontri a Bruxelles con gli alleati della Nato. La sospensione durerà sei mesi, poi sarà valutato il comportamento della Russia. L'accordo fu firmato nel 1987 dall'allora presidente statunitense, Ronald Reagan, e dall'omologo sovietico, Mikhail Gorbacev, e prevedeva l'eliminazione di tutti i missili a gittata intermedia e i relativi apparati di lancio, oltre al divieto di testare nuovi missili. L'accordo è da allora considerato uno dei passaggi più importanti verso la fine della Guerra fredda, punto di svolta nel processo negoziale legato al controllo degli armamenti. «La Russia è responsabile per la fine del trattato» ha detto Pompeo, durante la conferenza stampa organizzata dopo il summit dei ministri degli Esteri. «Solo loro possono salvare questo trattato. Se la Russia ammetterà le sue violazioni e tornerà a rispettare pienamente l'accordo, di certo accoglieremo positivamente le loro azioni». Il segretario di Stato ha poi aggiunto che «non ci sono indicazioni» sul fatto che la Russia tornerà a rispettare l'accordo.

Gli alleati dalla parte di Washington
L'uscita degli Stati Uniti dal trattato Inf è appoggiata dagli alleati: «C'è totale unità su questo argomento, crediamo sia il giusto esito». Poco più di un mese fa, il presidente Donald Trump aveva annunciato di voler ritirare gli Stati Uniti dal trattato Inf, sostenendo che Mosca «ha violato l'accordo per molti anni». «La Russia non ha rispettato il trattato, quindi concluderemo l'accordo e svilupperemo queste armi» aveva detto il presidente. Ipotesi confermata oggi da Pompeo, che ha detto che gli Stati Uniti, se la Russia non rispetterà il limite di 60 giorni imposto da Washington, si sentiranno liberi di sviluppare e testare una serie di armi; la Russia, secondo il segretario di Stato, è in «flagrante violazione» dell'accordo. «Non so perché il presidente (Barack) Obama non lo abbia rinegoziato o non si sia ritirato» aveva aggiunto Trump, alla fine di ottobre. «Non lasceremo che violino l'accordo sul nucleare e producano armi quando noi non siamo autorizzati. Noi abbiamo rispettato l'accordo, abbiamo onorato l'accordo, ma purtroppo la Russia non lo ha rispettato».

Quali prove?
Mosca aveva risposto, negando di aver violato il trattato: «Si tratta di un passo molto pericoloso che, ne sono sicuro, non sarà compreso dalla comunità internazionale e attirerà anche serie condanne»; il trattato, aveva aggiunto il governo russo, «è significativo per la sicurezza internazionale, la sicurezza nucleare e per il mantenimento della stabilità strategica». E oggi Vladimir Putin respinge nuovamente le accuse al mittente: gli Usa non hanno fornito «prove» sulle presunte violazioni della Russia. Mosca si oppone allo smantellamento del trattato, ma se gli Usa lo abbandoneranno la Russia sarà costretta «a rispondere». Secondo Putin la dichiarazione di Pompeo è «un po' in ritardo»: inizialmente infatti la parte statunitense ha dichiarato che si sarebbe ritirata dal Trattato e poi ha iniziato a cercare la motivazione per cui dovrebbe farlo. «La ragione principale - ha concluso - è che stiamo presumibilmente violando qualcosa, tuttavia non è stata fornita nessuna prova delle nostre presunte violazioni, come al solito».

Conseguenze «pericolose»
Le conseguenze del gesto americano potrebbero essere «pericolose» per la sicurezza europea e la stabilità strategica a livello internazionale. L'avvertimento arriva direttamente dal capo di Stato maggiore russo, Valery Gherasimov. «Consideriamo molto pericoloso questo passo, che può influenzare negativamente non solo la sicurezza europea, ma anche la stabilità strategica in generale», ha detto in un incontro con i militari stranieri a Mosca. Gherasimov ha poi ribadito un avvertimento già lanciato a ottobre dal presidente Putin: i Paesi che ospitano i sistemi missilistici statunitensi diventeranno «obiettivi» militari per la Russia se gli Stati Uniti si ritireranno dall'Inf. E a proposito di eventuali reazioni da parte di Mosca,  il Cremlino ha smentito l'ipotesi circolate sui media di schierare missili russi in America Latina, in particolare in Venezuela. "Non abbiamo nulla a che fare con questa idea», ha dichiarato il portavoce del presidente Putin, Dmitri Peskov.