16 novembre 2018
Aggiornato 16:30

Kurz spacca l'Onu: l'Austria non firmerà il patto sui migranti

Dopo Trump, Orban e Morrison, anche l'Austria ha annunciato che non firmerà e non sarà presente a Marrakech
Il cancelliere austriaco, Sebastian Kurz
Il cancelliere austriaco, Sebastian Kurz (Julien Warnand | EPA)

VIENNA - L’Austria non firmerà il Patto Onu sui migranti, l’accordo non vincolante che stabilirà i principi per trattare i rifugiati e i migranti e che sarà adottato il 10 e l’11 dicembre in una conferenza delle Nazioni Unite a Marrakech, in Marocco. L’Austria non firmerà il documento a causa di considerevoli preoccupazioni di carattere generale, né invierà un rappresentante ufficiale a Marrakech, hanno dichiarato il cancelliere Sebastian Kurz e il vice-cancelliere Heinz-Christian Strache in vista del Consiglio dei ministri di oggi. Secondo il governo austriaco, il Patto non sarebbe adatto ad affrontare le questioni migratorie e annacquerebbe la netta distinzione fra migrazione legale e illegale. Inoltre, Vienna teme la perdita di sovranità sulla propria politica migratoria.

«Inadatto a regolamentare i flussi in accesso»
Pertanto, l’Austria non aderirà al Patto, si asterrà all’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel settembre 2019 e pubblicherà e registrerà una dichiarazione alle Nazioni Unite che stabilisca chiaramente la posizione del governo federale, hanno detto Kurz e Strache, che hanno bollato l'accordo come «inadatto a regolamentare i flussi in accesso». "Per noi è importante che l'Austria non entri in un consueto impegno di legge internazionale, quindi abbiamo deciso di non aderire al patto", ha dichiarato Kurz, citato dall'agenzia austriaca Apa.

Anche Usa, Ungheria e Australia
Prima di Vienna, hanno detto no al patto sull'immigrazione anche Stati Uniti, Ungheria e Australia. Si tratta di una rottura storica, che potrebbe generare dirompenti reazioni a catena. Per primo arriva il plauso via Twitter della leader del Rassemblement National (ex Front National) Marine L e Pen: «Congratulazioni a quelle nazioni che difendono la loro sovranità in materia di immigrazione. Il buon senso è di ritorno in Europa».