16 novembre 2018
Aggiornato 16:30

Brasile al ballottaggio: il «Salvini paulista» pregusta la vittoria

Jair Bolsonaro si prepara a diventare il prossimo presidente a Brasilia, secondo i sondaggi che lo accreditano al 56% sul suo rivale Fernando Haddad
Il candidato favorito alla presidenza del Brasile, Jair Bolsonaro
Il candidato favorito alla presidenza del Brasile, Jair Bolsonaro (Marcelo Sayao | EPA)

BRASILIA – Jair Bolsonaro si prepara a diventare il prossimo presidente del Brasile, o quanto meno così dicono i sondaggi: l'ultima rilevazione dà il rivale Fernando Haddad in lieve ripresa, ma il candidato dell'estrema destra si assicurerebbe il 56% delle preferenze nel ballottaggio di domani. Il segreto di un candidato che tesse le lodi della dittatura, insulta le minoranze e si confessa totalmente ignorante di economia ma favorevole a nominare dei generali alla guida dei Ministeri è duplice: il successo sui social network, e l'esasperazione dell'elettorato con una classe politica che (a dire il vero trasversalmente) si è rivelata corrotta. Bolsonaro non è indagato, caso più unico che raro, e un fallito attentato lo ha ferito in modo non sufficientemente grave da mancare ai comizi ma (certificati medici alla mano) abbastanza da marcare visita a tutti i dibattiti televisivi: di qui che tutto ciò che fa o dice venga comunicato esclusivamente via Facebook o Twitter.

Per risollevare la destra
Infine, è divenuto lo strumento della destra per cercare di emarginare definitivamente il Partito dei Lavoratori e le sue politiche di redistribuzione, dopo l'offensiva parlamentare contro Dilma Rousseff e quella legale contro Luiz Inacio Lula da Silva, il cui ritorno alla presidenza era considerato uno spettro da allontanare ad ogni costo. Certamente l'establishment avrebbe preferito il candidato di governo, Geraldo Alckmin, battuto sonoramente al primo turno; ma confida nel poter controllare agevolmente Bolsonaro, al quale manca una componente fondamentale per poter praticare una politica autonoma: non ha alle spalle un partito forte, ma un movimento assai limitato numericamente. Nonostante questo, Bolsonaro raccoglierà quindi tutto lo spettro del voto anti-Lula, che comprende anche una parte della sinistra che si sentiva emarginata dal Pt, oltre che quello antisistema. Dovrebbe bastare, stando ai sondaggi, anche perché dall'altra parte Haddad, assai meno mediatico e carismatico, non sembra aver convinto del tutto neanche il proprio elettorato.

L'eredità di Lula
Haddad paga in parte l'ombra lunga di Lula, che in un contesto di così grande polarizzazione rischia di giocargli contro fra gli elettori indecisi, e in parte il non essere riuscito ad affrontare faccia a faccia Bolsonaro, che ha evitato ogni confronto diretto con l'ex sindaco di San Paolo. Lo stesso contesto di polarizzazione fa passare in secondo piano le politiche dei candidati: Bolsonaro aveva parlato di privatizzazioni di massa, compreso l'ente petrolifero di Stato, Petrobras, per poi fare almeno parzialmente marcia indietro e lasciare il tutto nel vago; il suo forte è la mano dura contro la criminalità, la semplificazione della burocrazia (intende dimezzare il numero dei Ministeri, il che non implica peraltro un aumento dell'efficienza) e sul fronte dell'istruzione, le scuole gestite dai militari. Haddad da parte sua parla di voler «rendere di nuovo la gente felice» come ai tempi della prima presidenza Lula, quando però l'economia andava a gonfie vele, e a molti elettori non è affatto chiaro che un ritorno alle politiche del Pt sia in relazione di causa ed effetto con una ripresa dei fondamentali: di fatto, la destra è assolutamente contraria, tanto da voler rischiare di affidarsi a una candidato che in qualsiasi altro contesto avrebbe considerato fin troppo scomodo. Sia come sia, sembra probabile che lunedì il Brasile si sveglierà con un Presidente di ultradestra, senza grandi leve politiche è vero, ma che promette di essere in perenne campagna elettorale, specie se non dovessero arrivare i risultati economici e di ordine pubblico tanto decantati: una ricetta che non promette certo di regalare al Paese quattro anni di distensione.