18 dicembre 2018
Aggiornato 13:00

Brasile, l'estrema destra di Bolsonaro vicina al potere: «E' l'uomo della provvidenza»

Il candidato di estrema destra Jair Bolsonaro si è qualificato facilmente per il secondo turno delle elezioni presidenziali in Brasile

Nel manifesto il candidato di estrema destra brasiliano Jair Bolsonaro
Nel manifesto il candidato di estrema destra brasiliano Jair Bolsonaro (EPA/ANTONIO LACERDA)

BRASILIA - Il candidato di estrema destra Jair Bolsonaro si è qualificato facilmente per il secondo turno delle elezioni presidenziali in Brasile grazie a un risultato lusinghiero, ma dovrà affrontare la sinistra al ballottaggio in un duello dall’esito non scontato. Accreditato del 46,06% dei voti con il 99,99% delle schede scrutinate, molto più avanti di Fernando Haddad, Partito dei lavoratori (PT) al 29,24%, Bolsonaro ha parlato di «problemi delle urne elettroniche». «Sono certo che se non ci fossero stati, avremmo avuto il nome del Presidente della Repubblica stasera» ha detto il 63enne candidato in un video su Facebook. «Non possiamo rimanere in silenzio, chiederemo soluzioni al Tribunale supremo elettorale (TSE)», ha aggiunto. Se i suoi sostenitori hanno protestato contro il TSE a Brasilia al grido di «Brogli, brogli!», l’ex capitano dell’esercito non si è spinto così lontano. «Dobbiamo rimanere mobilitati, mancano tre settimane al secondo turno», ha detto.

L'attentato che gli è quasi costato la vita
Tra i sostenitori del 55enne Haddad, grande sollievo nel vedere il candidato PT qualificato per il secondo turno. Haddad è partito in salita, dato che ha iniziato la campagna elettorale solo quattro settimane prima delle elezioni, in quanto l’ex presidente Lula, in carcere per corruzione e ineleggibile, si è ritirato solo all’ultimo momento. «Vogliamo unire i democratici di questo paese», ha detto Haddad. «Vogliamo un grande progetto per il Brasile, profondamente democratico, ispirato alla ricerca instancabile della giustizia sociale». Il duello di Bolsonaro-Haddad sembra molto incerto e molte cose possono accadere entro il 28 ottobre, in una campagna che ha già riservato enormi sorprese tra la squalifica dell’ex presidente Lula imprigionato per corruzione e l’attacco che è quasi costato la vita a Jair Bolsonaro il 6 settembre. Per Fernando Meireiles, politologo presso l’Università Federale del Minas Gerais, «la possibilità che Bolsonaro vinca sembra la più forte ora». «Mi sembra difficile che Haddad vinca, ma non è impossibile, ha ancora una possibilità ragionevole», ha detto. Comunque in vista del ballottaggio «è possibile che la polarizzazione aumenti», prevede.

Brasile spaccato a metà
Un Brasile profondamento diviso è andato alle urne domenica, tra gli elettori preoccupati per il futuro della democrazia in un Paese che ha vissuto una dittatura (1964-85) di cui Bolsonaro è un nostalgico e coloro che rifiutano visceralmente qualsiasi ritorno alla gestione del PT. Il grande partito di sinistra che ha vinto le ultime quattro elezioni ed è stato al potere per 13 anni è considerato da molti responsabile dei molteplici mali di un paese in stato confusionale: disoccupazione, crisi economica, corruzione e insicurezza. L’ex presidente Dilma Rousseff ha pagato il sentimento anti-PT e non è stata eletta senatrice nello stato di Minas Gerais (sud-est), dove era favorita. E’ stata anche copiosamente fischiata al seggio. Per il ballottaggio saranno decisive le alleanze che i due candidati cercheranno di stringere a partire da oggi, in primo luogo con i centro, così come gli errori che potrebbero essere commessi dall’uno o dall’altro. Ciro Gomes, candidato del PDT di centro-sinistra, ha chiarito subito le sue intenzioni: arrivato terzo con il 12,5% dei voti, ha detto che continuerà a «combattere per la democrazia e contro il fascismo». Paradossalmente, secondo i sondaggi, era il candidato favorito per battere Bolsonaro nel secondo turno.

L'uomo della provvidenza?
A molti elettori, Bolsonaro appare l’uomo della provvidenza, con il suo accento sulla sicurezza, il sostegno della liberalizzazione del porto d’armi, la difesa dei valori tradizionali e la promessa di «ripulire il paese dalle élite corrotte». Non importa se il deputato cattolico di 63 anni, grande ammiratore di Donald Trump, è meglio conosciuto per il o razzismo, la misoginia e l’omofobia. L’aura del «mito», come lo chiamano i suoi seguaci, ha avvolto anche due dei suoi figli: Eduardo Bolsonaro, 34 anni, è stato rieletto deputato a San Paolo, mandando in frantumi il record del voto legislativo in Brasile. Flavio Bolsonaro, 37 anni, molto presente con suo padre, per il quale ha fatto campagna dopo l’attacco, è stato facilmente eletto senatore di Rio de Janeiro.