20 ottobre 2018
Aggiornato 08:55

La Brexit si avvicina: quali documenti serviranno per andare a Londra

Come funzionerà il visto per gli europei nello scenario post uscita del Regno Unito dall'Unione europea?
Un sostenitore della Brexit
Un sostenitore della Brexit (ANSA / FOTO DI REPERTORIO)

LONDRA - Niente visti preferenziali per i lavoratori UE nello scenario post-Brexit. Questa è la decisione presa all’unanimità dal Gabinetto del Governo May nei giorni scorsi. Inoltre nessuna agevolazione per i lavoratori provenienti da paesi dell’Unione rispetto a chi viene da extra-UE. «L’unica differenza sarà sul merito: sì ai lavoratori qualificati, non importa la loro provenienza, e no a quelli poco o non qualificati». Lo scrive Emanuele Lotti su LondraItalia.com, quotidiano online degli italiani nel Regno Unito. Decisione, quella del Governo, che segue la proposta avanzata dal MAC (Migration Advisory Committee), ente pubblico indipendente che si occupa di consigliare gli organi istituzionali su politiche migratorie. 

Ok anche da parte dei labouristi
I Labour, da parte loro, hanno dato il benestare a questo nuovo set di politiche migratorie post-Brexit, grazie alle quali appunto non verrebbero più fatte discriminazioni tra lavoratori europei e non. Si tratta di un accordo politico che non ha alcun effetto immediato ma che certamente verrà preso in considerazione nelle prossime negoziazioni, e influenzerà le prossime proposte di leggi in materia di politiche migratorie del Governo nello scenario post-Brexit.

Cosa cambierà dal 2020
A partire dal 2020, anno in cui la Brexit entrerà in vigore, gli europei saranno trattati alla stessa stregua degli immigrati provenienti da altre parti del mondo. Un sistema disegnato per agevolare l’ingresso di professionisti come medici o ingegneri, e al tempo stesso frenare l’immigrazione poco qualificata proveniente dai paesi dell’Unione Europea. 

Stop al tetto massimo dei visti
La posizione del Governo May ha anche attirato numerose critiche. Fa parlare soprattutto la proposta di eliminare il tetto massimo di visti concessi a lavoratori qualificati non UE, legge pensata anni fa per cercare di frenare il flusso di immigrazione dai paesi fuori dall’Unione. Fa riflettere inoltre la posizione ambigua dei Labour su questo tema. In effetti, dal partito che tradizionalmente dovrebbe difendere i lavoratori meno qualificati e più deboli, si alzano pochissime voci di protesta: una è quella di Hillary Ben, presidente della influente Commissione Exiting the European Union della House of Commons, che sottolinea che «sarebbe saggio dare invece la precedenza ai lavoratori UE, tenendo soprattutto conto della auspicata relazione preferenziale tra Unione e Regno Unito nello scenario post-Brexit».