18 agosto 2018
Aggiornato 20:00

Trump e il «regalo» al re dell'alluminio Deripaska

Per cancellare le sanzioni alla Russia il Presidente americano chiede rinuncia a Rusal. Ma è formalità
Vladimir Putin e Donald Trump
Vladimir Putin e Donald Trump (ANSA)

MOSCA - Un gran numero di informazioni contrastanti da parte Usa e per ora dichiarata reticenza da parte russa: in mezzo un gran numero di posti di lavoro e le tasche dei consumatori. Il Tesoro degli Stati Uniti vuole ammorbidire i termini delle sanzioni contro la compagnia metallurgica Rusal ed è pronto a considerare la possibilità della loro completa cancellazione, ma c'è una clausola. La rimozione del regime di sanzioni per Rusal sarà possibile solo se il magnate Oleg Deripaska verrà privato dell'azienda o vi rinuncerà volontariamente. Ma anche questo, è più formalità di quanto si possa immaginare. Non a caso le azioni di UC Rusal a Hong Kong sono schizzate del 40%, dopo le dichiarazioni di Washington sulla possibilità di revocare le sanzioni contro la compagnia.

Il motivo per il quale Deripaska - noto non solo per le sue ricchezze, ma anche per un'intelligenza fuori dalla norma - si trova nell'occhio del ciclone è chiaro: non solo è considerato vicino al presidente russo Vladimir Putin, ma ha anche avuto rapporti con Paul Manafort, l'ex presidente della campagna elettorale di Donald Trump, sotto accusa federale anche per tali rapporti. Ma la messa all'indice del magnate è caduta sotto un'occasione successiva: il caso Skripal, per il quale Washington aveva annunciato il 6 aprile nuove sanzioni contro una serie di oligarchi e società russe.

Il dipartimento Usa per il controllo delle attività estere, responsabile della politica di sanzioni della Casa Bianca, ha però annunciato in queste ore quello che è apparentemente un rinvio. E subito dopo il segretario stampa del presidente della Russia, Dmitry Peskov ha dichiarato di non voler dare una valutazione alle dichiarazioni. «Sarei molto reticente, perché queste affermazioni sono di natura ipotetica», ha detto il rappresentante del Cremlino. Un gran numero di informazioni contrastanti provenienti da Washington negli ultimi anni «non consentono alcuna valutazione, positiva o negativa», ha aggiunto Peskov.

Allo stesso tempo, il rappresentante del Cremlino ha parlato del motivo per cui i politici americani parlano di un possibile ammorbidimento delle sanzioni contro Rusal: secondo lui sarebbe un colpo molto doloroso sui consumatori «in diversi continenti. E i consumatori si chiedono, mi pare logico, perché dovrebbero sopportare il danno».
Ora il termine delle transazioni con Rusal per le entità giuridiche americane è prorogato di sei mesi: se inizialmente tutti gli accordi contrattuali con la società dovevano essere interrotti prima del 5 giugno, ora le operazioni sono possibili fino al 23 ottobre.

Il presidente Donald Trump, secondo esperti russi, ha offerto a Rusal un accordo transattivo e dà ai proprietari dell'azienda il tempo di raccogliere le loro opinioni. L'ammorbidimento dei termini non consiste solo in un ritardo, ma, soprattutto, solleva il divieto di cooperazione con altre società. Tra queste, ad esempio, viene in mente per prima, Volkswagen, che fornisce motori per lo stabilimento di Nizhny Novgorod. In senso lato, una tale mitigazione delle sanzioni significa la conservazione di migliaia di posti di lavoro non solo presso le imprese di Oleg Deripaska, ma anche presso le imprese dei loro numerosi subappaltatori.

Certamente, il benessere dei lavoratori delle imprese russe non è in cima all'agenda dell'amministrazione di Trump, ma la posizione dell'industria dell'alluminio negli Stati Uniti e nell'UE si colloca sicuramente molto più in alto. Come conseguenza del panico sul mercato dell'alluminio generato dall'annuncio delle sanzioni, i prezzi dei metalli sono saliti a tal punto da rappresentare un duro colpo per i consumatori americani ed europei dell'alluminio.

L'accordo degli Stati Uniti per rivedere il regime di sanzioni contro Rusal, fatto salvo il ritiro personale di Deripaska dal controllo della compagnia, è un vero «regalo» per l'oligarca russo, che nemmeno se lo sognava una settimana fa, sottolinea una fonte russa. Se si scava, risulta che formalmente Deripaska non possiede una partecipazione di controllo in Rusal, sempre secondo la fonte. Ma migliaia di dipendenti delle sue aziende e società collegate in molti paesi tireranno un sospiro di sollievo. Una situazione familiare a Rosneft: nonostante il suo amministratore delegato, Igor Sechin, sia personalmente dichiarato dagli Stati Uniti persona non grata, la compagnia continua a fare affari con tutti.