26 settembre 2018
Aggiornato 15:00

Hollande si racconta: «Il mio rimpianto? Non essere intervenuto in Siria nel 2013»

E su Renzi: "Su immigrazione l'ho sostenuto quando ho potuto, ma ha vinto la politica dello struzzo". L'intervista su Repubblica a tutto campo
L'ex presidente francese Francois Hollande.
L'ex presidente francese Francois Hollande. (EPA /CRISTOPHE ARCHAMBAULT)

PARIGI - «Ero e rimango socialista. Non mi ritiro dalla politica», così l'ex presidente francese Francois Hollande in un'intervista a Repubblica (realizzata da LENA, alleanza editoriale di Repubblica con altri sei giornali europei tra cui País, Welt e Figaro) in cui parla anche del libro appena pubblicato «Les leçons du Pouvoir», di Trump, di Obama, di Renzi di Merkel e di Putin. Hollande ammette degli errori nel suo quinquennio, ma rivendica di aver lasciato un Paese con i conti risanati e in ripresa, «senza aver mai applicato l'austerità». Uno dei suoi rimpianti è non essere intervenuto in Siria contro Assad nell'estate 2013 a causa dell'improvviso voltafaccia di Barack Obama, scrive il quotidiano, «quella rinuncia ha avuto conseguenze notevoli sull'equilibrio non solo della regione ma del mondo».

Su Putin e Siria
E sempre sulla Siria Hollande sottolinea che nonostante l'intervento Usa-Francia-Gb «il regime ha riconquistato militarmente parte del territorio. Turchia, Russia, Iran sono pronti a spartirsi la Siria. Uscire dalla crisi è diventato più difficile». Hollande poi parla di Putin: «Combina seduzione e brutalità. È al tempo stesso convincente e minaccioso. Sono estremamente lucido su ciò che pensa dell'Europa e dell'Occidente: li guarda come corpi deboli, moralmente fiacchi, senza coesione, in declino. E infatti è legato alle estreme destre ovunque in Europa. Soltanto una parte dell'estrema sinistra non l'ha ancora capito».

Merkel
«Non eravamo sempre d'accordo con Merkel, in particolare sul sostegno alla crescita e all'occupazione, sull'austerità della politica imposta ai popoli. Ma siamo sempre stati animati dal supremo interesse europeo. Dico spesso: Madame Merkel si prende il suo tempo ma alla fine fa sempre la scelta giusta».

E su Renzi...
E infine Hollande parla dell'Italia, lasciata da sola sulla crisi dei migranti: «Matteo Renzi non ha mai smesso di allertarci, chiedere una revisione degli accordi di Dublino. L'ho sostenuto per quanto ho potuto ma ha vinto la politica dello struzzo. L'Europa ha nascosto la testa sotto alla sabbia». E sempre su Renzi dice: «Spesso quel che si ama in un leader diventa poi il suo punto debole. Che cosa piaceva di Renzi? Che fosse giovane, intrepido, audace. Qualche tempo dopo, le stesse qualità sono state interpretate come segno di arroganza».