14 novembre 2019
Aggiornato 06:30
La gabbia europea

La Polonia sfida l'Ue sulla riforma della Giustizia: nostro diritto fare riforme per i polacchi

Il capo della diplomazia polacca ha riaffermato oggi il diritto del suo paese a riformare la giustizia come meglio crede, deplorando il ricorso dell'Ue

Bandiera europea.
Bandiera europea. ANSA

VARSAVIA - Il capo della diplomazia polacca ha riaffermato oggi il diritto del suo paese a riformare la giustizia come meglio crede, «deplorando» il ricorso dell'Unione europea a una procedura senza precedenti che potrebbe portare a sanzioni contro Varsavia. Jacek Czaputowicz, che ha presentato in Parlamento il suo programma generale di politica estera, ha implicitamente confermato che la risposta polacca alle raccomandazioni di Bruxelles, trasmessa il giorno prima, non ha annunciato alcun cambiamento significativo delle controverse riforme previste nel Paese.

Sovranità
Alla fine di dicembre, l'esecutivo dell'Ue ha attivato la fase preliminare dell'articolo 7 del trattato Ue, che può teoricamente portare a una sospensione dei diritti di voto del Paese all'interno dell'Unione. «Difendiamo il nostro diritto di guidare le riforme del sistema giudiziario in accordo con le aspettative dei polacchi», ha affermato il ministro. La Polonia - ha sottolineato - si oppone alle proposte di subordinare la concessione di fondi europei al rispetto dello stato di diritto. «Lo stato di diritto è un valore prezioso per noi (...) siamo preoccupati, tuttavia, che criteri nebulosi possano portare a una limitazione arbitraria dei diritti degli Stati membri», ha detto ancora Czaputowicz.

Dentro l'Ue, ma...
Se il ministro ha riaffermato l'impegno della Polonia per il suo posto all'interno dell'Ue - ricordando che l'87% dei polacchi è favorevole -, dall'altra parte ha dato alla presentazione del suo programma di politica estera un tono euroscettico. «La Commissione europea non è un super-governo né il Parlamento Ue un superparlamento, autorizzato a dare istruzioni ai governi e ai parlamenti nazionali», ha affermato il capo della diplomazia di Varsavia. Il ministro ha quindi denunciato il protezionismo che si esprime, secondo lui, nel progetto di direttiva sul lavoro delegato. «Non possiamo accettare le regole del gioco che rimuovono i nostri vantaggi competitivi in nome di principi imposti dai partner più potenti, mentre i loro benefici devono essere mantenuti», ha obiettato.

Posizioni euroscettiche
Agli occhi dei polacchi, la direttiva in questione colpirà duramente le società polacche che operano in Occidente, imponendo pesanti barriere burocratiche, in primo luogo agli autotrasportatori, obbligati a pagare i loro autisti al tasso del Paese servito, ma anche alle società di costruzione. Czaputowicz ha anche ritenuto che un'Unione a due velocità condurrebbe all'emarginazione di alcuni Paesi e alla creazione di una «Direttorio delle potenze». Il minsitro si è quindi pronunciato in favore di un budget europeo «ambizioso» nonostante la Brexit, proponendo di "rinunciare agli sconti" e di aumentare i contributi, incluso quello della Polonia. Czaputowicz ha quindi chiesto un «accesso paritario» al Fondo di difesa europeo, «per impedire ai maggiori Paesi con una grande industria della difesa di sfruttare al massimo le proposte della Commissione, mentre i paesi più piccoli potrebbero vedere il loro potenziale ridotto». Ricordando che la Germania è il "principale partner politico ed economico della Polonia nell'Ue», il ministro ha sostenuto di stare lavorando per risolvere le divergenze con Berlino, citando il progetto del gasdotto Nord Stream 2 e i risarcimenti di guerra. Per quanto riguarda i rapporti con la Russia, infine, la Polonia desidera mantenere un «dialogo politico» con Mosca, ma «senza ignorare la sua attuale politica aggressiva nei confronti dell'Occidente».

(fonte afp)