20 ottobre 2018
Aggiornato 04:00

Cosa c'è dietro alla Grande Coalizione: il piano della Merkel per sostituire Mario Draghi

Ad Angela Merkel serve un governo qualsiasi per abbattere Mario Draghi e il Quantitative Easing
La cancelliera tedesca Angela Merkel
La cancelliera tedesca Angela Merkel (Kay Nietfeld/dpa)

BERLINO - Non con la consueta manifestazione di giubilo finanziaria è stata accolta la decisione dei seicento delegati della Spd di procedere a nuove consultazioni con Angela Merkel, al fine di costruire un nuovo governo di larghe intese in Germania. Le borse europee sono stabili o addirittura in lieve flessione, segno che la decisione sui mercati finanziari era attesa, e comunque scontata da un rialzo che appare tanto infinito quanto privo di senso. Non sono serviti quindi i commenti entusiasti di tutti i mezzi di comunicazione, di tutti i governi, nonché di ogni commentatore possibile a tradurre il nuovo, vecchio, governo tedesco in nuova linfa per il sistema finanziario. 

Perché?
In realtà l’assenza di un governo in Germania premia il sistema di assistenza finanziaria delle grandi banche, fondato sul Quantitative Easing voluto nel 2012 da Mario Draghi. Il vero cuore dell’Europa, ovvero la politica monetaria e l’acquisto del debito pubblico da parte della Banca centrale europea, non è stato oggetto della trattativa da parte di Spd, socialdemocratici, Cdu e Csu: e molto probabilmente non lo sarà. Ma con ogni probabilità, a fronte di lievi concessioni sul fronte interno, Angela Merkel chiederà ai socialdemocratici di abbandonare politicamente l’attuale governatore italiano, e avallare implicitamente la guerra della Bundesbank all’alleggerimento quantitativo che, di fatto, impedisce alla Germania il dominio totale sulle economie dei paesi dell’Europa del Sud, in particolare sull’Italia.

La Merkel vuole sostituire Draghi con Weidmann
Angela Merkel vuole un governo in Germania, uno qualsiasi, che le permetta di comandare non nel suo paese, ma in Europa. Per fare questo necessita di elargire concessioni ai socialdemocratici di Martin Schulz. Si parla di "sanità più equa", l'innalzamento del tetto del numero degli immigrati, nonché una non chiara limitazione della deregolamentazione del mondo del lavoro. Ma soprattutto Angela Merkel, nonché l’intera impalcatura sociale che la sostiene, necessita di un governo qualsiasi – ma forte – che la aiuti nella battaglia per sostituire Mario Draghi con Jens Weidmann, il fanatico capo della Bundesbank che non vede l’ora di allungare gli artigli sul Quantitative Easing. Al fine di rimarcare ancor più l'egemonia tedesca in Europa e procedere così, grazie alle crisi finanziarie che si scatenerebbero qualora il paracadute finanziario della Bce - non privo di enormi zone d'ombra e sacche di parassitismo - fosse scardinato.

La Germania forma un governo di interesse nazionale, a discapito dell’Europa unita
Nuove votazioni avrebbero allontanato questo scenario, ma le lapidarie parole del capo politico della Spd non hanno lasciato spazio a questa prospettiva: «Non ci saranno nuove elezioni». Schulz poi ha aggiunto: «Lo spirito del neoliberalismo deve finire in Europa e possiamo ottenerlo solo ce ne occupiamo noi, altrimenti non lo fa nessun altro. Possiamo spezzare l’ondata di destra formando un governo stabile con un chiaro profilo socialdemocratico», ha ribadito Schulz. «Sono convinto che la strada coraggiosa sia quella giusta. E penso che non farà male, ma rafforzerà il partito». L’analisi che si avanza, successiva al voto, è tanto superficiale quanto sconcertante. Un plauso unico, galvanizzato, erompe dai commentatori di ogni specie, che si sperticano in lodi verso il capo della Spd «che con coraggio rilancia l’Europa e la sua filosofia». Addirittura che lotta «contro il neoliberismo». Nel mondo al contrario in cui viviamo non emerge la chiara materialità della questione: la Germania forma un governo di interesse nazionale, a discapito dell’Europa unita.

La socialdemocrazia tedesca, oltre un secolo di ambiguità al potere
La decisione presa dal Spd, con una stretta maggioranza, è fatta contro gli interessi della classi sociali europee che vorrebbe rappresentare: quelle che sopravvivono grazie al Quantitative Easing che il suo governo tenterà di cancellare: come già, per altro, preannunciato con una perentoria richiesta da parte della Bundesbank inerente un aumento dei tassi di interesse che metterebbe sotto pressione il budget complessivo dell’alleggerimento quantitativo. Schulz, e il suo partito, hanno messo davanti l’interesse nazionale a quello europeo: cosa che, per altro, la Germania fa da sempre. Il tutto in nome dei valori europei, con uno spericolato e impuntito senso dell’ipocrisia. Di per sé non è una novità storica. L'Spd è il più antico partito politico della Germania ancora esistente e anche uno tra i più vecchi e più grandi del mondo, che ha celebrato il suo 150º anniversario nel 2013. Con più di 550mila membri, è il partito più grande (per numero di iscritti) in Germania. Radicato nel mondo sindacale e dei lavoratori, è considerato il partito che meglio ha incarnato nella storia l'identità socialista democratica ed è membro dell'Internazionale Socialista, ha fra i padri fondatori niente meno che Karl Marx. Ma la sua storia è connaturata intorno al moderatismo spinto, si pensi al voto favorevole ai crediti di guerra del 1914:  forzando quell’esempio, ma di poco, si può dire che oggi l'Spd di Schulz ha portato avanti una manovra simile. Grazie al suo sostegno ad un governo ormai moribondo - è opinione comune in Germania che la figura politica di Angela Merkel sia «in una fase di coma» - darà nuova linfa ad una visione predatoria dell’Europa Unita. La sorte toccata alla Grecia, per i poveri paesi europei di questa Unione, è oggi più vicina. Ma pochi se ne rendono conto: oppure preferiscono non vedere.