10 dicembre 2018
Aggiornato 10:00

Siria, così la Turchia si prepara alla guerra contro i curdo-siriani amici degli Usa

Ankara sul piede di guerra. Ecco cosa spaventa tanto Erdogan, e cosa sta succedendo sullo scacchiere geopolitico tra Turchia, Usa e Russia
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan (EPA/TURKISH PRESIDENTAL PRESS OFFICE)

ANKARA - Ankara sul piede di guerra: la Turchia si dichiara pronta a intervenire con il proprio esercito in Siria in ogni momento. Negli ultimi giorni il governo turco ha ripetutamente affermato la possibilità di avviare una operazione militare ad Afrin, cantone curdo nel nord della Siria. Dopo il primo segnale dato lunedì scorso dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan, mercoledì il Consiglio di sicurezza turco ha dato la propria approvazione per una possibile operazione oltre il confine turco-siriano, mentre le forze armate hanno inviato un convoglio militare a Hatay, sulla frontiera meridionale turca. La mobilitazione dell'esecutivo turco è dovuta all'intenzione dichiarata precedentemente dagli USA di voler aiutare le Forze democratiche siriane guidate dalle milizie curdo-siriane dello YPG a costituire una nuova forza di frontiera: una formazione armata composta da 30mila unità che operi a ridosso della frontiera turca e quella irachena.

Lontana dagli Usa sull'Isis
Nonostante l'alleanza tra Ankara e Washington - entrambi membri della NATO - nella lotta contro l'ISIS le parti hanno visioni diverse sui gruppi di opposizione da sostenere. La Turchia considera lo YPG un'organizzazione terroristica, al pari del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK). Per contro le milizie curdo-siriane non sono riconosciute come un gruppo terrorista dagli USA ma sono invece considerate come un fondamentale alleato nella lotta contro l'ISIS in Siria. Tuttavia, le ultime dichiarazioni che arrivano dagli Stati Uniti sembrano voler calmare le acque. Il segretario di Stato Rex Tillerson ha affermato ieri che gli USA capiscono perché la Turchia ha reagito in quel modo, spiegando che "l'intera faccenda era stata interpretata e descritta male", che "alcune persone hanno detto cose sbagliate" e che Washington "non sta assolutamente creando una forza di frontiera». Tillerson ha inoltre aggiunto di aver parlato con il Segretario della difesa Jim Mattis "per essere certi che fossero sulla stessa linea".

Cosa spaventa tanto Erdogan
Ma i rapporti tra la Turchia e gli Stati Uniti stanno attraversando uno dei momenti piu critici della propria storia. Uno dei principali motivi di attrito è dato dal sostegno e rifornimento di armi di Washington ai militanti curdi dello YPG. Ma il vero timore di Ankara è quello di vedere costituito a ridosso della propria frontiera meridionale una regione autonoma curda e che una simile entità curda possa poi emergere anche all'interno del territorio turco. Il governo di Erdogan ha ripetutamente chiamato gli USA ad interrompere il rifornimento di armi ai combattenti curdi, prospettando il rischio che le stesse armi possano essere in seguito utilizzate contro Ankara. "La formazione e il sostegno da dare ad un corridoio terroristico nella regione, travestito da sicurezza di frontiera rappresentava un'aperta minaccia per l'integrità della nostra frontiera. Questo dovrebbe essere chiaro a tutti", ha detto mercoledì il portavoce del governo turco Bekir Bozdag, aggiungendo che "per il bene della Turchia può diventare necessario assumersi rischi maggiori" e senza scongiurare completamente l'eventualità di un intervento militare turco ad Afrin. Tra il 2016 e il 2017, l'esercito turco ha condotto l'operazione Scudo di Eufrate in Siria, allontanando i militanti ISIS dalla frontiera turca, ma anche - e soprattutto - interrompendo il collegamento e creando una zona-cuscinetto tra Afrin e Kobane, due dei tre cantoni che si trovano sotto il controllo dei curdi nel nord della Siria.

E la Russia?
Ma Ankara oltre che con l'appoggio degli USA ai curdi-siriani si deve scontrare anche con il favore dimostrato dalla Russia nei loro confronti. Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, nei giorni scorsi, criticando il piano degli USA di formare una forza di frontiera ha detto che Mosca cerca di sistemare questioni come quella di Afrin e in generale in Siria con accordi di cessate il fuoco. "I curdi sono assolutamente una parte del popolo della Siria e siamo tenuti a prestare attenzione ai loro interessi", ha affermato Lavrov. 

Il nodo Idlib
In seguito ad un accordo raggiunto ad Astana con la Russia e l'Iran per ridurre lo scontro tra le forze a favore del governo di Damasco e il fronte opposto, le truppe turche sono entrate tre mesi fa nella provincia di Idlib e sono tutt'ora stanziate in Siria. "La priorità della Russia è quella di utilizzare la collaborazione con la Turchia per fare in modo che Idlib passi sotto il controllo dell'esercito siriano e che i curdi diventino parte dei negoziati per restringere lo spazio di azione degli USA", scrive il giornalista Fehim Tastekin sul quotidiano online Duvar. "Per contro, Ankara non accetta che l'esercito siriano entri ad Idlib fino a quando non vedrà fallire lo scenario sui curdi a cui si oppone", aggiunge il giornalista. Secondo Kadri Gursel, opinionista del quotidiano Cumhuriyet, Ankara potrebbe considerare un intervento ad Afrin non solo per eliminare la "minaccia curda" e relegare la loro presenza sulla sponda orientale dell'Eufrate, ma anche per insediare ad Afrin gli arabi-sunniti che si troveranno probabilmente a fuggire da Idlib. Questa idea, secondo l'esperto, potrebbe dipendere anche dalla volontà di impedire che il problema dei profughi siriani - che contano oltre 3 milioni di presenze nel paese anatolico - si aggravi ulteriormente.