13 dicembre 2019
Aggiornato 10:30

Putin si candida alle elezioni ma senza partito: ecco com'è davvero la Russia oggi, e come sarà

Burrascosa conferenza stampa a Mosca per il presidente Vladimir Putin. La giornalista-candidata presidenziale Xenia Sobchak lo accusa pesantemente

MOSCA - Ha puntato il dito e alzato la voce: il Presidente Putin è apparso infastidito dalle domande serrate di Xenia Sobchak, giornalista russa e candidata alle prossime elezioni presidenziali. La giornalista, molto famosa perché lavora in una televisione via cavo assai seguita, ha insistito sui temi scomodi inerenti l’attuale situazione politica russa. Il Presidente russo è stato sottoposto ad un vero processo pubblico: condizione che rende complessa l’idea, ormai diffusa in occidente, che in Russia viga una dittatura mediatica. Per dare un'idea del tono della discussione, Xenia Sobchak ha usato questi argomenti per attaccare Putin: "Perché il Cremlino ha così tanta paura della competizione? Le persone sanno bene che essere leader dell'opposizione significa essere uccisi o incarcerati». Il presidente ha risposto in maniera ruvida, accusando l'opposizione di voler destabilizzare la Russia.

Progressi economici
Il presidente russo ha fatto un bilancio degli ultimi quattro anni trascorsi – con particolare enfasi rispetto i dati economici interni – e soprattutto ha lanciato la sua candidatura al quarto mandato presidenziale. Putin, cogliendo in contropiede il parterre di giornalisti, ha annunciato che concorrerà come indipendente, e quindi non per il suo partito, Russia Unita. Alla base di una scelta che provocherà non poche polemiche in occidente – il presidente russo si espone all’accuso di zarismo – vi è l’avvitamento morale che colpisce anche la classe politica russa. «Correrò da indipendente, ma avrò bisogno del supporto della gente». Obiettivo principale del suo programma è il miglioramento delle condizioni di vita dei russi tramite aumenti salariali e investimenti in sanità, tecnologia, istruzione e infrastrutture. Quindi il programma economico del presidente in carica si potrebbe riassumere così: più stato, più spesa pubblica, più servizi.

Corsa agli armamenti? Macché...
Al di là della propaganda elettorale si tratta di un passo che conferma una tendenza in corso da parecchi anni: la Russia ha abbracciato l’economia di mercato, ma sta tentando di temperarla e renderla più proficua attraverso un forte intervento pubblico. La crisi economica, secondo Vladimir Putin, in Russia sarebbe alle spalle. E’ partito da lontano per elencare i suoi risultati, dal 1999, anno della sua prima elezione. In diciotto anni il Pil russo è cresciuto del 75%, la produzione industriale del 60%, i salari sono aumentati di 3,5 volte così come le pensioni medie. Il debito pubblico si è ridotto del 75% mentre le riserve valutarie sono cresciute di trenta volte. L’aspettativa media di vita per un russo è passata da 65 a 73 anni. Risultati strabilianti, che però risultano stabili, secondo alcuni vi sarebbero perfino dei fenomeni regressivi negli ultimi anni, rispetto al 2012: da quando la crisi economica – indotta dalla guerriglia sul prezzo del petrolio in sede Opec, e acuita dalla sanzioni internazionali – ha fermato la fase espansiva russa. La spesa militare della Russia rimane modesta, anche se il mondo è ormai convinto che Putin si stia armando fino ai denti: appena 46 miliardi di dollari. Lontanissima dalle mostruose cifre di Stati Uniti (663 miliardi di dollari), Unine Europea (331 miliardi), Cina (100 miliardi). Inferiore perfino a Francia e Regno Unito. Rispetto il 2009 le risorse destinate alla difesa in Russia sono diminuite quasi del 18%, passando dai 61 miliardi del 2009, ai 46 miliardi del 2018. Tale ammontare, ha chiosato il presidente russo «non inciderà sulla spesa sociale»

Il fondo bebè
Ognuno tragga le conclusioni che preferisce su chi si sta armando e chi no. Putin ha annunciato la creazione di un fondo per le famiglie che metteranno al mondo bebè – la crisi demografica in Russia è un problema sociale dalle dimensioni molto serie – ed ha aumentato lo stipendio ai dipendenti pubblici del 3,4%: ovvero al 30% della forza lavoro. Si tratta ovviamente di una redistribuzione della ricchezza verso le fasce sociali collassate con la fine dell’Unione Sovietica.

Opposizione inesistente
Putin era convinto di essere uscito indenne dalla conferenza stampa, ma un fuoco di fila di domande serrate di Xenia Sobchak l’ha fatto innervosire. Il nodo è sempre lo stesso: l’assenza di una alternativa seria al suo dominio politico. Questione complessa, che compenetra la storia russa degli ultimi sei secoli, a maggior ragione ora che il presidente ha deciso di presentarsi da solo, come un vero Zar. Putin ha affermato, con una battuta, che non è compito suo creare un’alternativa al suo governo. Se si pensa alla bizzarre figure politiche russe che vorrebbero spodestarlo è difficile dargli torto. Si va dagli ex comunisti dell’eterno Zyuganov, che in realtà lo sostengono apertamente, al buffonesco Zhirinovskij per giungere fino a Alexei Navalny, il giovane liberale ultra filo occidentale, che Putin ha paragonato all’imbarazzante ex presidente georgiano Sakashvili, che nel 2008 scatenò un’assurda guerra anti russa, uscendone vivo ma con le ossa rotte. Oggi Saakashvili è fuggito in Ucraina, dove sta dimostrando scarsa lucidità psicologica: è stato infatti arrestato con l’accusa di spionaggio, paradossalmente proprio dai più acerrimi nemici di Vladimir Putin. Navalny, blogger anti corruzione, creato a tavolino negli studi di comunicazione occidentali, non potrà in ogni caso candidarsi per una precedente condanna penale.