7 luglio 2020
Aggiornato 10:00
Amministrazione Trump

Amici nemici, Trump in Cina da Xi Jinping: prove di «spartizione» dell'Asia

Dietro lo sfarzo dell'accoglienza e le parole dolci tra il presidente cinese Xi Jinping e il suo ospite Donald Trump, ci sono i leader di due paesi rivali. Ecco com'è andata

PECHINO - Amici nemici. Dietro lo sfarzo dell'accoglienza e le parole dolci tra il presidente cinese Xi Jinping e il suo ospite Donald Trump, ci sono i leader di due paesi che si percepiscono come concorrenti e rivali. E se la due giorni di Trump a Pechino, tappa clou di un lungo tour asiatico, ha fornito una gran quantità di photo-ops a uso e consumo delle strategie interne e di comunicazione dei due leader, sugli esiti finali di questo atteso vertice il discorso è più articolato. Trump è arrivato a Pechino con lo scopo dichiarato di spingere la Cina a isolare la Corea del Nord, perché c'è bisogno di "agire con urgenza». Per il presidente americano le chiavi della soluzione alla crisi nordcoreana sono a Pechino. Ma con la Cina le differenze sembrano permanere anche dopo i colloqui di questi giorni. Xi si è impegnato a lavorare per la denuclearizzazione della "penisola coreana" e, secondo quanto ha dichiarato il presidente cinese nella breve conferenza stampa congiunta (meno di 15 minuti) alla fine dei colloqui, ad applicare pienamente e strettamente le sanzioni Onu nei confronti di Pyongyang. Tuttavia, questa non è una novità: Pechino ha sempre rivendicato di applicare rigidamente le sanzioni, rispondendo alle accuse americane. Trump - a dire di Xi - ha concordato sul perseguimento della via pacifica e negoziale per la denuclearizzazione  coreana. Ma il presidente americano ha abituato i suoi interlocutori a repentini cambi di linea e a trasformazioni del "mood" in rapporto al partner che ha di fronte. Misure più concrete, alla fine dei giochi, sembrano non essere state concordate dai due leader.

Cina vera alternativa agli Usa
E' sempre più evidente che Pechino si pone come vera potenza alternativa agli Stati uniti. Xi ha parlato di una "nuova storica partenza" delle relazioni sino-americane e ha sottolineato l'importanza di gestire in maniera appropriata le differenze tra i due paesi. C'è, come immaginabile, una differenza di approccio tra Washington e Pechino alla questione della stabilità in Asia nordorientale e sudorientale. La Cina si vede come potenza in ascesa impegnata a costruire una concorrenza "benigna" con gli Usa, da pari a pari, in una relazione che ha come teatro l'Asia e il Pacifico. Trump, invece, sposta il focus sul contesto "indo-pacifico", che quindi include anche l'India e il Sudest asiatico nell'equazione. La questione non è solo di una diversa formulazione. Un rapporto bilaterale Usa-Cina, che operi sulle due sponde del Pacifico nel quale - come ha detto Xi - c'è posto per le due potenze, evoca un'idea di sfere d'influenza. In un contesto del genere, la rivendicazione cinese sull'80 per cento del Mar Cinese Meridionale non dovrebbe essere sfidata dagli Usa. Se invece la cornice in cui opera l'America in Asia è "indo-pacifica", la questione per Pechino si complica notevolmente e Washington ha buon gioco a tenere una presenza attenta nell'area a difesa degli interessi della "libertà di navigazione", dei suoi alleati e del mantenimento di un equilibrio tra i paesi che hanno confliggenti ambizioni sullo stesso pezzo di mare, strategico sia da un punto di vista militare, sia perché vi passa un'aliquota importantissima del commercio mondiale.

L'annoso problema del disavanzo commerciale
Sulla questione del deficit della bilancia commerciale, argomento particolarmente caldo per The Donald, tra i suoi maggiori cavalli di battaglia elettorali,  il presidente Usa è stato paradossalmente più duro con l'alleato Giappone dell'"amico" Shinzo Abe che con il "rivale" Xi. Ha chiarito che l'esorbitante disavanzo, che nel 2016 è stato di quasi 350 miliardi di dollari, è colpa non della Cina ma delle amministrazioni americane precedenti: un leit-motiv che il presidente americano ripete spesso soprattutto a uso dell'opinione pubblica interna. Secondo quanto dichiarato, durante la visita si sono firmati accordi per oltre 250 miliardi di dollari. Non è chiaro però quanti siano in realtà un trascinamento di accordi precedenti. Tra gli accordi odierni, una commessa da 37 miliardi di dollari per 300 aerei andata alla Boeing. Rex Tillerson, il segretario di Stato Usa, è stato abbastanza tranchant su questi risultati: "Per dirla abbastanza francamente, nello schema complessivo le cose che abbiamo ottenuto finora sono abbastanza piccole".

Diritti umani, grandi assenti
Non sembrano esservi stati cenni ai diritti umani durante i colloqui. D'altronde, questa non appare essere una priorità particolare di Trump. In compenso, durante la visita del presidente americano, ai militanti per i diritti umani cinesi - secondo quanto hanno raccontato alcuni di loro al Guardian - è stato consigliato di stare a casa sono stati tenuti sotto sorveglianza. C'è stato un allentamento del blocco di Twitter, che tuttavia ha riguardato una sola persona: Trump stesso. Il presidente americano, maniaco dei tweet, ha potuto "cinguettare" tranquillamente nella sua visita. Lo ha fatto soprattutto per lodare Xi Jinping "Presidente Xi, grazie per l'incredibile cerimonia di benvenuto. E' stato uno spettacolo veramente memorabile e impressionante!" Al tweet è allegato un video Instagram.

Un "corteggiamento" molto personale
E' stato il vertice tra un leader appena santificato, Xi Jinping, il cui contributo ideologico è stato recentemente iscritto nella Costituzione del Partito comunista cinese al fianco di quello di Mao Zedong e Deng Xiaping, e un altro che è in caduta libera nei sondaggi e che proprio durante questi due giorni ha dovuto subire un sonoro schiaffone elettorale nel voto in Virginia e New Jersey. Pechino ha apprezzato il fatto che l'interesse di Trump pare andare più alle questioni economiche e commerciali che a quelle politiche. Come ha fatto in precedenza Abe, anche il leader cinese ha puntato molto sul rapporto personale e, a giudicare dai tweet di Trump, questo "corteggiamento" ha funzionato. I due presidenti hanno concordato di "mantenere il ruolo guida della diplomazia tra capi di stato nello sviluppo delle relazioni bilaterali». Sui frutti che questo dialogo porterà, bisognerà attendere anche i prossimi passi di Trump, tra i due sicuramente quello meno prevedibile.