27 gennaio 2022
Aggiornato 21:30
Referendum Catalogna

Catalogna, il re Felipe parla alla nazione ma non convince gli indipendentisti

Il re di Spagna Filippo VI ha rotto un silenzio ostinato che dura dal principio della crisi catalana e ieri sera si è finalmente rivolto alla nazione con un discorso tanto breve quanto severo, che non lascia spazio a iper-interpretazioni

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BARCELLONA - Il re di Spagna Filippo VI ha rotto un silenzio ostinato che dura dal principio della crisi catalana e ieri sera si è finalmente rivolto alla nazione con un discorso tanto breve quanto severo, che non lascia spazio a iper-interpretazioni. Una scena che ha ricordato a molti quando a parlare alla nazione, in un altro momento tragico per la giovane democrazia spagnola, fu il padre di Felipe, Juan Carlos. Era il 23 febbraio 1981, e la Spagna era stata sconvolta dal tentativo di colpo di stato del tenente Tejero, che teneva in ostaggio i parlamentari all'interno delle Cortes. In quell’occasione, fu proprio il discorso del re, che convinse gli insorti alla resa, a placare gli animi e a salvare la democrazia. L’appello del re Felipe, invece, non sembra aver ottenuto lo stesso risultato.

La difesa dell'ordine costituzionale
Nel suo messaggio televisivo, il monarca ha difeso con forza l’ordine costituzionale spagnolo contro il separatismo catalano, e ha definito l’attuale momento vissuto dalla Spagna come «molto grave per la nostra vita democratica». L’interpretazione degli eventi fornita da Filippo IV è univoca: «alcune autorità della Catalogna hanno, consapevolmente e deliberatamente, violato la Costituzione e lo statuto autonomo regionale, che è proprio la legge che riconosce e protegge le sue istituzioni storiche e di autogoverno». Il re ha dunque parlato di «slealtà inaccettabile da parte delle autorità catalane». Quindi, il monarca ha sostenuto che i leader catalani che hanno organizzato il referendum hanno mostrato la loro totale «mancanza di rispetto nei confronti dei poteri costituiti dello Stato». I rappresentanti della Catalogna «hanno violato i principi democratici dello stato di diritto», ha aggiunto

Appello all'unità
«Oggi, la società catalana è divisa», ha poi osservati il re, avvertendo che la consultazione referendaria potrebbe mettere a rischio l’economia della ricca regione nord-orientale e quella di tutta la Spagna. Il monarca ha però voluto rassicurare i sudditi, promettendo che il Paese «supererà questi tempi difficili», nonostante gli organizzatori del voto si siano posti «al di fuori della legge». Il re ha quindi concluso il suo discorso alla nazione chiamando l’intera popolazione all’unità, vista la situazione «estremamente seria» che la Spagna sta vivendo. Nessu riferimento, invece, alle violenze perpetrate dalla polizia.

Ma gli indipendentisti sono risoluti
Eppure, il discorso di Felipe, contrariamente a quanto avvenuto ai tempi del padre Juan Carlos, non sembra aver placato gli animi degli indipendentisti. Proprio mentre il re parlava alla nazione, infatti,il presidente della Catalogna, il leader indipendentista Carles Puigdemont, ha assicurato in un'intervista concessa alla Bbc che il suo governo si appresta a dichiarare l'indipendenza di questa regione dalla Spagna probabilmente già «alla fine della settimana»«Dichiareremo l'indipendenza 48 ore dopo l'annuncio dei risultati ufficiali» del referendum, ha affermato Puigdemont, «questo accadrà quando avremo recuperato i voti dall'estero, quindi alla fine della settimana o all'inizio della prossima»

Più forti
Puigdemont ha affermato che una reazione contraria da parte del governo centrale rappresenterebbe «un ulteriore errore» che si andrebbe ad aggiungere a «una lunga lista di errori». «Dopo ciascuno di questi errori - ha detto il leader catalano - siamo usciti rafforzati»«Non solo perché il tempo scorre, ma anche perché ogni settimana, ad ogni errore, otteniamo maggiore sostegno dalla società», ha aggiunto Puigdemont. Domenica, al termine dello scrutinio, Puigdemont aveva detto che "milioni" di persone si erano mobilitate per partecipare al referendum di autodeterminazione della Catalogna, nonostante fosse stato vietato formalmente dalle autorità madrilene.