9 dicembre 2019
Aggiornato 19:30

Dopo Minniti, Alfano a Tripoli prova a riprendersi la scena: «Italia non accetta accuse sui migranti»

Dopo essere stato ampiamente «oscurato» dal suo collega al Viminale Marco Minniti, ormai ben più di casa di lui in Libia, anche il ministro degli Esteri Angelino Alfano è partito alla volta di Tripoli per puntellare nuovamente il ruolo dell'Italia nella gestione della crisi migratoria e geopolitica

Il ministro degli Esteri Angelino Alfano
Il ministro degli Esteri Angelino Alfano ANSA

TRIPOLI - Dopo essere stato ampiamente «oscurato» dal suo collega al Viminale Marco Minniti, ormai ben più di casa di lui in Libia, anche il ministro degli Esteri Angelino Alfano è partito alla volta di Tripoli per puntellare nuovamente il ruolo dell'Italia nella gestione della crisi migratoria e geopolitica che si annida poco più a sud delle coste del Belpaese. «Finito questo mio intervento partirò per Tripoli dove incontrerò i vertici delle istituzioni del governo legittimato dall'Onu e avrò una intesa giornata di appuntamenti e incontri che spero possano rafforzare il senso di una funzione, quella italiana, che è stata ampiamente riconosciuta anche nel corso dell'assemblea generale Onu appena conclusa a New York»: ha annunciato Alfano intervenuto questa mattina davanti alle commissioni congiunte Affari esteri e Difesa per una audizione sulla missione in supporto alla Guardia costiera libica di cui alla deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata il 28 luglio 2017.

Ridurre il numero di negoziati
Davanti alle commissioni, Alfano ha ribadito la necessità di «ridurre a uno il numero dei negoziatori» per favorire la stabilizzazione della Libia, perchè fino ad oggi «troppi negoziatori, troppi mediatori hanno prodotto pochi risultati» e l'Italia ha espresso «pieno sostegno alla mediazione Onu». Nel corso dei lavori dell'Assemblea generale dell'Onu «abbiamo incontrato più di una volta l'inviato speciale delle Nazioni Unite per la Libia, Ghassan Salamè, e abbiamo fatto stato al Segratrio generale dell'Onu (Antonio Guterres, ndr) che questa nostra linea è di pieno sostegno alla mediazione Onu», ha riferito Alfano.

Road map
Riguardo alla road map di un anno tracciata da Salamè nel corso del vertice sulla Libia svoltosi a margine dell'Assemblea generale Onu, Alfano ha ricordato come la prima fase, avviata due giorni fa a Tunisi, riguardi gli emendamenti da apportare all'accordo politico libico, l'intesa di Skhirat siglata in Marocco nel dicembre del 2015 e in scadenza il prossimo 17 dicembre. «E' una data importante, ma non la drammatizziamo per il proseguimento del processo negoziale», ha detto il ministro, rimarcando come sia importante in questa fase scegliere «prima le regole e poi i nomi»«Il lavoro di Salamè è non mettere davanti le ambizioni dei singoli, degli attuali protagonisti, ma partire dalle regole, oggettive, così che poi siano i libici a scegliere i nomi», ha precisato, ricordando che una volta emendato l'accordo di Skhirat, la seconda fase prevede «una conferenza nazionale sotto egida del Segretariato generale dell'Onu», quindi un referendum sulla Costituzione ed elezioni di un presidente e di un parlamento.

Migranti e diritti umani
Sulla questione migratoria, Alfano ha sottolineato che «L'Italia non accetta di rimanere prigioniera del paradosso per cui dopo aver salvato migliaia di vite umane viene accusata del trattamento riservato ai migranti nei campi libici», e ha aggiunto che «all'Assemblea generale Onu abbiamo spinto per una rapida conclusione degli accordi preliminari per sviluppare un lavoro che consenta la presenza di organizzazioni internazionali, ossia Unhcr e Oim, nei centri libici per garantire il rispetto dei diritti umani». Il ministro ha riferito sugli incontri avuti a New York con l'Alto commissario per i diritti umani, Filippo Grandi, e il direttore generale dell'Oim, William Lacy Swing, nel corso dei quali «abbiamo puntato molto sulla loro presenza nei centri e sul rapporto con la missione Onu in Libia (Unsmil), con la loro presenza fisica nel compound Unsmil» e «l'accoglienza di questa ipotesi è stata positiva, con la disponibilità da parte dell'Onu e del governo (libico di Fayez al, ndr) Sarraj».

Ong italiane in Libia
L'Italia punta anche alla possibile presenza di «nostre ong, per poter operare nel campo della gestione di questi centri in termini di trattamenti dignitosi, secondo standard accettabili», ha detto Alfano e «il governo libico ha già dato disponibilità alla presenza di ong italiane, di cui ne parlerò oggi a Tripoli»«E c'è possibilità di un'operatività congiunta con ong libiche - ha aggiunto - ne abbiamo discusso con le ong italiane, ricevute due giorni fa alla Farnesina, in un incontro con 22 rappresentanti per 35 ong, e quasi tutte hanno dato disponibilità a partecipare a un bando che ci accingiamo a emettere per finanziare ong italiane in partnership con ong libiche».

Dati
«I transiti dei migranti dal Niger alla Libia sono passati dai 70.000 del 2016 ai 4.000 del 2017», stando ai dati dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), a indicare che «il nuovo formato lanciato il 6 luglio scorso con i Paesi europei e i Paesi di confine con la Libia sta funzionando", per cui ora bisogna "rafforzare il processo dei rimpatri assistiti", ha poi rimarcato Alfano. «Considerata la Libia, considerata la riduzione degli ingressi da Sud, considerato il robusto calo delle partenze dalla Libia, rimane il tema dei rimpatri volontari assistiti», già praticati nei mesi scorsi dall'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), ha sottolineato il ministro. E' un processo già avviato, «con la garanzia dell'Oim e lo vogliamo irrobustire su una linea che contempla gestione dei confini, rispetto dei diritti umani, stabilizzazione della Libia».

Il ruolo dell'UNHCR
Riguardo ai migranti presenti in Libia, l'Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) sta lavorando a un piano che «riguarda soggetti bisognosi di protezione umanitaria che coinvolga più Paesi possibili nel mondo che accolgano questi soggetti» e «la rivoluzionarietà di tale piano sta nel fatto che l'accertamento di bisogno di protezione umanitaria avvenga lì». Il ministro ha tenuto a rimarcare come «dopo 66 l'Unhcr torni in Libia, iniziativa straordinaria», dopo che già l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) ha ripreso le proprie attività nel Paese del Nord Africa, gestendo anche «i rimpatri volontari assistiti, 7.000 fin qui».