Immigrazione negli Usa

Immigrazione, tra Daca e Muslim ban ecco le prime vittorie di Trump

Che l'immigrazione sarebbe stato un tema caldo nell'agenda politica del nuovo presidente Usa era chiaro sin dalla campagna elettorale, e così è stato. Ma Trump ha dovuto lottare per portare a termine i suoi primi obiettivi

Il presidente Usa Donald Trump
Il presidente Usa Donald Trump (EPA/SHAWN THEW)

NEW YORK - Che l'immigrazione sarebbe stato un tema caldo nell'agenda politica del nuovo presidente Usa era chiaro sin dalla campagna elettorale, e così è stato. Per mesi, l'ormai famigerato muro con il Messico è stato il simbolo di quella che sarebbe stata la «svolta» nell'approccio al fenomeno dell'immigrazione negli Usa. Da Presidente, Trump ha mantenuto sì la parola, ma ha dovuto affrontare l'opposizione di chi – giudici o politici – non vedeva di buon occhio le nuove misure. Lo si è visto per il Muslim ban, fortemente osteggiato dalle Corti di diversi Stati; lo vediamo oggi sul Daca, il programma voluto da Barack Obama per consentire ai giovani immigrati, giunti illegalmente da bambini, di restare con un permesso biennale e rinnovabile per studiare e lavorare, tema su cui Trump deve affrontare l'opposizione dei democratici.

Muslim ban: la Corte suprema dà ragione a Trump
Quanto al Muslim ban, che Trump è stato costretto a rivedere e ammorbidire rispetto alla sua versione originaria, dopo mesi di braccio di ferro il massimo organo giudiziario americano si è schierato a favore della linea del Presidente, impedendo a molti rifugiati di mettere piede negli Stati Uniti. Il tutto mentre la Casa Bianca, ha rivelato il New York Times, spinge per abbbassare al di sotto di 50mila il numero di rifugiati da accogliere nel corso del prossimo anno fiscale, il minimo da almeno 1980. Con un ordine di emergenza, la Corte Suprema ha accettato una richiesta fatta dalla squadra del presidente Usa per bloccare la decisione di un tribunale federale che, se messa in pratica, avrebbe permesso a circa 24mila rifugiati già sottoposti a controlli di entrare in Usa.

La decisione
In una nota di poche righe e senza dissidenti, la Corte Suprema ha sospeso la decisione della Corte d'Appello del nono circuito (che ha sede a San Francisco), presa la settimana scorsa: in base ad essa un tribunale delle Hawaii aveva correttamente deciso che il cosiddetto «travel ban» - che impedisce l'ingresso in Usa dei cittadini di sei nazioni prevalentemente musulmane - non poteva essere attuato contro i rifugiati che avevano ricevuto rassicurazioni formali da parte di agenzie di ricollocamento o che erano parte del programma Usa di ammissione di rifugiati.

Limiti
La pronuncia della Corte Suprema vale solo per i rifugiati e non per la decisione aggiuntiva della Corte d'Appello del nono circuito secondo cui il «travel ban» non può essere esercitato contro la famiglia allargata di una persona originaria di una delle sei nazioni prese di mira ma formalmente residente Usa; il riferimento è a nonni, zii e zie, cugini e cognati. Il dipartimento di Giustizia aveva deciso di contestare solo la porzione della decisione riguardante i rifugiati e ieri nella serata americana la Corte Suprema si è schierata dalla sua parte.

Già una parziale vittoria per Trump
Per Trump si tratta di una vittoria parziale dal momento che il 10 ottobre prossimo la Corte Suprema sentirà le parti coinvolte nella disputa legale riguardante il travel ban, di cui valuterà la costituzionalità. Trump vorrebbe che per 90 giorni i cittadini di Iran, Libia, Somalia, Sudan, Siria e Yemen non possano mettere piede in Usa; la durata del divieto salirebbe a 120 giorni per i rifugiati. Così facendo, sostiene il presidente Usa, il Paese avrebbe tempo per valutare le procedure di controllo.

Tetto di rifugiati
Quanto al tetto di rifugiati da ammettere in Usa, secondo il NY Times alla Casa Bianca c'è chi preme affinché scenda al di sotto delle 50mila unità previste da Trump all'inizio del suo mandato da presidente. Quella cifra era di suo pari a meno della metà dei 110mila rifugiati che l'ex presidente Barack Obama disse dovevano essere ammessi nel 2016. Ancora una decisione non è stata presa ma pare che sia Stephen Miller, consigliere di Trump dalla linea dura in tema di immigrazione, a premere affinché il numero di ammessi sia inferiore ai 50mila; Miller è arrivato a proporre 15mila.

Una decisione entro ottobre
Per legge, Trump deve consultare il Congresso e prendere una decisione entro il primo ottobre, quando inizierà il nuovo anno fiscale. Se la cifra fosse ridotta, sarebbe la seconda volta in due settimane che il presidente ha usato la sua autorità per ridurre il generale flusso di migranti in Usa. Ha già infatti deciso di smantellare il Deferred Action for Childhood Arrivals, programma in vigore dal 2012 e voluto da Obama per proteggere dall'espulsione le persone che furono portate illecitamente in Usa quando erano bambini. Trump ha lasciato al Congresso il compito di legiferare sul caso.

Daca
Quanto al Daca, la decisione di Trump ha trovato la ferma opposizione dei Democratici, un'opposizione che neppure la cena organizzata appositamente è riuscita a superare. Il Presidente ha infatti fatto sapere su Twitter che «nessun accordo è stato trovato la scorsa notte sul Daca», che sarà dunque cancellato tra meno di sei mesi. «In cambio» di un accordo per non cancellare il programma, è necessario «un massiccio controllo alle frontiere. Sarà soggetto a voto», ha scritto il Presidente. Trump ha deciso di cancellare il programma, dando però sei mesi al Congresso per trovare una soluzione per i quasi 80.000 giovani interessati dal provvedimento.

In cambio sicurezza ai confini
«Qualcuno vuole veramente cacciare i giovani bravi, istruiti ed esperti che hanno un lavoro, che prestano servizio nelle forze armate? Veramente! Sono nel nostro Paese da molti anni senza alcuna colpa, portati dai genitori quando erano piccoli» ha specificato in un altro tweet. Ma «in più» serve «grande sicurezza ai confini», ha aggiunto Trump. Per questo, il presidente ha ribadito: «Il MURO (con il Messico), che è già in costruzione, con il rinnovamento delle barriere e dei muri esistenti e vecchi, continuerà a essere costruito».