19 settembre 2019
Aggiornato 02:30
Vertice Brics

Russia e Cina al vertice dei Brics annunciano il loro secolo: pace, sviluppo e cooperazione

La Cina si pone come impero commerciale planetario. La Russia tenta di stemperare l'isteria guerrafondaia legata alla crisi nordcoreana. Sullo sfondo la nuova Via della Seta e la rotta artica controllata dall'ex impero sovietico

PECHINO - La crisi nordcoreana, il commercio globale e l'egemonia in Asia: questi gli argomenti dell’annuale vertice dei Brics in fase di svolgimento a Xiamen, Cina. La notizia non viene reputata degna di nota dai maggiori media internazionali, e men che meno dai commentatori politici. Ma la centralità dei temi dibattuti è direttamente collegata con lo stile di vita di centinaia di milioni di cittadini occidentali, attanagliati da una crisi che sta trasformando la prospettiva sociale di interi continenti. I leader dei cinque Paesi membri del Brics (Cina, Russia, India, Brasile e Sudafrica) sono riuniti da lunedì a Xiamen, città portuale sulla costa sud-occidentale cinese: a molti degli incontri previsti, infatti, partecipano per la prima volta anche responsabili di Egitto, Kenya, Tagikistan, Messico e Thailandia. Si tratta di un vertice che mette intorno a una tavolo i grandi paesi «fornitori» dell’economia occidentale. Non solo: i fondi internazionali di Cina e India detengono buona parte del debito pubblico statunitense ed europeo, e i loro investimenti strategici – si pensi al settore del calcio europeo - sono il motore delle nostre economie. Il flusso di denaro verso l'Europa, in realtà un partita di giro, è la droga di cui Unione Europea e Stati Uniti non possono più fare a meno. Si può affermare che il summit dei Brics abbia un valore deterministico per lo sviluppo economico prossimo venturo, ben più delle scelte politiche dell’amministrazione Trump. Protagonista incontrastato è il presidente cinese Xi Jimping, ormai assurto a imperatore assoluto della Cina. La sua figura, molto più carismatica del predecessore Hu Jintao, sussume tutti i poteri reali della Cina capitalista: segretario del Partito Comunista Cinese, capo dell’Esercito Popolare Cinese, Presidente. Di lui si dice che sia il diretto successore di Mao Zedong, colui che diede l’indipendenza alla Cina, e di Deng Xiaoping, che tracciò il solco delle riforme economiche post maoiste. Sostenitore del mercato globale, della libera circolazione delle merci, si è posto l’obbiettivo titanico di «cancellare la povertà entro tre anni»: una mega pianificazione economica - si tratta pur sempre di socialismo con caratteristiche cinesi, o capitalismo con caratteristiche cinesi – fondata sull’espansione del commercio e su un piano di lavori pubblici dieci volte maggiore rispetto quello prospettato in campagna elettorale da Donald Trump: cento trilioni di dollari da investire in dieci anni.

Vladimir Putin e il ritorno della grande Russia
Ma a rubare la scena al presidente a Xi Jinping è stato Vladimir Putin, che ovviamente non può «vantare» i numeri del colosso cinese – anche perché il modello economico russo è nettamente diverso e non persegue la forsennata ricerca della scambio commerciale globale – ma ha potuto porsi come "voce fuori dal coro" nella crisi tra Corea del Nord e Stati Uniti. Il presidente russo ha invitato tutti alla moderazione, ed ha avvertito che la deriva isterica in essere porterebbe ad un conflitto atomico privo di vincitori. Putin ha sottolineato che "insistere sull'isteria militare per risolvere il problema sia senza senso, un vicolo cieco». Non solo: ha aggiunto che le durissime sanzioni accennate dal presidente americano Donald Trump sarebbero assurde anche perché tra Mosca e Pyongyang gli scambi commerciali sono praticamente pari a zero». Il presidente russo ha quindi posto sul campo una posizione diplomatica molto più moderata rispetto alle parole degli statunitensi, degli europei – che in queste ore partecipano all’isteria paventando attacchi nord coreani sull’Europa – ma addirittura rispetto al presidente cinese, il cui intervento è apparso piegato sulle posizioni guerrafondaie di Trump, per ovvie ragioni commerciali. Per la prima volta dopo molti anni la Russia viene percepita non più come un paese fantoccio, azzerato dal crollo dell'Urss e dal successivo saccheggio mafioso, di cui non  si possono ignorare le posizioni. Posizioni, per altro, decisamente meno guerrafondaie nel panorama geopolitico globale. Putin, per altro, sa che la crisi nordcoreana indebolisce tutti i suoi concorrenti.

La via della Seta contro il mare Artico
Sullo sfondo si intravede la sfida egemonica tra i due colossi asiatici. Da una parte la Russia post sovietica guidata da un ex colonnello del Kgb, dall’altra il Partito Stato che ha sposato il libero mercato capitalista. Il terreno di gioco sarà dato dalle vie che le merci seguiranno per giungere ai mercati occidentali. La Cina ha prospettato la costruzione di una nuova immensa infrastruttura logistica che riprodurrà il cammino di Marco Polo: una "Nuova via della Seta", alternativa alle rotte transoceaniche oggi solcate dalle immense navi porta container. Il presidente Xi ha sottolineato che tale investimento, volto ad integrare i mercati soprattutto euro asiatici, avrebbe grande valore ecologico, perché molto meno impattante da un punto di vista ambientale. Basti pensare che un solo viaggio da Shenzen a Rotterdam di una nave porta container inquina come l’utilizzo decennale di cinquantamila vetture. E ogni giorno i mari sono solcati da migliaia di tali navi. 
Il presidente Putin – la Russia ha un modello economico molto più «autarchico» – ha annunciato la fine della crisi economica imposta dall’occidente a suon di sanzioni e basso prezzo del petrolio: non solo, ha prospettato un immenso piano energetico, e ha sostenuto che per la prima volta nella storia recente una nave ha attraversato durante l'inverno i mari del Polo nord senza l’ausilio di una rompighiaccio. Questo significa l’abbattimento dei tempi di trasporto, e ovviamente un netto risparmio energetico, per il traffico che collega buona parte del mondo agli Stati Uniti. Qualora tale via divenisse operativa, la Russia avrebbe il controllo del commercio globale, e la stessa nuova Via della Seta diverrebbe obsoleta ancora prima di nascere.