27 novembre 2022
Aggiornato 00:00
XX Congresso del Partito Comunista

Quel che Xi non ha detto (ma ha scritto)

Sul leader cinese sono appuntati gli occhi dei delegati e degli osservatori: finora i segnali che arrivano sono quelli di una grande solidità al potere, con nulla che possa mettere in discussione la sua guida.

Il Presidente cinese, Xi Jinping
Il Presidente cinese, Xi Jinping Foto: Agenzia Fotogramma

Xi Jinping, il grande protagonista del XX Congresso del Partito comunista cinese in corso da domenica a Pechino, ha presieduto la riunione del Presidium dell'assise, una tappa importante nella definizione della lista dei membri alternati del Comitato centrale e dei membri dell'onnipotente Commissione centrale d'ispezione di disciplina, il braccio armato della campagna anticorruzione voluta dal presidente. Sul leader cinese sono appuntati gli occhi dei delegati e degli osservatori: finora i segnali che arrivano sono quelli di una grande solidità al potere, con nulla che possa mettere in discussione la sua guida. Una prova - secondo quanto scrive oggi il South China Morning Post - è stata data anche dal fatto che la relazione d'apertura come segretario generale del Partito comunista al Congresso sia durata solo poco più di un'ora e mezza. Nulla di più lontano dai consueti discorsi-fiume a cui le aperture dei congressi del Pcc ci avevano abituato.

In realtà il leader ha letto solo un estratto della sua relazione di lavoro poi presentata al Congresso e che è lunga 72 pagine. Pagine dense, che consentono di delineare l'idea sulla base della quale Xi intende guidare la Cina nei prossimi cinque anni. Si parla, nelle parti non lette, di una «nuova grande lotta» necessaria per ridare credibilità a un partito che ha mostrato inefficienze. E ci sono attacchi contro i quadri e i dirigenti che hanno deviato dalla linea del segretario: «Nonostante ripetuti avvertimenti, inutili formalità, burocratismi, edonismo e stravaganza persistono in alcune località e in alcuni dipartimenti. Approcci e pratiche volti a ottenere privilegi hanno posto un grave problema e alcuni casi profondamente scioccanti di corruzione sono stati scoperti».

Xi, insomma, ha intenzione di continuare con la sua campagna contro la corruzione, che ha portato alla sbarra con pesantissime condanne non solo i pesci piccoli, ma anche alti dirigenti del Partito e dell'amministrazione cinese, a partire dal cruciale campo della sicurezza e dell'intelligence.

Il leader ha inoltre puntato il dito contro alcune personalità che mancano di pratica del «socialismo con caratteristiche cinesi» e che deviano dalle regole imposte da questo sistema. «Modi di pensare erronei come il culto del denaro, l'edonismo, l'egocentrismo e il nichilismo storico sono comuni, i discorsi online sono eccessivi e disordinati. Tutto ciò ha avuto un grave impatto sul modo di pensare della gente e sulla pubblica opinione», ha scritto Xi.

Nella relazione di Xi, inoltre, viene posto il problema della protezione dell'ambiente, della salvaguardia della sicurezza e della difesa, che a dire di Xi sono stati insufficienti nell'ultimo quinquennio. Inoltre ha sostenuto che il principio «un paese, due sistemi» non è stato sufficientemente messo in atto a Hong Kong e Macao.

Naturalmente, sull'altro piatto della bilancia, Xi ha anche dato atto di successi del Partito sul fronte della protezione delle minoranze etnico-religiose: un'affermazione non condivisa dagli Stati uniti e dalle organizzazioni per i diritti dell'uomo che invece ritengono che in Xinjiang sia in corso una feroce repressione nei confronti della minoranza uiguro-musulmana.

Inoltre ha attribuito al Pcc il successo nel «difendere risolutamente la sovranità, la sicurezza e gli interessi di sviluppo della Cina», contenendo le attività separatiste e terroristiche. Su Taiwan, invece, Xi non ha citato nel discorso pronunciato il cosiddetto Consenso del 1992 - l'accordo informale con Taipei secondo il quale entrambe le parti riconoscono l'esistenza di un'"Unica Cina», sebbene ognuna delle sue parti si auto-attribuisca questo titolo - ma nel testo scritto questa citazione importante c'è. «Su questa base - ha detto il leader - noi condurremo estese e profonde consultazioni sulle relazioni sulle due sponde dello Stretto e sulla riunificazione nazionale con persone di tutte le parti politiche, settori e strati sociali a Taiwan, e lavoreremo con loro per promuovere lo sviluppo pacifico delle relazioni e per far avanzare il processo di riunificazione pacifica». Naturalmente, anche nel discorso pronunciato, Xi non ha escluso l'opzione militare, che è un altro caposaldo della politica cinese nei confronti di Taipei.

(con fonte Askanews)