17 luglio 2019
Aggiornato 00:00
Guerra in Afghanistan

Afghanistan, anche Trump fa retromarcia: gli Usa restano e chiedono più impegno dalla Nato

Dopo le tante inversioni a U di Barack Obama sull'Afghanistan, anche il nuovo Presidente è costretto a fare marcia indietro rispetto alle promesse elettorali di portare a casa i militari a stelle e a strisce dal Paese dell'Asia Centrale

NEW YORK - Dopo le tante inversioni a U di Barack Obama sull'Afghanistan, anche il nuovo Presidente è costretto a fare marcia indietro rispetto alle promesse elettorali di portare a casa i militari a stelle e a strisce dal Paese dell'Asia Centrale. Donald Trump è salito sul palco della base militare di Fort Myer, in Virginia, ammettendo un errore: «Avevo promesso di uscire dalla guerra in Afghanistan, avevo seguito il mio istinto. Ma è diverso quando sei presidente, quando sei seduto dietro alla scrivania dell'ufficio ovale. Adesso ho deciso una strategia» per continuare una guerra che deve finire non «in una data stabilita, dando un numero, ma quando saranno raggiunti degli obiettivi», ha continuato il presidente americano iniziando a spiegare quale sarà la nuova strategia degli Stati Uniti in Afghanistan e nel Sud dell'Asia. «Non darò dei numeri sui militari che saranno mandati, né quando saranno mandati. Ci guideranno le condizioni sul terreno. Non faremo così sapere ai nostri avversari i nostri attacchi», ma, ha assicurato Trump, in quasi 30 minuti di discorso davanti all'esercito americano, di attacchi ce ne saranno.

Pugno duro con il Pakistan
Il nuovo piano ha poi altre tre punti, anche se, come successo già in altre occasioni, Trump non ha dato dettagli chiari sulle sue decisioni. Come secondo punto, gli Stati Uniti cambieranno strategia con il Pakistan: «Non possiamo stare in silenzio e lasciare che i terroristi continuino a essere liberi in Pakistan». Il presidente ha parlato direttamente al governo del Paese, chiedendo maggior collaborazione in cambio dell'alleanza economica che continua da decenni.

Il ruolo dell'India
Un altro punto riguarda l'India, che Trump ha definito un importante alleato e la più grande democrazia della regione. «L'india scambia miliardi di dollari con il nostro paese grazie al commercio, ma vogliamo che faccia di più in Afghanistan e per la stabilità dell'area». Infine gli strumenti nelle mani dei militari: Trump ha promesso un maggiore sforzo da parte del governo per sostenere i soldati in missione.

Più impegno dalla Nato
C'è stato poi un chiaro richiamo alla Nato, per un maggiore impegno e l'invio di nuove truppe sul terreno. «Avevo già chiesto ai nostri alleati di aumentare l'impegno nella nostra difesa comune e loro lo hanno fatto», ha detto Trump che prima di elencare la strategia ha spiegato perché ha scelto questa via. Da una parte, ha detto il presidente, è fondamentale uscire con onore da questa guerra dopo 16 anni di sacrifici. E ancora uscire di colpo porterebbe conseguenze prevedibili, come quanto successo in Iraq, dove il ritiro degli Usa hanno lasciato spazio all'Isis.

Trump tuttavia ha detto che l'idea degli Stati Uniti che esportano la democrazia è finita. "Non vogliamo insegnate nulla, vogliamo solo permettere all'Afghanistan di creare un proprio governo stabile, noi vogliamo ammazzare i terroristi".

Ma Trump si è servito del discorso alla nazione di ieri sera anche per parlare del razzismo che sta attraversando gli Stati Uniti. Senza mai citare direttamente i fatti di Charlottesville, il presidente ha usato la metafora dell'esercito per spiegare come un paese deve essere unito, lavorare insieme e cercare di eliminare le differenze: ci sono diverse razze, colori della pelle e fedi, ma lavorano insieme. Sono tutti fratelli e sorelle, sono parte della stessa famiglia che combatte per la patria", ha detto il presidente, ricordando che il compito dei cittadini americani è quello di far tornare queste persone in un paese unito dopo le missioni all'estero.

Trump ha infine insisto ancora una volta sul concetto che sta alla base della sua nuova strategia: "Non vogliamo più costruire democrazie in paesi lontani e cercare di ricreare altri paesi a nostra immagine - questi giorni sono finiti. Invece, lavoreremo con i nostri alleati e partner per proteggere i nostri interessi condivisi. Non chiediamo agli altri di cambiare il loro modo di vivere, ma di raggiungere obiettivi comuni che permettano ai nostri bambini di vivere una vita migliore. Questo realismo di sani principi guiderà la nostra politica d'ora in avanti".

Venerdì scorso Donald Trump si era incontrato a Camp David con i suoi consiglieri per la sicurezza nazionale per discutere di un piano chiaro e comprensivo per l'Afghanistan. Gli Stati Uniti hanno 8.000 uomini in Afghanistan e il Pentagono vorrebbe inviarne altri 4.000 per cercare di fermare l'avanzata dei Talebani: il governo centrale controlla solo il 60% del territorio del Paese. La guerra è iniziata 15 anni fa poco dopo gli attentati dell'11 settembre 2001 e ha visto avvicendarsi 17 diversi comandanti alla sua guida.