14 novembre 2019
Aggiornato 17:00
Consiglio sicurezza Onu

Emergenza Corea del Nord: Gli Usa propongono sanzioni, ma Russia e Cina non ci stanno

Braccio di ferro duro tra Washington, Mosca e Pechino. Le sanzioni proposte non sarebbero la soluzione. Ma gli Usa si dicono pronti a usare qualsiasi mezzo, inclusa la forza militare

L'ambasciatrice Haley al Consiglio di Sicurezza Onu
L'ambasciatrice Haley al Consiglio di Sicurezza Onu ANSA

NEW YORK – Tensione al Palazzo di Vetro dove si è tenuto il Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Un durissimo braccio di ferro che si è combattuto in particolare tra Usa, Russia e Cina – i principali ‘coinvolti’ nella crisi Corea Del Nord.
«Oggi è un giorno buio, perché le azioni della Corea del Nord hanno reso il mondo un posto più pericoloso –ha esordito l’ambasciatrice americana Nikki Haley – Il lancio di un missile intercontinentale da parte della Nord Corea è una chiara escalation militare […] Per difendere il nostro Paese e gli alleati siamo pronti a usare qualsiasi mezzo in nostro potere, inclusa la forza militare se dovremo, anche se preferiremmo non andare in quella direzione».
Poi Washington propone sanzioni al disubbidente Pyongyang e misure più severe, ma l’ambasciatore di Mosca Vladimir Safronkov ha risposto che «Le sanzioni non risolveranno la crisi nordcoreana e non possono essere la soluzione». L’ambasciatrice Usa ribatte che «se la Russia non vuole sostenere misure più severe contro Pyongyang deve mettere il veto alla bozza di risoluzione» ma, anche se questo fosse il caso, gli Stati Uniti «andranno per la loro strada».

Una risposta diplomatica ed economica
In sostanza, l’ambasciatrice Usa chiede al Consiglio di intervenire in prima battuta con una risposta sia diplomatica che economica: «L’escalation di ieri – sottolinea Halet – richiede una maggiore risposta diplomatica ed economica». E dal canto loro, gli Usa sono pronti ad affrontare «i Paesi che fanno business con la Corea del nord facendo pressione diplomatica ed economica». In questo, ribadisce l’ambasciatrice, l’America è pronta a «lavorare con la Cina», però Pechino deve interrompere i rapporti commerciale che mantiene tutt’ora con la Corea Del Nord, se non vuole mettere a rischio quelli con gli Usa – specie se questi violano le sanzioni del Consiglio di Sicurezza Onu.

Russia e Cina condividono, ma solo in parte
Dal canto loro, «Russia e Cina condividono la preoccupazione di una escalation nella penisola coreana – dichiara l’ambasciatore Vladimir Safronkov, vice rappresentante permanente della Russia all’Onu – Siamo contrari a qualsiasi affermazione o azione che porti a una escalation, lanciamo un appello alla moderazione e non alla provocazione […] La possibilità dell’uso della forza militare deve essere esclusa». Per far ripartire il negoziato, la Corea del Nord dovrebbe fermare i piani missilistici e nucleari, ha poi sottolineato l’ambasciatore russo ricordando la proposta di una moratoria portata avanti con la Cina. Ma anche Washington e Seul dovrebbero sospendere le loro esercitazioni militari congiunte. Infine, secondo Mosca, i tentativi di soffocare economicamente la Corea del Nord sono inaccettabili e non risolvono i problemi.
La Cina, a nome dell’ambasciatore Liu Jieyi, ha confermato che il lancio di un missile intercontinentale da parte di Pyongyang è «inaccettabile» e «una flagrante violazione» delle risoluzioni Onu. Tuttavia, Pechino «chiede a tutte le parti coinvolte di esercitazione moderazione, evitare azioni provocatorie, retorica belligerante, dimostrando la volontà di dialogo incondizionato e lavorando attivamente assieme per disinnescare la tensione». A supporto di quanto già avanzato dalla Russia, Anche Liu ha chiesto lo stop al dispiegamento del sistema americano di difesa antimissile Thaad in Corea del Sud.