15 ottobre 2019
Aggiornato 14:00
Otto Warmbier è deceduto lunedì vicino alla casa di famiglia

Nordcorea, il padre dello studente americano morto: «Obama non ha fatto abbastanza per mio figlio»

Dopo che Otto Warmbier è deceduto vicino alla sua abitazione di famiglia dopo essere stato liberato da 15 mesi di prigionia in Nordcorea, è il padre a prendere la parola. E a puntare il dito contro l'amministrazione Obama

Lo studente americano Otto Warmbier al momento della sua liberazione
Lo studente americano Otto Warmbier al momento della sua liberazione ANSA

WASHINGTON - La famiglia dello studente americano morto poco dopo essere stato restituito agli Usa dalla Corea del Nord in coma ha rifiutato l'esame autoptico. Lo ha indicato - come riporta la Bbc - un medico legale americano. Otto Warmbier è deceduto lunedì vicino alla sua abitazione di famiglia in Ohio, dopo oltre quindici mesi di prigionia in Corea del Nord. Il coroner di Hamilton County ha dichiarato che solo un esame esterno è stato compiuto su Warmbier, arrivato a casa in coma. Per la Corea del Nord a provocarlo è stato il botulismo, intossicazione provocata da un pillola per il sonno ingerita dalla vittima. Una versione che la famiglia Warmbier e i medici americani contestano con forza.

Da una ragazzata alla tragedia
In effetti, quella che sarebbe dovuta essere una semplice ragazzata - la rimozione di uno striscione della propaganda del regime nordcoreano - si è trasformata nell'inizio della fine. La fine di una giovane vita, quella di Otto, che per l'atto compiuto era stato condannato a 15 anni di carcere. Le cose, però, sono finite anche peggio di quello che ci si aspettava: perché, dopo diciassette mesi, Warmbier non ce l’ha fatta ed è morto dopo aver fatto ritorno a casa sua, a Cincinnati (Ohio).

La condanna di Trump
Il presidente Donald Trump ha duramente commentato la notizia:«Non c’è nulla di più tragico per un genitore che perdere un figlio nel fiore degli anni. I nostri pensieri e le nostre preghiere vanno alla famiglia e agli amici di Otto e a tutti coloro che lo amavano» . La tragedia, ha aggiunto, «rende più intensa la determinazione della mia amministrazione per prevenire queste tragedie che accadono a persone innocenti da parte di regimi che non rispettano le leggi e la decenza umana più basilare» . La nota di Trump conclude condannando ancora una volta  «la brutalità del regime Nord Coreano e piangono la sua ultima vittima».

Le responsabilità di Obama
Ora, a parlare è la famiglia del giovane. Che fa sapere che «le terribili torture e i maltrattamenti ricevuti da nostro figlio da parte dei nord coreani non potevano portare a nessun altro risultato». E che, come riporta il sito Breitbart, vicino a Trump, ora punta il dito contro il predecessore del tycoon, Barack Obama, che. a suo dire, non si sarebbe impegnato abbastanza per riportare a casa il ragazzo. Il padre di Otto Fred Warmbier sintetizza così quanto accaduto: «Quando Otto è stato arrestato l’amministrazione Usa ci ha chiesto di tenere un profilo basso mentre lavoravano per ottenere il suo rilascio. Abbiamo fatto così, senza risultato. All’inizio di quest’anno, Cindy (la mamma di Otto, ndr) ed io abbiamo deciso che la pazienza era finita. Siamo apparsi sui media e ci siamo recati a Washington per incontrare l’ambasciatore Joe Yun presso il Dipartimento di Stato. L’ambasciatore e la sua squadra, sotto la direzione del presidente, hanno risolto la situazione. riportando Otto a casa». Ma era già troppo tardi. E quando un giornalista gli ha chiesto se pensava che l’amministrazione Obama avrebbe dovuto fare di più, Warmbier ha risposto in modo inequivocabile: «Penso che i risultati parlano da soli».

Le proteste di McCain
Dopo quanto accaduto, il senatore Usa John McCain ha dichiarato: «Gli Stati Uniti non possono e non devono tollerare l’assassinio di un proprio cittadino da parte di potenze ostili», sottolineando peraltro che Warmbier è stato in pratica assassinato dal regime di Kim Jung Un. Il senatore repubblicano, a capo della commissione Forze Armate, ha accusato la Corea del Nord di essere una seria minaccia per i Paesi della regione e di violare i diritti umani. «Ora ha alzato il tiro e brutalizza gli americani, compresi altri tre cittadini che al momento si trovano nelle prigioni nordcoreane», ha aggiunto McCain. «Nell’ultimo anno della sua vita ha vissuto l’incubo in cui i nordcoreani vivono intrappolati da 70 anni: lavori forzati, malnutrizione di massa, torture sistematiche e crudeli ed assassinii» ha concluso.