Mentre infuria il 'Putingate'

Siria, quell'accordo segreto tra Trump e Putin alle Seychelles

Mentre il tormentone sul 'Putingate' non accenna a placarsi, c'è chi ritiene che Trump non abbia rinunciato all'idea di instaurare un dialogo con Putin sulla Siria. Per ovvie ragioni, segretamente

Un murales che raffigura il presidente russo Vladimir Putin e il presidente Usa Donald Trump a Belgrado.
Un murales che raffigura il presidente russo Vladimir Putin e il presidente Usa Donald Trump a Belgrado. (EPA/ANDREJ CUKIC)

NEW YORK - Il tormentone del «Putingate», il dossier bollente che riguarderebbe i presunti contatti tra il presidente Usa Donald Trump e la Russia, non accenna a placarsi, e disegna un'ombra scura intorno alla Casa Bianca del tycoon newyorchese. E' ormai noto che l'Fbi sta indagando sulla vicenda, e, nelle ultime ore, il Washington Post ha diffuso l'indiscrezione di un presunto incontro Usa-Russia alle isole Seychelles organizzato dagli Emirati arabi.

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Che ne è stato del disgelo?
Sarà forse per la pressione di stampa e apparati che Trump e il suo team sembrano, almeno apparentemente, aver rivisto le proprie posizioni sui rapporti con la Russia: su sanzioni, crisi in Ucraina, Crimea e impegno della Nato, cioè, non molto sembra essere cambiato dall'era Obama. Sia Trump che i suoi uomini al Dipartimento di Stato e alla Difesa, del resto, hanno rilasciato dichiarazioni che sembravano fatte apposta per fugare ogni dubbio: la Russia deve restituire la Crimea, la Nato non è più «obsoleta» ma un organismo fondamentale e così via. A tutto ciò si aggiunga l'aperta ostilità di Washington nei confronti dell'Iran, fondamentale alleato regionale della Russia, che non a caso sarebbe stata al centro del presunto incontro alle Seychelles.

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Russia e Usa segretamente in contatto sulla Siria?
Eppure, c'è chi è convinto che tale diffidenza sia solo apparente. Secondo il giornalista Piero Orteca, esperto di questioni internazionali, Trump e il suo team starebbero cercando sponde segrete nel Cremlino per «cercare di uscire dal pantano mediorientale». In pratica, le diplomazie americana e russa sarebbero segretamente in contatto per risolvere la crisi siriana. Lo dimostrerebbe, tra le altre cose, anche l'affermazione che Trump si è lasciato sfuggire a Fox News, in cui ammette che la collaborazione con la Russia per fronteggiare il terrorismo «è indispensabile».

La discrezione di Trump e la guerra dell'Fbi
Secondo Orteca, però, il tycoon avrebbe ben chiari i piani che si concertano contro di lui. Il direttore del Federal Bureau of Investigation, James Comey, starebbe cioè spianando la strada all'impeachment, sfruttando l'argomento più spinoso in America: Putin. Ecco perché Trump, pur convinto della necessità (o perlomeno dell'opportunità) di un reset con Mosca, starebbe usando grande prudenza per fare in modo che le sue mosse non trapelino all'opinione pubblica.

L'accordo
Il dialogo sarebbe stato avviato, dunque, ai tempi di Michael Flynn. Eliminato Flynn, non si sarebbe interrotto. La stessa offensiva americana in Siria, secondo Orteca, sarebbe stata concordata con Mosca, nonostante alcune settimane fa Washington abbia fatto sapere che i tempi erano prematuri per una collaborazione con Mosca. Per il giornalista, che cita fonti israeliane, anche i piani d’attacco verso Raqqa siano stati discussi con gli ufficiali dell’ex Armata Rossa.

I punti dell'intesa
Sul tavolo, dunque, ci sarebbe un'intesa raggiunta a grandi linee tra Stati Uniti e Russia per stabilire nuove basi in Siria. Entrambe le potenze avrebbero offerto il proprio appoggio ai curdi, per poter costruire un vero e proprio esercito sul campo. Le stesse operazioni aeree sarebbero condotte in stretta cooperazione. Washington avrebbe quindi assicurato alla Russia la piena autonomia nel gestire il processo di transizione. In cambio, Mosca avrebbe garantito il suo impegno «a svuotare di ogni impegno contrattuale (e militare) l'ingombrante presenza nella regione degli iraniani e di Hezbollah». Lo stesso accordo vale per i turchi.

Russia e Usa con i curdi
Non a caso, il portavoce della milizia curda YPG a Qamishli ha annunciato che i consiglieri militari di Putin addestreranno i «peshmerga», e lo stesso avrebbero fatto gli americani a Manjib. Non solo: sarebbe stato concordato anche lo schieramento di reparti speciali russi dalle parti di Kafr Janneh, assieme a unità di artiglieria pesante. I curdi, ricevuto il nulla osta dal Pentagono, avrebbero sottoscritto un’intesa in questo senso con il comandante in capo delle forze russe in Siria, Luogotenente Generale Alexander Zhuraviev.

La (necessaria) prudenza di Trump
A dimostrazione della discrezione preferita dagli Stati Uniti, secondo Orteca, il fatto che, mentre, l’arrivo delle truppe di Putin è stato abbondantemente pubblicizzato, quello delle unità americane è passato sotto silenzio. La prova che Trump non intenda sollevare un polverone, ma che, contemporaneamente, non voglia rinunciare alla collaborazione con Mosca?