20 giugno 2019
Aggiornato 19:30
Il social sempre più 'solerte' nella lotta alle 'bufale'

Angela Merkel bersaglio di «fake news»? Facebook «provvede»

L'allarme a proposito della diffusione di «fake news» monta anche in Germania, tanto che Facebook estende nel Paese un servizio di «fact checking». Ma questa lotta alle «bufale» sarà efficace, o rischia di essere controproducente?

La cancelliera tedesca Angela Merkel.
La cancelliera tedesca Angela Merkel. ( Shutterstock )

BERLINO - Non è da molto che Facebook ha annunciato ufficialmente la sua lotta contro le «fake news», mentre da Washington e Bruxelles accusavano la Russia di aver effettuato campagne di disinformazione in Occidente allo scopo di favorire movimenti e partiti politici ben visti da Mosca. Allarme preso decisamente sul serio dal social network di Mark Zuckerberg, che ha deciso di introdurre un servizio di «fact cheching», segnalando i contenuti considerati «bufale» per mettere in guardia gli utenti dai «pericoli» della disinformazione. 

L'impegno di Facebook in Germania
In particolare, Facebook si mostra particolarmente solerte in Germania, dove il social si alleerà con il collettivo no profit di Berlino Correctiv, per sottoporre a fact cheching i contenuti «sospetti» segnalati dagli utenti. Un impegno che arriva mentre nel Paese la questione fake news è di grande attualità, al punto da animare il dibattito politico. Tutto è iniziato a dicembre, quando un'inchiesta della Süddeutsche Zeitung ha evidenziato le pessime condizioni di lavoro di una società tedesca – Arvato – che Facebook aveva incaricato di cancellare i commenti pieni di odio e i contenuti pedopornografici o violenti. Inoltre, la Grande Coalizione di Angela Merkel sta lavorando a pieno ritmo per approvare una legge che costringa i social ad attivarsi per limitare la diffusione di false informazioni. Si è stabilito, così, che Facebook e i suoi competitor dovranno predisporre uffici ad hoc per gestire le denunce degli utenti, rispetto alle quali dovranno attivarsi entro 24 ore. Pena multe a vari zeri.

Merkel bersaglio di fake news?
Perché – viene da chiedersi – questa solerzia sulle «bufale» proprio in Germania? Secondo un'analisi di BuzzFeed – il portale, per intenderci, che ha diffuso lo scoppiettante dossier su Donald Trump – Angela Merkel sarebbe stata un bersaglio di un'ondata di fake news, particolarmente diffuse sui social. Oltretutto, pochi giorni fa un rifugiato siriano ha fatto causa a Facebook perché il social, a suo dire, non avrebbe mai eliminato contenuti fasulli che lo accuserebbero di terrorismo. Da qui, l'impegno a portare in Germania lo strumento lanciato dal social negli Usa.

La paura di interferenze nelle elezioni
Strumento i cui metodi e criteri – ne abbiamo già parlato – vengono definiti dall’International Fact-Checking Network del Poynter Institute, tra i cui finanziatori compare nientemeno che l'Open Society del potentissimo magnate ungherese George Soros. Ma la sollecitudine di Berlino si spiega anche in relazione al momento storico, visto l'avvicinarsi dell'appuntamento elettorale. In vista del quale si teme che possa accadere qualcosa di simile a ciò che è stato denunciato dagli Stati Uniti, a proposito di presunte interferenze e campagne di disinformazione organizzate dalla Russia.

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Verso un ministero della Verità?
D'altronde, già lo scorso novembre la cancelliera Angela Merkel ha dichiarato che, a suo avviso, gli algoritmi con cui funziona l'universo del web non sono sufficientemente «trasparenti», «possono portare ad una distorsione della percezione, possono ridurre l’ampiezza della nostra informazione». Ma se da un lato ogni impegno a favore di un'informazione corretta e puntuale, specialmente in quel mare magnum di opportunità ma anche di pericoli che è il web, è certamente sacrosanto, dall'altro c'è il rischio che qualsiasi «filtro» applicato per distinguere il vero dal falso si trasformi, a sua volta, nell'imposizione univoca di una singola lettura del mondo, e dunque in una ulteriore forma di propaganda. Come scongiurare il rischio che l'iniziativa di Facebook e, più in generale, qualunque impegno volto al controllo delle «bufale» non finisca per agire, nei fatti, come un «ministero della Verità»?