27 maggio 2019
Aggiornato 10:00
Hacker russi

Usa, l'era Trump spaventa l'intelligence americana

L'intelligence americana è nervosa per il passaggio di consegne tra Barack Obama e il nuovo presidente eletto. Domani si svolgerà l'incontro in cui verranno presentati i file sui presunti hacker russi

NEW YORK - L'intelligence americana è sempre più preoccupata dagli attacchi di Donald Trump. Oggi dovrebbero arrivare i risultati dell'inchiesta voluta dal presidente Barack Obama sulle cyberintrusioni e domani è previsto il faccia a faccia con l'intelligence americana che custodisce informazioni top secret, ma il divario con The Donald è sempre più evidente.

Leggi anche "Segreti segreti e multinazionali: Trump si scontra senza paura"

L'intelligence americana è nervosa
L'atteggiamento diffidente di Trump sulle accuse lanciate contro la Russia dal suo predecessore e sbandierato a colpi di cinguettii su Twitter segna un punto di svolta rispetto alla precedente amministrazione presidenziale. «Nessuno vuole iniziare nel peggiore dei modi (una relazione) con il nuovo capo. Ci stiamo avviando verso un'era di ostilità», ha detto una fonte al canale tv. Un'altra ha definito «triste» la giornata scorsa in cui Trump sembra essersi schierato dalla parte del Cremlino e di Julian Assange.

Le accuse di Obama alla Russia e la risposta di Assange
Anche secondo il fondatore di WikiLeaks non sono stati gli hacker russi a consegnare la mole di email rubate al partito democratico e a John Podesta, il presidente della campagna della candidata democratica Hillary Clinton. Mosca ha negato ogni coinvolgimento, ma il presidente uscente Barack Obama la settimana scorsa ha annunciato sanzioni e l'espulsione di 35 diplomatici russi per l'interferenza commessa nelle elezioni Usa, mossa a cui il Cremlino non ha risposto con delle ritorsioni simili preferendo attendere l'arrivo di Trump alla Casa Bianca. Secondo il funzionario, preoccupato per il passaggio di consegne all'erede di Obama, il 45esimo presidente eletto dovrebbe stare dalla parte degli «americani che rischiano la loro vita per fornire ogni giorno analisi d'intelligence oggettive».

Le preoccupazioni di The Donald
Secondo l'intelligence americana, alle origini dello scetticismo di Trump nei suoi confronti ci sarebbe una ragione che spiegherebbe almeno in parte il comportamento ostile del magnate del real estate. L'idea è che il presidente eletto sia convinto che l'intelligence voglia gettare cattiva luce sulla sua vittoria shock e screditare la sua elezione con la creazione di informazioni che legano la Russia al risultato delle presidenziali Usa. «La comunità d'intelligence non sta dicendo che (il presidente russo) Vladimir Putin ha vinto le elezioni al posto di Trump», ha voluto precisare un funzionario alla Cnn. «Quello che sta dicendo è che una serie di cose ha seminato il dubbio e qualcuno crede che i russi volevano che a vincere fosse Trump; nessuno tuttavia ha mai detto che i russi hanno messo le mani sul meccanismo dei seggi elettorali», ha concluso confermando l'insindacabilità della vittoria di The Donald.