22 ottobre 2019
Aggiornato 18:00
Un endorsement per l'uomo dell'«hard Brexit»

Trump rompe le convenzioni: «Farage sarebbe un ottimo ambasciatore negli Usa». Londra sotto shock

Che Trump non fosse uno da rispettare i rigidi protocolli diplomatici era già palese. Ma nessuno pensava che, a pochi giorni dalla sua elezione, avrebbe già turbato la severa cancelleria britannica

LONDRA - A poche settimane dalla sua elezione, il nuovo presidente Usa Donald Trump è già riuscito a seminare turbamento e imbarazzo nelle terre di Sua Maestà, contravvenendo a colpi di tweet alle rigide convenzioni diplomatiche che reggono usualmente i rapporti tra le nazioni. A suscitare lo scandalo è stato, appunto, un cinguettio del tycoon: "Molti vorrebbero che Nigel Farage rappresentasse la Gran Bretagna come loro ambasciatore negli Stati Uniti. Farebbe un gran lavoro», ha scritto.

Più di una semplice provocazione
E' ovvio che Donald Trump, pur essendo in procinto di occupare la residenza più prestigiosa del mondo, non avrebbe i poteri per indicare Farage come ambasciatore, anche perché un ambasciatore britannico negli Usa c'è già. La sua, dunque, è stata letta come una provocazione. Tuutavia, potrebbe essere molto di più di una semplice boutade. E, soprattutto, il tweet incriminato potrebbe dirci qualcosa dei futuri rapporti tra l'amministrazione Trump e il Regno Unito della May, che si accinge a lasciare l'Ue a seguito del voto sulla Brexit.

Il velato messaggio alla May
Quello di Trump, insomma è stato non solo un vero e proprio endorsement, ma anche un velato invito alla premier britannica Theresa May a tenere in più alta considerazione colui che è diventato il consigliere speciale dell'amministrazione Trump sulle questioni britanniche. Un tweet che arriva, tra l'altro, a poche ore dall'annuncio che la regina Elisabetta II di Inghilterra potrebbe invitare Trump nelle sue reali dimore già l'anno prossimo.

Una mossa «inusuale»
Naturalmente, la stampa e la cancelleria britanica sono sotto shock. Il Telegraph, che titola, «Trump raccomanda Farage come ambasciatore», sottolinea quanto sia «molto inusuale per un presidente eletto suggerire ambasciatori di altri Paesi». Sembra, però, che neppure Farage si attendesse un simile attestato di stima da parte del presidente Usa: «Non ne avevo la più pallida idea. Uno shock. Se posso aiutare il Regno Unito in qualche modo sono pronto a farlo», avrebbe detto. Di certo, il leader dell'Ukip ha coltivato al meglio l'amicizia con Trump, tanto da essere stato il primo ad essere consultato sui rapporti con Londra dal futuro inquilino della Casa Bianca: prima ancora che il tycoon potesse sentire la premier in carica Theresa May, il suo consigliere è stato Farage. 

La risposta di Downing Street
Serpeggia verosimilmente del nervosismo, dunque, a Downing Street, che subito ha ribattuto di non gradire l'assistenza esterna di un intermediario per le «già buone» relazioni tra Stati Uniti e Regno Unito, anche perché a Washington l'attuale ambasciatore britannico in carica Kim Darroch è in servizio da febbraio. Londra ha quindi bocciato senza mezzi termini l'inusuale raccomandazione del presidente eletto degli Stati Uniti. Il portavoce di Downing Street ha dichiarato alla Cnn che «non c'è un posto libero. Abbiamo già un eccellente ambasciatore negli Usa». Il posto non sarà libero, ma Darroch, negli scorsi giorni, aveva ricevuto critiche per non aver previsto l'eventualità di un Trump presidente degli Stati Uniti. 

Londra non era pronta per Trump
La vicenda si colloca in un quadro di relazioni già non idilliache tra Downing Street e Donald Trump, visto che sia l'uomo della Brexit Boris Johnson che la premier britannica Theresa May si sono espressi, alla vigilia delle elezioni, in termini critici nei confronti del tycoon. Il primo aveva definito «pazzie» le posizioni del candidato sui musulmani. La seconda, a poche ore dal voto, si era espressa a favore di una «politica meno urlata e meno aggressiva».

Un endorsement per la hard Brexit?
Senza contare la contingenza delicata che Londra sta attraversando, con la grande sfida della Brexit da portare avanti, rispetto alla quale esistono sostanziali differenze di vedute all'interno dell'amministrazione. Nigel Farage è tra coloro che tifano per una «hard Brexit», una via intransigente di divorzio da Bruxelles, che preveda un'uscita immediata dal mercato unico e dalle libere frontiere; dall'altra parte, invece, c'è chi preferirebbe una «soft Brexit», rimanendo dentro il mercato unico e aprendosi alle trattative sul resto. L'endorsement di Trump a Farage potrebbe essere visto come una spinta, da parte del grande alleato d'oltreoceano, a favore della prima linea. Una mossa che Downing Street quasi certamente non aveva messo in conto.