18 agosto 2019
Aggiornato 17:30
Incontro fissato per venerdì

Usa, Theresa May il primo leader straniero a incontrare Trump alla Casa Bianca

Dopo le recenti dichiarazioni di Donald Trump favorevoli alla Brexit e critiche verso Bruxelles, non è forse un caso che il primo leader straniero che riceverà sarà il premier britannico Theresa May

WASHINGTON - Non è forse un caso che il primo leader straniero che il nuovo presidente Usa Donald Trump riceverà alla Casa Bianca, in un incontro fissato per venerdì, sarà Theresa May, premier del Regno Unito e colei che ha la responsabilità di guidarlo fuori dall'Unione europea. Non sarà un caso, a maggior ragione dopo le recenti affermazioni del tycoon sulla Brexit - ferita ancora aperta per Bruxelles definita «una gran cosa», e dopo le piccate critiche al progetto comunitario, da cui - crede Trump - molti altri vorranno uscire dopo Londra. 

L'incontro
«Il presidente riceverà il primo responsabile straniero» quando May «arriverà venerdì a Washington», ha dichiarato Sean Spicer dalla sala stampa della Casa Bianca. In un'intervista al Financial Times pubblicata ieri, May si è dichiarata fiduciosa in merito al futuro delle relazioni tra Londra e Washington.

Special relationship
Sarà dunque la «special relationship» con le terre di Sua Maestà, prima ancora che quella con l'Europa, il focus del primo incontro di Trump con un capo di Stato straniero. "Dalle conversazioni che abbiamo già avuto, ho tratto la convinzione che siamo tutti determinati a far progredire la relazione speciale tra i nostri due Paesi e a lavorare per la prosperità e la sicurezza dei nostri popoli dai due versanti dell'Atlantico», ha detto May nell'intervista, «Non vedo l'ora di discutere questi temi e altri argomenti quando ci incontreremo a Washington».

Il futuro della Nato
Tra i nodi da affrontare, certamente il destino della Nato. Il premier britannico ha aggiunto di essere convinta che il nuovo presidente, che l'ha definita più volte«obsoleta», riconoscerà «l'importanza» dell'Alleanza atlantica. Qualche giorno prima di prestare giuramento. 

New deal
Ma quello che è già stato ribattezzato «New deal» avrà innanzitutto lo scopo di rilanciare le relazioni bilaterali tra Washington e Londra, riportandole all'età dell'oro degli anni Ottanta. L'intesa potrebbe contemplare una riduzione delle barriere commerciali, nonché l’istituzione di un sistema di «passporting» che consentirà alle rispettive istituzioni finanziarie di operare quasi senza vincoli nei due Paesi. Un nuovo «perno» geopolitico basato sull'economia e sulla sicurezza, in un contesto in cui il nuovo coinquilino della Casa Bianca non vede affatto di buon occhio la «locomotiva» tedesca d'Europa. Quell'Europa che Trump ha già avuto modo di sbeffeggiare, definendo, tra le altre cose, Bruxelles un «buco di inferno».

I primi passi
Prima di sancire qualsiasi accordo bilaterale con Washington, Londra dovrà ufficialmente attendere di essere uscita dall'Ue, ma già qualche passo verrà lecitamente intrapreso. Come, oltre al passporting, una dichiarazione congiunta che solleciterà i membri dell'Alleanza a portare il loro budget militare al 2%, come previsto dai trattati. E ancora, la cooperazione nella lotta all'Isis.

Ostacoli
Gli ostacoli, certamente, esistono. Il primo, come già accennato, riguarda la scarsa considerazione che Trump nutre per la Nato, organismo in cui il Regno Unito, parallelamente alla Brexit, sta cercando di rafforzare la propria presenza, tanto che voci insistenti hanno individuato in David Cameron il successore di Jens Stoltenberg. Quindi, i rapporti con la Russia, visto che il governo di Theresa May sembra decisamente incanalato sulla consueta strada della severità britannica, e non pare disposto a riconsiderare la questione delle sanzioni, né tantomeno di intraprendere un cammino di cooperazione. Nodi certamente da affrontare con serietà, anche in vista di una visita di Trump nel Regno Unito prevista entro l'estate.

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