20 agosto 2019
Aggiornato 04:30
Dall'entusiasmo allo shock

Trump presidente, le reazioni del mondo: da Le Pen a Farage a Putin tutti con il tycoon

Shock, stupore, impreparazione, entusiasmo: dopo una campagna fuori dalle righe anche le reazioni internazionali al nuovo presidente Usa sono varie e fuori dagli schemi

Il nuovo presidente americano Donald Trump.
Il nuovo presidente americano Donald Trump. Shutterstock

NEW YORK - La vittoria di Donald Trump alla Casa Bianca ha colto di sorpresa il mondo intero. C'è chi ha esultato e si è immediatamente congratulato con il successore di Barack Obama alla Casa Bianca, e chi, invece, è stato sopraffatto dallo stupore. Le reazioni dei leader mondiali e dei principali personaggi sulla scena internazionale sono estremamente composite: e i messaggi di rito che hanno accompagnato la fine di ogni campagna elettorale americana che si rispetti hanno lasciato il posto a reazioni a caldo, analisi improvvisate, sconcerto e sorpresa. 

L'impreparazione dell'Eliseo
A dimostrazione del clima che si è respirato fino alle prime ore del mattino in alcune cancellerie europee, la notizia, subito rimbalzata sui media, della totale impreparazione all'«ipotesi Trump» dell'Eliseo, che aveva preparato un'unica lettera di congratulazioni per Hillary Clinton. Parole di moderata preoccupazione sono giunte dal ministro degli Esteri francese Jean Marc Ayrault, che ha affermato: «Dopo il Brexit, dopo l'elezione di Trump, l'Europa non si deve piegare. L'Europa deve essere più solidale e più attiva e più offensiva. Non dobbiamo abbassare la testa, serve un'Europa piu solidale, non dobbiamo chiuderci su noi stessi. In questo mondo di incertezze la Francia e l'Europa hanno oggi il compito di rassicurare». E ha aggiunto, quando ancora i risultati non erano ufficiali: «Gli Usa sono i nostri alleati. Vogliamo continuare a lavorare con loro. Se i risultati saranno confermati ci congratuleremo con Donald Trump».

Marine Le Pen: finalmente gli americani sono liberi
Chi invece, in Francia, ha esultato immediatamente è stata la leader dell'estrema destra francese, (Front National), Marine Le Pen, nonché la prima esponente politica a congratularsi con il candidato repubblicano e 45esimo presidente degli Stati Uniti. «Congratulazioni al nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump e al popolo americano. Finalmente gli americani sono liberi», ha scritto su Twitter Le Pen.

Jean-Marie Le Pen: un calcio nel sedere ai sistemi politico-mediatici mondiali
Esultanza anche dal fondatore del Front National Jean-Marie Le Pen, che ha twittato: «Oggi gli Stati Uniti, domani la Francia». In un altro tweet Jean-Marie ha parlato di «formidabile calcio nel sedere ai sistemi politico-mediatici mondiali e anche francesi». «I popoli hanno bisogno di verità e coraggio. Brava America!», ha concluso il fondatore dell'estrema destra francese, aggiungendo: «Viva Trump».

Farage: una nuova Brexit
Altra reazione entusiasta è stata quella di Nigel Farage, leader del Partito per l'Indipendenza del Regno Unito e capofila del fronte pro-Brexit: «Sembra che il 2016 stia per essere l'anno di due grandi rivoluzioni politiche» ha commentato, aggiungendo che il successo di Trump sarebbe «più grande di quello della Brexit».

La soddifazione del presidente filippino, il «Trump di Manila»
Sembra soddifatto del risultato anche il presidente filippino Rodrigo Duterte, che nelle ultime settimane ha avuto parole oltraggiose nei confronti del presidente Usa Barack Obama e degli Stati uniti, guadagnandosi il soprannome di «Il Trump di Manila». Duerte ha  così espresso «calde congratulazioni» al presidente eletto americano Donald Trump.  Duterte, secondo quanto ha dichairato uno dei suoi ministri, «vuole lavorare con la prossima amministrazione per avere relazioni rafforzate tra Stati uniti e Filippine, ancorati al reciproco rispetto, al beneficio reciproco a all'impegno reciproco agli ideali democraticie allo stato di diritto». Il sulfureo presidente filippino, recentemente, ha ventilato un divorzio dal tradizionale alleato americano, per affidarsi a un nuovo rapporto con la Cina (LEGGI ANCHE «Disastro Obama: rischia di perdere anche la partita asiatica, per la gioia di Cina e Russia»). A fronte delle critiche di Obama e degli Usa alla sua sanguinosa campagna antidroga, costata migliaia di morti spesso in esecuzioni extragiudiziali, Duterte ha definito il presidente uscente un «figlio di puttana».

Schulz lancia l'allarme: rapporti Ue-Usa più difficili
Decisamente meno entusiasta il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, che ha affermato che con Donald Trump presidente Usa «sicuramente la relazione transatlantica diventerà più difficile». Schulz, intervistato dal primo canale pubblico tedesco Ard, ha però cercato di placare gli animi con un parallelo con «le grandi paure» suscitate da Ronald Reagan, e ha premesso che «il sistema degli Stati Uniti è forte abbastanza per reggere un presidente Donald Trump e integrarlo».

«Spero in un Trump diverso alla Casa Bianca»
Parole, ad ogni modo, che non sono evidentemente attestati di stima nei confronti del nuovo Presidente. «Sono convinto che l'uomo che abbiamo visto in campagna elettorale non sarà l'uomo che vedremo alla Casa Bianca, o almeno lo spero», ha detto Schulz a Radio Anch'io. «Non posso realmente credere a quelle cose che ha detto durante la campagna, ai messaggi vicini a Putin. Non credo possa succedere negli Usa. Non ci potrà essere un presidente che agisce come un leader leader cinese o russo», ha aggiunto. «Non posso credere realmente che quelle cose che ha detto durante la campagna elettorale, messaggi di possibilità sulle cose che dice Putin (...) non mi sembra possibile che possano succedere negli Stati Uniti d'America», ha osservato Schulz. «Non mi sembra che in Usa ci potrà essere un presidente che agisce come il leader cinese o come il leader russo. Questa è la differenza cui alludevo prima, tra una campagna elettorale in cui si vogliono mobilitare le emozioni e tra i doveri che poi ci sono del presidente degli Stati Uniti, che deve applicare una politica razionale».

Effetto domino in Francia e in Germania?
Ora il timore è che in Europa l'elettorato che guardava a Trump possa imporsi in Francia e Germania. «Dobbiamo rispondere alle paure e alle preoccupazioni dei cittadini, per quello che abbiamo visto durante la campagna elettorale questo è stato un po' un voto contro la campagna delle città, contro lo stile di vita delle città, contro il potere economico delle aree urbane», ha ricordato il presidente del Parlamento europeo, «La globalizzazione ha un difetto, quello di lasciare dietro le campagne. Oggi dobbiamo cominciare ad affrontare il problema delle campagne, a preoccuparci della protesta degli anziani contro i giovani. Questo è un elemento di preoccupazione che esiste anche in Europa, dove però abbiamo un sistema elettorale diverso». Un «partito come quello di (Marine) Le Pen», la tesi di Schulz, «in Francia oscilla tra il 20 e il 25 per cento, ciò significa che oltre il 75 per cento dei voti degli elettori sono democratici: probabilmente questa signora non diventerà mai presidente della Francia. Neanche in Italia succederà una cosa di questo tipo, penso».

Rassicurazione da Mogherini
Parole di rassicurazione da parte dell’Alto commissario europeo Federica Mogherini, che su Twitter ha dichiarato: «I legami tra Ue e Usa sono più profondi di qualsiasi cambiamento politico. Continueremo a lavorare insieme, riscoprendo la forza dell'Europa».

Putin: speriamo che i rapporti con gli Usa migliorino
Tra i primi a parlare sono stati i russi, con il presidente delle Commissione Affari Esteri del Senato Konstantin Kosachev moderatamente ottimista sull’influenza positiva che potrebbe avere l’elezione di Trump sui rapporti tra Stati Uniti e Russia: a suo avviso, infatti, si «concretizza una piccola speranza» per migliore i rapporti russo-americani, anche se Trump «sarà frenato dal Congresso a trazione repubblicana». «Ma meglio rispetto alla disperante prospettiva di un'America guidata dalla Clinton», ha aggiunto. Vladimir Putin si è «congratulato» con Donald Trump per la vittoria e si è augurato che i «rapporti russo-americani possano uscire dalla crisi». Il presidente russo - che ha inviato un telegramma al nuovo presidente Usa - si è detto «sicuro» che il dialogo fra Mosca e Washington, basato sul rispetto reciproco, risponda «agli interessi dei due Paesi».