15 ottobre 2019
Aggiornato 23:30
Guerra infinita l'unica pace possibile?

La guerra infinita del Medio Oriente. Il caos come ultimo ordine possibile

Il caos totale avanza in Medio Oriente. E sarà un caos stabile, con periodi di forte tensione seguiti da tempi di improvvisa traquillità. E' questa l'unica pace possibile per quelle terre?

La guerra infinita è l'unica pace possibile per il Medio Oriente?
La guerra infinita è l'unica pace possibile per il Medio Oriente? Shutterstock

BAGHDAD - Il caos totale avanza in Medio Oriente. Sarà, però, un caos stabile, in cui a periodi di forte tensione bellica seguiranno improvvisi tempi di tranquillità, e poi ancora guerra e calma. Per un periodo molto lungo, probabilmente anni.

La battaglia di Mosul e il dopo che nessuno vuole governare
La caduta di Mosul, ormai prossima, potrebbe innescare una pesante crisi diplomatica, e non solo, tra l’Iraq e la Turchia. I guerriglieri dell’Isis stanno per capitolare, peraltro senza aver opposto una dura resistenza: situazione che mette in evidenza come in questi anni gli sia stato lasciato campo libero. Chi gli ha permesso di governare indisturbati, vista l'evidente incapacità militare che stanno dimostrando? Almeno questo è ciò che traspare in queste ore, che vedono un’evoluzione sul campo molto veloce. L’aviazione statunitense sta bombardando duramente la città - oltre tremila ordigni sono stati sganciati - e i miliziani indietreggiano sempre più, chiudendosi nel centro storico. Dove potrebbero alzare il livello dello scontro con tecniche di guerriglia, anche sporche. Scenario scontato, quasi da copione.

I dubbi sul futuro di Mosul
Intorno a Mosul, e intorno al suo futuro, rimangono invece molti dubbi. Perché non è chiaro quale ruolo la Turchia stia giocando in questa guerra, come non è chiaro cosa voglia e con chi si stia coordinando. Il presidente Erdgann, come noto, ha più volte sostenuto che Mosul è un territorio perduto dell’ex impero ottomano, facendo così intendere che sulla seconda città più importante dell’Iraq ha delle mire precise. Il suo scopo è quello di contenere la spinta indipendentista kurda e prendere possesso dei ricchi giacimenti petroliferi della zona. E così, più la guerra prosegue, più i piani turchi potrebbero concretizzarsi. Per questa ragione, probabilmente, l’avanzata verso il cuore della città, e la radicale bonifica dei jihadisti che in esso ancora si rifugiano, procedono molto più rapidi di quanto preventivato. Il governo iracheno, con il prezioso alleato peshmerga, non vuole lasciare alcuno spazio di manovra all’esercito turco che sta ammassano uomini e mezzi poco al di là del confine con la Siria. Ma paradossalmente – situazione non nuova in questi territori – i miliziani potrebbero essere sostenuti proprio dai turchi, interessati al perdurare della battaglia che potrebbe portarli a dire il fatidico «interveniamo anche noi per risolvere la situazione». Una condizione fantapolitica, ma il medio oriente, come affonda la sua storia nel doppio gioco dei suoi governanti.

Turchia mina vagante
Il ministro turco della difesa, Fikri Isik, ha detto chiaramente che Ankara mantiene a Bashiqa, 35 km da Mosul, un folto avamposto militare sempre pronto ad intervenire. Condizione che fa infuriare il governo di Baghdad, ma non fa indietreggiare di un passo le truppe turche. Oltre mille miliziani sunniti delle Forze di mobilitazione nazionale (Hashid al Watani) sono pronti per marciare su Mosul. La ragione ufficiale che verrebbe utilizzata è classica: proteggere i civili sunniti, nonché i turcomanni, da possibili aggressioni delle milizie sciite delle Unità di mobilitazione popolare. L’esercito iracheno oggi è composto prettamente da soldati di fede sciita, che hanno rimpiazzato i sunniti del tempo di Saddam Hussein. Senza dimenticare i peshmerga. Non solo: la Turchia sostiene che l’avanzata, coperta e integrata anche da truppe iraniane, potrebbe raggiungere la Siria e agganciare l’assedio di Aleppo. Alterando un equilibrio che deve rimanere tale ancora per molto tempo. Nonostante i buoni rapporti che intercorrono tra la Turchia e il governo autonomo del Kurdistan, dovuti alla comune visione anti Pkk, i kurdi iracheni rimangono sospettosi sulle reali intenzioni del presidente Erdgan.

Russia e Turchia, quale alleanza?
Il «problema» sul terreno rimane sempre la presenza della Russia di Putin. Alleata della Turchia e alleata della Siria. Ma il Paese di Erdogan un tempo nemmeno troppo lontano sosteneva l’Isis. Quanto è probabile che la Turchia stia facendo il doppio gioco? Probabilmente, al termine degli assedi di Mosul e Aleppo avanzerà sul Nord della Siria e la occuperà militarmente. Sarà la contropartita per aver cessato di rifornire l’Isis di dollari e armi, nonché per aver chiuso un patto di non aggressione con la Russia di Putin? La Russia lascerà fare, facendo pagare ad Assad questo prezzo? Sarebbe il primo passo verso la ricostruzione dell’Impero ottomano, crollato al termine della prima guerra mondiale. Ma se l’avanzata turca sul Nord della Siria può ottenere un temporaneo il via libera russo,  questo non sarà possibile da parte dell’Iran, che pretende la totale integrità siriana. Per ragioni energetiche, dato che l’oleodotto che proviene dalla Persia per giungere allo sbocco sul mar Mediterraneo necessita di integrità territoriale.

Si sta quindi costituendo il califfato degli sciiti?
Da sempre oppressi, oggetto di repressione, gli sciiti stanno costituendo un immenso Stato che va dal Golfo Persico al mar Mediterraneo? La Siria rappresenta un’eccezione, perché la popolazione è prevalentemente sunnita ma l’èlite e sciita. Si tratterebbe quindi di un territorio immenso, avente come capitale Teheran. Questa situazione non può avverarsi ovviamente. Significherebbe portare il petrolio dell’Iran, nonché dall’Iraq ad esso politicamente e culturalmente vicino, in Europa senza passare dal canale di Suez. Non solo: si tratterebbe di portare un esercito molto forte direttamente al confine con Israele. Condizione inaccettabile sia per lo Stato ebraico che per gli Stati Uniti e la comunità internazionale.

La guerra infinita è l’unica pace possibile?
Solo guardando in prospettiva si può capire perché la guerra in Medio Oriente non finirà nel breve tempo, e probabilmente nemmeno nel lungo periodo. Perché ogni scenario successivo è ben peggiore di quello attuale. Gli Stati Uniti, quando decisero di invadere l’Iraq probabilmente non immaginavano quale disastro stavano costruendo. Una guerra a bassa intensità, come quella attuale, ha molteplici «vantaggi»: rende ancora competitivo sul  mercato il petrolio saudita, mantiene il potere geopolitico dell’Egitto grazie al canale di Suez, per altro di fresco raddoppio, mantiene la sicurezza di Israele, mantiene impegnata le forze armate della Russia, contiene le mire espansionistiche turche. E’ la «guerra infinita» di cui parlava George Bush, probabilmente la locuzione più incompresa della storia.