19 settembre 2019
Aggiornato 16:30
Il candidato agita lo spettro di brogli elettorali

Usa 2016, ultimo dibattito infuocato. Trump: «Potrei non accettare l’esito del voto»

L'esatta fotografia di una campagna decisamente sopra le righe è stata scattata quando Trump, in diretta Tv, ha fatto riferimento a possibili brogli. L'ennesima gaffe o sospetti fondati?

NEW YORK - E’ stato il terzo e ultimo dibattito televisivo prima delle presidenziali, quello di ieri sera tra Hillary Clinton e Donald Trump. Un dibattito che preannuncia la chiusura di una campagna elettorale del tutto fuori dalle righe. Il venticinquesimo e ultimo confronto, come i precedenti, ha avuto toni infuocati, e si è concluso, ancora una volta, con la stampa americana e internazionale unanime nell’assegnare la vittoria a Hillary Clinton, secondo la CNN con il 52% dei consensi contro il 39% di Trump. Il quale, nelle ultime settimane, sembra aver perso molto terreno ed è stato bersagliato da accuse di violenza sessuale.

Immigrazione
Ad alta tensione il confronto sull’immigrazione, che ha ben fotografato l’assoluta incomunicabilità tra i due candidati. Trump ha ribadito le sue proposte: rafforzamento militare del confine tra Texas e Messico anche attraverso la costruzione di un muro e deportazione di tutti gli immigrati irregolari. Clinton ha risposto che le deportazioni di massa proposte da Trump consisterebbero nell’«andare scuola per scuola, casa per casa, azienda per azienda, rastrellando chi non ha i documenti e portandoli via contro la loro volontà su treni e bus». Quindi, la candidata democratica ha accusato il rivale di incoerenza, per aver impiegato immigrati irregolari nelle sue aziende.

Trattati commerciali
Nella prima parte del dibattito Trump è apparso particolarmente tranquillo, quasi rassicurante rispetto al suo standard, senza cadere nelle provocazioni lanciategli da Clinton. Il miliardario newyorkese ha poi sferrato un colpo alla rivale parlando della necessità di rinegoziare o abolire gli accordi internazionale di libero scambio, questione su cui la posizione di Trump è decisamente più forte rispetto a quella di Clinton, che ha cambiato idea strada facendo.

Russia
Tale inusuale sobrietà è sfumata con il passare dei minuti. I toni si sono alzati soprattutto quando si è parlato di Russia, argomento caldissimo di questi tempi. Trump ha ribadito che non esistono prove della responsabilità di Mosca nell’hackeraggio dei server del partito democratico – nonostante le accuse formalmente lanciate dallo stesso presidente Obama -, affermando inoltre che Putin non rispetta Clinton, ma invece rispetta lui. Clinton ha risposto: «Certo, preferisce avere un burattino alla presidenza degli Stati Uniti». Trump ha replicato: «Ma quale burattino. Ma quale burattino. Tu sei il burattino».

Economia
Sull’economia, Trump ha fortemente criticato i risultati macinati dall’amministrazione Obama: «L’India cresce dell’otto per cento ogni anno. La Cina del sette per cento e per loro è un numero catastroficamente basso. Noi cresciamo dell’uno per cento e il tasso diminuisce. Gli ultimi dati sul mercato del lavoro sono così terribili che dovrei vincere le elezioni con gran facilità». ha osservato.

Gara di accuse
Hillary Clinton ha evidentemente zoppicato quando il dibattito si è spostato sulla fondazione benefica della sua famiglia, che si sospetta sia stata utilizzata da imprenditori e potenze straniere per ritagliarsi un’influenza presso i Clinton attraverso generose donazioni. Hillary ha completamente evitato di rispondere al merito delle accuse, tentando di spostare l’attenzione sulle attività filantropiche dell’organizzazione. Neppure ha risposto nel merito quando Trump l’ha accusata di avere sì più esperienza, ma «pessima esperienza», e di non avere ottenuto niente in trent’anni di impegno politico: invece, ha preferito sciorinare una lunga serie di attacchi nei confronti del rivale, rispolverando storie ormai già sentite come sulla miss Universo che il miliardario accusò di essere troppo grassa, o a proposito degli arcinoti commenti sessisti del candidato.

Le gaffe di Trump
Non poteva mancare il riferimento al video che ha imbarazzato Trump a causa delle sue uscite offensive verso le donne, nonché a certe sue «gaffe» sui messicani, sui genitori di un soldato morto e su un giornalista disabile. Tutto nella norma, insomma: anche perché, durante l’estate, il comitato Clinton ha speso milioni di dollari per trasmettere in tutto il Paese uno spot elettorale che contiene quest’ultima scena.

Trump potrebbe non accettare il risultato del voto?
Ma il momento di massima tensione lo si è toccato quando il moderatore ha posto una domanda che, in qualsiasi altra campagna elettorale, sarebbe apparsa quantomeno bizzarra: se, cioè, i candidati intendano riconoscere la legittimità delle elezioni anche se dovessero perdere. E la risposta di Trump è l’esatta fotografia di quanto queste elezioni siano fuori dalle righe, e siano difficili da inquadrare secondo i parametri consolidati. La risposta è stata: «Ve lo dirò dopo il voto. Creo un po’ di suspense, ok?».

La risposta di Clinton
Trump, in effetti, ha già denunciato che queste elezioni sarebbero truccate a favore della Clinton, e lo ha ripetuto senza usare troppe metafore durante il dibattito, davanti a milioni di telespettatori. La candidata democratica ha quindi risposto che Donald è solito imputare a trucchi e complotti le sue sconfitte, comeha già fatto nei suoi reality show e durante la sua carriera da imprenditore.

Soros dietro alle macchine per il voto
Ma l’affermazione di Trump non è passata inosservata, e ha suscitato lo stupore indignato di tutta la stampa, che l’ha derubricata all’ennesima uscita sopra le righe del miliardario. In realtà, l’allarme era già stato lanciato dal Daily Caller, quotidiano on-line conservatore, che ha sottolineato come sarà un’azienda legata al controverso finanziere ungherese George Soros a controllare le macchine per la votazione in sedici Stati americani. Anche in Stati-chiave come Arizona, Florida, Colorado, Michigan, Nevada, Pennysilvania e Virginia.

Trump potrebbe non avere  tutti i torti?
L’azienda in questione è la Smartmatic, il cui presidente è Lord Mark Malloch-Brown, politico inglese che fa parte di Open Society, il celebre istituto fondato da Soros. In passato, Malloch-Brown è stato anche vicepresidente del fondo di investimenti del magnate di origini ungheresi, lavorando al fianco di Kofi Annan. E Soros – lo scrive anche Politico – ha speso la bellezza di 25 milioni di dollari per sostenere Hillary Clinton. Quello che Trump teme – e lo ha affermato anche durante il dibattito – è che milioni di persone saranno registrate per poter votare, senza in realtà poterlo fare. Tra le altre cose, Smartmatic avrebbe coperto anche quel famoso «voto dello Utah» durante le primarie repubblicane, che ha evidenziato enormi falle nella sicurezza informatica. Insomma: che Trump non abbia tutti i torti?