29 luglio 2021
Aggiornato 17:30
L'ennesimo di una lunga serie

Siria, Washington e Londra studiano nuove sanzioni alla Russia. Il fallimento di Losanna

La fotografia più netta del fallimento dei colloqui di Losanna sulla Siria la offre l'ipotesi, studiata da Usa e Regno Unito, di imporre sanzioni ad Assad e alleati. L'approccio dell'Occidente non cambia

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LONDRA - Ufficialmente, la conferenza di Losanna sulla Siria ha visto la discussione di «nuove idee» per ristabilire il cessate il fuoco nel Paese, ed è stata l'occasione per un «brainstorming» in cui sono sorte delle «tensioni» ma «nessun rancore»: «Una discussione candida e aperta, con alcuni momenti difficili, ma questo è esattamente ciò che volevamo», ha spiegato, quasi stoicamente, il segretario di Stato John Kerry.

Il fallimento di Losanna
In realtà, ciò che si sussurra lontano dai microfoni è che l'appuntamento che ha riunito Stati Uniti, Russia, Arabia Saudita, Turchia e Qatar attorno a un tavolo sia stato un vero e proprio fallimento, l'ennesimo. Nessuna novità, purtroppo: dopo la clamorosa fine del cessate il fuoco e lo scontro a viso aperto tra Washington e Mosca, era difficile ipotizzare che la cooperazione sarebbe potuta ristabilirsi positivamente al primo colpo. Tanto più che la partecipazione degli altri attori coinvolti nel conflitto è esattamente una conseguenza del fallimento dell'approccio a due tentato fino ad ora. 

Nuove sanzioni?
E la fotografia più palese del nulla di fatto svizzero lo ha fornito l'annuncio effettuato da Londra da parte di Kerry e ministro degli Esteri britannico Boris Johnson: Stati Uniti e Regno Unito stanno considerando di applicare nuove sanzioni al regime di Assad e ai suoi alleati per costringerli a cessare i bombardamenti su Aleppo. E tra gli «alleati», non è difficile ipotizzare la presenza della Russia.

Gentiloni: niente sanzioni
La notizia era rimbalzata qualche giorno fa sui media, dopo che alcune fonti diplomatiche avevano riferito di questa possibilità, in discussione tra Londra, Berlino e Washington, al Financial Times. In seguito, il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni aveva specificato che non ci sarebbero state nuove sanzioni contro Mosca, ma solo il tentativo della comunità internazionale di convincerla a interrompere le bombe su Aleppo in sostegno di Assad con le armi della diplomazia.

Il nodo Al Nusra
Evidentemente, però, c'è chi in Occidente non è disposto ad abbandonare l'approccio sanzionatorio, nonostante peraltro sul terreno della crisi ucraina abbia largamente dimostrato tutta la sua inefficacia. Ad ogni modo, le posizioni di Mosca e quelle di Washington e alleati appaiono inconciliabili. Il nodo principale è la definizione di «terroristi», che per l'Occidente è molto stretta, per la Russia e Assad decisamente più larga. E' stato essenzialmente questo l'elemento di debolezza che ha fatto fallire l'ultimo cessate il fuoco: gli accordi prevedevano di continuare a colpire l'Isis e Al Nusra, e di comprendere tutti gli altri ribelli - che pure con Al Nusra hanno spesso combattuto fianco a fianco - nella sospensione delle ostilità.

Al Nusra è il 'piano B' dell'Occidente?
Ma da Mosca sono convinti che, mentre a parole tutti vogliano combattere l’Isis, d'altro canto gli Stati Uniti e i loro alleati siano invece disposti a chiudere un occhio su Al Nusra, perché l'ex filiale qaidista, di recente distaccatasi dalla «casa madre» nel tentativo di salvarsi in extremis dalle bombe russe e siriane - potrebbe rivelarsi il «piano B» più efficace per rovesciare Assad, qualora la cosiddetta opposizione moderata - in difficoltà a causa dei bombardamenti - non riuscisse a farlo. Ed è proprio ad Aleppo, attualmente l'ombelico della guerra, che la commistione fra Al Nusra e gli altri gruppi è più evidente.

Muro contro muro
Un muro contro muro che va ad aggiungersi alle tensioni registrate nei giorni scorsi tra Mosca e Parigi, dopo che le dichiarazioni di Hollande hanno fatto saltare l'incontro previsto con Putin, inasprendo relazioni già tese e in progressivo deterioramento. La sensazione è che la diplomazia internazionale stia ormai esaurendo buona parte delle possibilità pratiche di una soluzione politica, e che questo contribuisca ad esasperare le tensioni tra Mosca e Occidente, che nel campo di battaglia siriano vede oggi il principale, ma non certo l'unico, terreno di scontro.