20 agosto 2019
Aggiornato 03:30
I sondaggi lo danno in vantaggio

Usa 2016, 7 motivi per cui Trump può davvero conquistare la Casa Bianca

Fino ad alcuni mesi fa, sembrava impensabile. E invece, oggi lo scomodo e 'urtante' tycoon è più vicino alla Casa Bianca di quanto si possa immaginare. Ecco perché

Il candidato repubblicano Donald Trump potrebbe davvero diventare il prossimo Presidente.
Il candidato repubblicano Donald Trump potrebbe davvero diventare il prossimo Presidente. Shutterstock

NEW YORK - Donald Trump presidente degli Stati Uniti? Fino a qualche mese fa, erano in pochi a credere che il tycoon newyorkese famoso per le sue gaffe potesse conquistare la nomination repubblicana: figuriamoci la Casa Bianca. E invece, non solo The Donald è riuscito a sbaragliare la concorrenza GOP, ma ora sta seriamente mettendo in difficoltà la sua rivale democratica Hillary Clinton. Gli ultimi sondaggi, in particolare, lo danno due punti sopra l'ex segretario di Stato - 45% contro 43% -, il che dimostra quanto il miliardario della Grande Mela sia effettivamente pericoloso per la sua concorrente.

I punti deboli
Certo: i punti deboli rimangono. E i punti deboli di Trump sono diversi. Innanzitutto, il candidato, con le sue dichiarazioni urtanti e «politicamente scorrette», si è alienato il voto di intere fette della popolazione: in primis, le minoranze e le donne istruite (zoccolo duro dell'elettorato repubblicano). Inoltre, la maggioranza dei media, la gran parte dell'establishment e il suo stesso partito è contro di lui. E ancora: Trump ha raccolto molti meno fondi della sua rivale, che ha dalla sua il sostegno di tutti i poteri forti; e la rudimentale organizzazione della campagna del tycoon non può competere con la macchina da guerra che si cela dietro a Hillary Clinton. Non da ultimo, l'atteggiamento provocatorio e - passateci il termine - «buffonesco» di The Donald non depone certamente a suo favore. E non dimentichiamoci le accuse lanciate dai democratici a proposito di una supposta «reciproca simpatia» tra Trump e Vladimir Putin: il che, per l'elettore americano medio imbevuto di propaganda, è da sola un'argomentazione sufficiente per non votare il tycoon.

I punti di forza
Bene. Se anche queste vi sembrano tutte ragioni estremamente logiche, sensate, sufficientemente razionali per cui Trump non potrà conquistare la Casa Bianca, ora dimenticatevele. Perché esistono altrettanti, e forse ancora più fondati motivi per cui il candidato repubblicano, tra qualche mese, potrà diventare il prossimo presidente degli Stati Uniti d’America.

1. Hillary
Lo ha ammesso anche Micheael Moore, che non è di certo un fan di Trump, e che non ha mai nascosto le sue simpatie per la Clinton (in realtà un po’ alienate dal suo voto a favore della campagna irachena): Hillary sta antipatica alla gran parte degli americani. Moore l’ha ribattezzato «The Hillary Problem». E non è solo una questione di empatia pura, di giudizi a pelle, di istinto: il problema è che quasi il 70% degli elettori la ritengono poco degna di fiducia. In pratica, la considerano una «banderuola», una che non si capisce bene da che parte sta. Una che non dice mai tutto,  che nasconde sempre qualcosa. E qui ci ricolleghiamo al secondo punto.

2. Lo scandalo delle e-mail
Lo scandalo che ha travolto Hillary fin dagli inizi della sua campagna – e che riguarda l’uso di un server privato di e-mail mentre era segretario di Stato – non l’ha tolta dai giochi: ma è indubbio che l’ha fortemente indebolita. La pubblicazione massiccia delle sue conversazioni private ha esibito agli americani tutti gli scheletri nell’armadio di un segretario di Stato, le sue mancanze, il suo cinismo, la sua spregiudicatezza. Tutte caratteristiche che i politici dovrebbero cercare di tenersi quanto più possibile per sé, perché il pericolo che tutto ciò finisca per alienae loro la fiducia dell’elettorato è dietro l’angolo. Non solo: le e-mail hanno rivelato anche collegamenti inopportuni tra l’entourage politico di Hillary e la sua fondazione di famiglia. E non occorre nemmeno che gli americani abbiano tutti i passaggi dello scandalo perfettamente presenti, e che si siano letti l'intero dossier: perché l’impressione generale che si può ricavare anche solo da qualche stralcio di notizia qua e là pubblicata sui media è assolutamente sufficiente per rovinare l’immagine della candidata.

3. Obama
Avete letto bene: Obama è il terzo motivo per cui Donald Trump ha buone chance di diventare il prossimo inquilino della Casa Bianca. Perché la magistrale campagna elettorale condotta dall’allora candidato democratico alla presidenza ha instillato negli americani un autentico sogno. Il primo nero a Washington era già una promessa ante litteram, mentre un’America reduce dalle precipitose campagne belliche di Bush sembrava poter trovare finalmente riscatto al grido di «Yes we can». E quando le aspettative sono così alte, la delusione cocente è dietro l’angolo. La realtà è che la coalizione elettorale di Obama si è sbriciolata; l’America è rimasta una società profondamente diseguale; le tensioni razziali non si sono placate; e, in politica estera, il Presidente che avrebbe dovuto riscattare gli Stati Uniti nel mondo è stato accusato di eccessiva debolezza e indecisione. Il che non può che spianare la strada al candidato che più rappresenta un’alternativa a tutto ciò.

4. Le «gaffe»
C’è chi le vede come un punto debole, e chi le vede come un punto forte. D'altra parte, così è Trump: per la stessa identica ragione, qualcuno lo odia e qualcuno lo ama. I sostenitori del miliardario, in fondo, apprezzano in lui proprio quello che i suoi detrattori giudicano rivoltante. Il tycoon ha di fatto sdoganato i più bassi istinti degli elettori, dando l’impressione che, politici o no, in fondo si è tutti uomini, e tutti si ragiona un po’ di pancia. The Donald dice quello che tutti pensano, ma non possono dire. E nel farlo, ha di fatto scoperchiato l’ipocrisia dell’establishment e della politica, quella che è tanto attenta alle buone maniere, ma che non si fa scrupoli quando i cittadini non vedono. In questo, Donald Trump è l’anti-politico per eccellenza. E quindi l’anti-Hillary per eccellenza, visto che quest’ultima è la classica candidata delle apparenze, dell’establishment e dei poteri forti.

5. I lavoratori bianchi
Se il consenso per Trump è più trasversale di quanto si potrebbe pensare, il cliché della «working class bianca» a suo favore è piuttosto fondato. L’insicurezza economica e sociale, le tensioni razziali, le incerte ricette sull’immigrazione sono un autentico volano per il candidato repubblicano. D’altronde, Hillary di certo non è particolarmente apprezzata tra la classe media, nonostante i suoi tentativi di conquistarla.

6. Bernie Sanders
E poi ci sono i sostenitori di Bernie Sanders, il rivale di Hillary alle primarie democratiche. Il quale, pur essendo su molti punti anni luce lontano a Donald Trump, come linea generale è in fin dei conti quasi più vicino al tycoon che alla candidata democratica che ora sostiene (tappandosi il naso). Anche lui molto vicino al «popolo», anche lui tacciato di «demagogia» e «populismo», anche lui lontano dall’establishment e dai poteri forti: tanto che il partito, come si è di recente scoperto dall’hackeraggio del server del Comitato nazionale democratico, ha fatto di tutto per segargli le gambe. I sostenitori di Sander, dunque, sono una bella incognita: e non è affatto detto che alla fine daranno il proprio voto per la Clinton, che resta l’incarnazione di ciò che non vorrebbero da un Presidente. Non solo: su certe questioni Trump è in grado di intercettare l’elettorato democratico «puro». Si pensi alla sua condanna della guerra in Iraq, alla proposta di raddoppiare il budget della Clinton per gli investimenti in infrastrutture nazionali, la sua difesa del Medicare e del welfare, la sua bocciatura del TTIP.

7. Voto di protesta
Non solo: The Donald raccoglierà anche una sfilza di voti di protesta, voti di chi si schiera con lui non tanto perché ne approva il programma, quanto perché è nauseato dal sistema, dalla politica e dalle promesse non mantenute. E a lato di questa «schiera», vi sono gli indecisi: quelli che, come da recente analisi del Wall Street Journal, propendono per Trump, ma non sono ancora certi di votarlo. In queste ultime fasi della campagna, il miliardario, per vincere, deve puntare su di loro: un target non affatto semplice da convincere, ma rispetto al quale il miliardario ha già un vantaggio. Perché, se questi elettori non sono certi di tollerare Trump alla Casa Bianca, sono però estremamente delusi da tutto ciò che Hillary rappresenta. E questa è forse una motivazione sufficiente per tapparsi il naso e sostenere il bizzarro, urtante e insieme seducente tycoon.