19 gennaio 2020
Aggiornato 16:00
Sempre più bimbi addestrati per immolarsi alla jihad

Perché i baby-terroristi dell'Isis sono un'autentica miniera d'oro

Il video del baby-kamikaze iracheno fermato prima di farsi esplodere è una storia di ordinaria follia. Perché nelle terre del Califfato è sempre più frequente imbattersi in terroristi in miniatura

Perché i baby-terroristi dell'Isis sono un'autentica miniera d'oro
Perché i baby-terroristi dell'Isis sono un'autentica miniera d'oro ANSA

BAGHDAD - Era stato arrestato appena in tempo, poco prima che tentasse di farsi saltare in aria a Kirkuk, nel nord dell'Iraq, azionando una cintura esplosiva ben nascosta sotto l'emblema della «normalità»: la maglia di Lionel Messi, il suo idolo calcistico. Una tragedia evitata per un soffio, che sarebbe stata ancora più drammatica perché il terrorista in questione era solo un bambino, di 12-13 anni. La tragedia è stata evitata di poco, è vero, ma un'altra tragedia era appena avvenuta: perché un'ora prima che il ragazzino fosse arrestato, suo fratello appena adolescente aveva posto fine alla sua vita in una moschea sciita, immolandosi all'assurda causa jihadista. Sembra inconcepibile, ma in realtà è una storia di ordinaria follia. Ordinaria perché, nelle sfortunate terre dilaniate dall'Isis, imbattersi in un baby-kamikaze è sempre più frequente.

1.650 futuri terroristi, piccoli prigionieri dell'Isis

Anche nell’ultimo, terribile attentato che ha insanguinato la Turchia, e che ha colpito i festeggiamenti del matrimonio di due giovani curdi, il responsabile sarebbe stato un jihadista bambino, al massimo 14enne. D’altra parte, fonti di sicurezza curde citate dal quotidiano arabo al-Awsat stimano che, nelle basi dell’Isis, ci siano almeno 1.650 bambini tra i 6 e i 17 anni addestrati per diventare terroristi. Non a caso, i due fratelli kamikaze sopracitati erano stati indottrinati a Mosul, la roccaforte dello Stato islamico in Iraq. E pare che il ragazzino superstite fosse stato drogato.

Come l'Isis forgia le menti dei più piccoli

Sì, perché come si può costringere l’anima pura di un bambino a compiere atti tanto barbari? Come si può convincere la mente intatta di un bambino che Dio vuole per lui proprio quell’infimo destino? Le droghe sono un valido aiuto per togliere paura ed esitazione, ma in realtà anche la propaganda plasma a dovere le malleabili menti dei più giovani. Najmaldin Karim, governatore di Kirkuk, ha spiegato alla stampa occidentale la grande menzogna propinata ai futuri baby-terroristi, a cui viene fatto un lavaggio del cervello in piena regola: «Raccontano loro che, se fanno quello che gli viene detto, andranno in paradiso e avranno tutto ciò che desiderano».

Favole senza lieto fine

Una favola per addolcire l’orribile destino che attende i giovani kamikaze, ma che finisce per convincerli ad eseguire gli ordini. Così, può accadere che un quattordicenne iracheno di nome Rabeen Ali, convinto da un imam a diventare un jihadista, confessi placidamente: «Mi ha parlato del paradiso, delle vergini, dell’islam»; o che un aspirante suicida pakistano spieghi speranzoso: «72 vergini mi aspettano in cielo – perché dovrei accontentarmi di una sola qui?».

Terribili abusi per chi non si arrende

Ma laddove le parole non bastassero a convincere i giovani discepoli, i terroristi dell’Isis non esitano a utilizzare armi più «persuasive». Un recente report delle Nazioni Unite ha appurato come Daesh non si faccia remore a torturare, frustare, persino stuprare i piccoli futuri jihadisti. E gli eventuali disertori (se così si possono chiamare dei bambini), secondo le testimonianze raccolte, sono stati barbaramente uccisi. Ma le testimonianze si sprecano. Un altro report del Combating Terrorism Center scrive che, nell’ultimo anno, almeno 89 bambini sono stati celebrati come martiri su Twitter e sul canale ufficiale Telegram dello Stato islamico. Secondo i dati, una parte di loro diventerà kamikaze, un'altra seguirà i miliziani sul fronte per imparare, sul campo, a combattere.

Baby-foreign fighters

Bambini originari dell’Iraq, della Siria, dello Yemen, della Libia, dell’Arabia Saudita, ma anche dell’Australia, della Francia e del Regno Unito. Perché l’aberrante pratica dello Stato islamico non risparmia nemmeno chi proviene da Paesi Occidentali. Basti considerare il recente allarme di Europol, secondo cui l’uso dei bambini da parte dello Stato islamico sta diventando un fenomeno sempre più pervasivo e preoccupante, con un pericoloso picco di baby foreign fighters. Sarebbero almeno 50 i bambini provenienti dal Regno Unito che vivono nelle terre del Califfato: un target perfetto per i terroristi.

Uno strumento di propaganda insostituibile

Ma perché Daesh ha una simile, inquietante predilezione per i bambini? Verrebbe da pensare che, dal punto di vista strategico, all’Isis converrebbe concentrare le proprie forze nell’arruolare adulti, più forti e resistenti, più pronti alla battaglia, e più efficienti nel preservare il controllo dei territori conquistati. E invece, i baby-jihadisti sono, per lo Stato islamico, un’autentica miniera d’oro. Una miniera d’oro in virtù della principale arma di cui Daesh si avvale per portare a termine la sua missione: la propaganda. I video che mostrano piccoli terroristi pronti a morire e a uccidere, o baby-soldato imbracciare le armi, hanno una carica propagandistica potentissima per l’Occidente, dove l’infanzia è per principio intoccabile, e viverla nel migliore dei modi un diritto inalienabile per ogni bambino.

Tutti i «vantaggi» dei terroristi bambini

Non solo: le menti dei più giovani sono facilmente malleabili, vere e proprie spugne, che gli indottrinatori radicali possono forgiare a proprio piacimento. Del resto, lo Stato islamico in Siria ha organizzato veri e propri eventi per famiglie, con tanto di giochi e competizioni premiate con gelati; nei territori controllati, ha aperto campi di addestramento e scuole, creando un autentico mondo parallelo, dove però, anziché insegnare a vivere, si propina la dottrina della morte. Una pratica in realtà già sperimentata da Al Qaeda in Iraq, che usava baby-kamikaze chiamati «Uccelli del Paradiso». Con l’ulteriore vantaggio che, mentre i movimenti di combattenti adulti sono più facilmente controllabili, i bimbi possono infiltrarsi ovunque. E sono molto meno sospettabili.

Parte della nuova strategia

Ma c’è un altro motivo per cui lo Stato islamico sta attirando nella sua rete sempre più bambini, un motivo, per così dire, logistico: il fatto, cioè, che stia battendo in ritirata. Secondo stime americane, Daesh avrebbe perso ormai la metà del territorio una volta controllato in Iraq, e almeno il 20% di quello conquistato in Siria. Secondo l’Ispi, le percentuali sarebbero addirittura più alte: l’85% in Iraq e il 55% in Siria. Ad ogni modo, insieme alla terra, i terroristi hanno perso uomini, affiliati, soldati: stando ai dati forniti dagli Usa, la coalizione internazionale avrebbe ucciso almeno 45.000 miliziani. Una circostanza che sta obbligando il gruppo terroristico a cambiare strategia, puntando sempre meno sulle conquiste territoriali e sempre più sulla guerra di propaganda, sulla dispersione territoriale e sulla diffusione di lupi solitari. E in questo quadro, i bambini sono «doppiamente» utili: possono riempire il gap di miliziani persi, e il loro barbaro sfruttamento suscita in Occidente ancora più terrore, orrore, indignazione.