20 luglio 2019
Aggiornato 16:00
Gran Bretagna | Politica

Khan e Dugdakle «scaricano» Corbyn

Ultimi in ordine di tempo ma non di importanza sono il sindaco di Londra, Sadiq Khan, e la leader dei laburisti scozzesi, Kezia Dugdale: il loro messaggio è sostanzialmente il medesimo, ovvero l'impossibilità per Corbyn di vincere le prossime politiche, quale che sia il sostegno della base del partito.

LONDRA - Nella giornata in cui gli elettori inizieranno a ricevere per posta le schede per il voto, ai vertici del Labour i moltiplicano gli appelli per bocciare Jeremy Corbyn ed eleggere alla guida del partito il rivale Owen Smith.
Ultimi in ordine di tempo ma non di importanza sono il sindaco di Londra, Sadiq Khan, e la leader dei laburisti scozzesi, Kezia Dugdale: il loro messaggio è sostanzialmente il medesimo, ovvero l'impossibilità per Corbyn di vincere le prossime politiche, quale che sia il sostegno della base del partito.

«Owen ha capito che per applicare i valori del Labour dobbiamo conquistare anche i voti di qualcuno che nelle ultime elezioni non si è schierato con noi: no possiamo basare le nostre speranze su una dirigenza che predica solo ai convertiti, piuttosto che parlare all'intero Paese», ha spiegato Dugdale.
Dugdale, pur facendo parte dell'ala più moderata del partito - quella associata all'ex premeir Tony Blair - ha sottolineato di voler sostenere un programma «di sinistra» come quello di Smith; va notato che il suo vice, Alex Rowley, si è invece espresso a favore di Corbyn e una riconferma di quest'ultimo alla carica di Segretario potrebbe portare ad un cambio della guardia nel Labour scozzese, peraltro eclissato dallo Scottish National Party.

Khan da parte sua - forte del miglior risultato elettorale di un esponente laburista nei confronti dei conservatori nell'ultimo decennio - ha sottolineato come sebbene Corbyn sia «un uomo con dei principi» le cui idee hanno portato nuova speranza a molte persone, nel corso dell'ultimo anno non si è dimostrato all'altezza del compito ed è "estremamente improbabile" che possa essere in grado di riportare il partito a Downing Street.

Corbyn «Non è riuscito a guadagnarsi il rispetto e la fiducia del popolo britannico, i suoi risultati sono in peggiori di qualsiasi capo dell'opposizione nella storia e ha perso la fiducia dell'80% dei parlamentari del partito - temo che non si possa andare avanti così» ha concluso il sindaco di Londra, che ritiene la Brexit conseguenza soprattutto dello scarso impegno di Corbyn nel difendere la permanenza del Regno Unito nell'Unione Europea.

Sta di fatto che Corbyn ha sì perso la fiducia del gruppo parlamentare, ma a decidere la leadesrship sono gli iscritti del partito e nella base l'attuale segretario - che ha definito il tentativo di defenestrarlo una «congiura di palazzo» - gode di un ampio sostegno, tanto da rimanere il favorito per la sua successione.
Non a caso i vertici del partito stanno pensando di cambiare le regole, e hanno iniziato togliendo il diritto di voto a 130mila nuovi iscritti che in maggioranza si sarebbero schierati per Corbyn: non abbastanza, secondo gli analisti, per impedirgli la vittoria; altra questione è come farà Corbyn a gestire un partito i cui vertici e il cui gruppo parlamentare gli è contrario.

Più che le politiche di Corbyn - un «ritorno a sinistra» dopo il centrismo degli anni di Blair, che aveva esaurito il suo ciclo con un ritorno del voto moderato ai Tories - a condannare le prospettive di vittoria del Labour è proprio la perdita di consensi in Scozia, dove l'ascesa dell'Snp, schierato su posizioni progressiste, nega ai laburisti un consistente numero di deputati in grado di compensare un voto inglese che tradizionalmente favorisce i Conservatori.

(con fonte Askanews)