20 febbraio 2020
Aggiornato 12:00
Spagna | Politica

Rajoy annuncia dibattito di investitura il 30 agosto: «Assurdo votare una terza volta»

Primo voto il 31, da allora l'ex Premier spagnolo avrà due mesi di tempo per formare un nuovo esecutivo pena il terzo ritorno alle urne nel giro di un anno - che cadrebbe fra l'altro il 25 dicembre. Da domani il Pp e C's inizieranno le trattative sulle sei condizioni poste dal partito di Albert Rivera.

MADRID - Il premier incaricato spagnolo Mariano Rajoy affronterà il dibattito di investitura il prossimo 30 agosto, con il primo voto previsto il giorno successivo: da allora, avrà due mesi di tempo per formare un nuovo esecutivo pena il terzo ritorno alle urne nel giro di un anno - che cadrebbe fra l'altro il 25 dicembre.
L'annuncio del presidente del Parlamento, Ana Pastor, segna forse uno snodo decisivo nei negoziati fra i partiti: fissare una data per l'investitura era la precondizione posta da Ciudadanos per trattare un accordo che permetta al conservatore Partido Popular di avvicinarsi alla maggioranza necessaria per formare un esecutivo, ancorché di minoranza. Se Rajoy ricevesse la fiducia entro i primi di settembre potrebbe riuscire a presentare la nuova finanziaria prima della scadenza legale del 29 settembre, altrimenti verrebbe prorogata la legge del 2016 ancora in vigore.

Da domani il Pp e C's inizieranno le trattative sulle sei condizioni poste dal partito di Albert Rivera non già per entrare in un'ipotetica coalizione di destra quanto per votare «sì» alla fiducia: l'espulsione immediata da qualsiasi carica pubblica per chiunque venga incriminato per corruzione; abolizione delle immunità legate all'incarico; una nuova legge elettorale con delle liste che non siano bloccate; eliminare la amnistie per i reati di corruzione politica; limite massimo di otto anni o due mandati; creazione di una commissione parlamentare per indagare sui finanziamenti illegali del Pp.

Tra le condizioni poste da Rivera è scomparsa tuttavia quella che - almeno in corso di campagna elettorale - sembrava la condicio sine qua non per un «sì» di Ciudadanos al Pp: un candidato presidente del governo che non fosse Rajoy. Evidentemente è stato ritenuto poco realistico che il partito conservatore decida di cambiare in corsa il suo leader, il quale - nonostante una politica assolutamente immobilista e i numerosi scandali di corruzione che investono il partito - non ha attualmente alcuna concorrenza interna.

La marcia indietro di Ciudadanos è stata motivata dallo stesso Rivera con i sondaggi che escludono un radicale cambiamento in caso di nuove elezioni e con la necessità di fare pressione sui socialisti perché decidano di astenersi. Un eventuale appoggio di C's infatti non permetterebbe al Pp di raggiungere la maggioranza assoluta in sede di fiducia (avrebbe 169 voti sui 176 necessari): tuttavia, un accordo delle destre potrebbe fornire al Psoe un alibi per l'astensione, permettendo così a Rajoy di formare un governo di minoranza.

Ciudadanos di fatto deve affrontare un problema che sembra insolubile: non viene più percepito come movimento di protesta - al contrario di Podemos a sinistra - ma come partito vero e proprio e questo nel bacino elettorale della destra sta causando un riflusso di preferenze verso la "casa madre" del Pp, complice anche il voto utile; un nuovo ricorso alle urne non farebbe che accentuare questa tendenza. D'altro canto, il Pp non ha un problema di elettorato - la Spagna rimane un Paese in maggioranza conservatore - quanto di immagine di partito corrotto: se Rajoy riuscisse in un'operazione di pulizia anche solo di facciata C's - anche se se ne arrogasse il merito - perderebbe agli occhi del suo elettorato quasi tutta la sua ragion d'essere.

Per Rivera quindi questo è il momento di cercare di mostrarsi decisivo anche agli occhi dei suoi elettori; al contrario, spicca il silenzio di Podemos che sembra aver perso il treno della governabilità con la bocciatura dell'accordo proposta da Sanchez sei mesi fa, ma che ancora resiste elettoralmente come «movimento di protesta» togliendo di fatto al Psoe la possibilità di avvicinarsi al Pp. Svanita la possibilità del "sorpasso" a sinistra, la formazione di Pablo Iglesias dovrà però decidere se istituzionalizzarsi in un partito vero e proprio, con il rischio di subire gli stessi effetti di riflusso dei voti patiti da Ciudadanos.

L'alternativa è rimanere un movimento di protesta senza possibilità di approdare al governo, anzi di fatto divenire di ostacolo per un esecutivo di sinistra. Quanto al Psoe, attualmente non dispone di alcun «piano B» per un governo alternativo (dovrebbe appoggiarsi oltre che a Podemos anche ai partiti inidpendentisti e nazionalisti catalani e baschi, senza avere nulla da offrire loro in cambio) ma neanche può facilitare un governo del Pp senza rischiare una dura punizione alle prossime politiche.

Per questo motivo un accordo fra Pp e C's darebbe a Sanchez - che deve preoccuparsi per la propria sopravvivenza politica, visti i risultati elettorali non esaltanti - l'alibi per un'astensione di «responsabilità» che in assenza di un'intesa fra le destre non può permettersi attualmente di concedere.

(con fonte Askanews)